Mali. L'ombra dei servizi segreti algerini dietro la ribellione jihadista? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Mali. L’ombra dei servizi segreti algerini dietro la ribellione jihadista?

Circa un anno fa il nord del Mali veniva infiammato da una rivolta che avrebbe portato alla secessione del Nord, e poi al successivo intervento militare francese delle scorse settimane. Dietro questa rivolta però potrebbero esserci i servizi segreti algerini, preoccupati dal ritorno di diversi combattenti tuareg dalla Libia dopo la caduta di Gheddafi.

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Cosa cè dietro la ribellione jihadista che circa un anno fa faceva sprofondare il nord del Mali nel caos più cupo dell’intolleranza religiosa? Possibile che dietro i gruppi jihadisti ci fossero in realtà manovre più o meno dirette dei servizi segreti algerini, preoccupati dalla creazione nell’ottobre 2011 del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad? In quel periodo infatti centinaia di Tuareg che hanno combattuto in Libia per i lealisti di Gheddafi sono ritornati in Algeria, e dal momento che da sempre i Tuareg ambiscono a creare un loro Stato, l’Azawad appunto, a cavallo tra Algeria, Mali e Niger, ecco che i servizi di Algeri potrebbero aver avuto più di un motivo per ingerire negli affari interni di Bamako. Inoltre, la minaccia terroristica in tutta la fascia del Sahel servirebbe proprio ad Algeri e a Washington per giustificare e mantenere l’Africom, ovvero il comando africano delle forze militari americane. Come riferito dal sito Atlasweb, a sostenere queste tesi è stato Jeremy Keenan, del dipartimento  Studi orientali e africani dell’Università di Londra, specialista del Sahel e autore di diversi volumi, ultimo dei quali “The Dying Sahara: US Imperialism and Terror in Africa” ( Pluto Press, 2012). Keenan è un grande esperto della zona del Sahel e ha detto chiaramente che secondo lui questi gruppi islamisti che hanno preso il controllo della regione deriverebbero da una creazione della polizia segreta algerina, il Département du Renseignement et de la Sécurité (Drs). Insomma, quanto accaduto nel nord del Mali nel 2012 sarebbe nient’altro che la dimostrazione di come i servizi segreti di un Paese possono utilizzare il terrorismo per favorire gli interessi del proprio Paese. Terrorismo di Stato come arma insomma, la stessa arma utilizzata anche dagli Stati Uniti per giustificare la guerra al terrore, vedi quanto successo in Afghanistan e Iraq. Anche lo specialista statunitense John R. Schindler, docente di National security affairs allo U.S. Naval War College di Newport, ex agente del controspionaggio, ha puntato il dito verso i servizi segreti, sostenendo che il Gruppo islamista armato (Gia), protagonista di diversi attentati negli anni Novanta, sarebbe stato una creazione dei servizi algerini, che avrebbero quindi realizzato una strategia cruenta e sanguinosa per screditare l’estremismo. Gli estremisti jihadisti avrebbero vinto contro il Mnla dei Tuareg solamente grazie al supporto logistico ottenuto da parte dei servizi segreti algerini. I leader del movimento jihadista Ansar al Din, del resto, erano tutti già noti ai servizi algerni. Stiamo parlando di Iyad ag Ghali, capo di Ansar al Din, che era entrato in contatto con i servizi algerini proprio nel 1980, quando cioè aveva lavorato a Tamanrasset, in Algeria.  Iyad ag Ghali ha lavorato da anni per i servizi, come quando nel 2006 organizzò una rivolta a Kidal, nel nord del Mali, probabilmente per pubblicizzare il cambiamento del nome del suo movimento da Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) in Aqmi.

Atlasweb poi parla ache dei contorni poco chiari che avvolgono l’altro gruppo coinvolto, il Mujao: “La leadership del Mujao è meno chiara: si ritiene che tra i suoi dirigenti iniziali siano inclusi Lamine Ould Mohamed Ould Kheirou, un mauritano, e Sultan Ould Badi (alias Abu Ali), un maliano metà tuareg metà arabo, con legami con il Fronte Polisario del Sahara occidentale. Sembra che sia stato attraverso questa connessione che Ould Badi si sia poi affermato come uno dei maggiori trafficanti di cocaina della regione, sotto la diretta protezione del generale Rachid Laalali, capo del ramo sicurezza esterna del Drs.“. Ma per quale motivo i servizi algerini dovrebbero aver escogitato questa macchinazione? Secondo Keenan perchè il nord del Mali sarebbe il punto focale della rotta della cocaina dal Sud America verso l’Europa. Quasi il 60% di tutta la cocaina che arriva nelle strade europee, secondo le Nazioni Unite, passerebbe proprio da lì, con un valore al dettaglio di circa 11 miliardi di dollari.

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