Mali. Troppi tesori nel sottosuolo pesano sui perchè della guerra | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Mali. Troppi tesori nel sottosuolo pesano sui perchè della guerra

Sul terreno la guerra tra esercito di Bamako e francesi contro i guerriglieri islamici continua,  ma cosa si nasconde dietro l’intervento francese? Solo motivi umanitari? Oppure enormi giacimenti di ricchezze non ancora sfruttate?

MALI-FRANCE-CONFLICT

Parigi è intervenuta in Mali ufficialmente per motivi umanitari, per evitare cioè che Bamako venisse assalita da bande di islamici estremisti in modo molto simile alla parte settentrionale del Paese. C’è però qualcosa di molto strano dietro questa guerra dichiarata in fretta e furia alle porte dell’Europa, senza consultare Parlamenti, una guerra che potrebbe anche andare per le lunghe, con esiti inaspettati. Qualcosa di strano c’è dal momento che, guardacaso, il Mali negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di compagnie internazionali interessate dal suo elevato potenziale in minerali di qualità e idrocarburi. Come se non bastasse Bamako è la terza produttrice africana di oro, e tra il 2001 e il 2008 sono stati concessi ben 60 permessi di esplorazione l’anno ad aziende straniere del settore aurifero.

Non và dimenticato nemmeno l’uranio, con il Mali che ospita un giacimento enorme con stime di 5000 tonnellate a Falea,  nella parte sud-occidentale del Paese. L’esplorazione di questo giacimento è stata affidata alla  compagnia canadese Rock Gate. Nella regione Gao invece, nel nord-est del paese, esiste un giacimento di 200 tonnellate scoperto a Samit dalla compagnia canadese Bayswater Uranium Corporation, che ha poi venduto la sua licenza che copre un perimetro di mille chilometri quadrati alla Cascade resources Ltd. Ma non  è finita qui, a Kidal, nella zona settentrionale del Paese finita nelle mani degli islamisti radicali, in località Adrar del Iforas, la compagnia mineraria australiana Oklo Uranium Limited, avrebbe identificato un giacimento per un investimento di oltre 610.000 euro.

Cosa interessa gli investitori stranieri? Soprattutto i giacimenti di bauxite, materiale da cui si ricava l’alluminio, e sempre nella regione di Falea, in Mali, sono state stimate 420 milioni di tonnellate. Il Mali si accinge a diventare a breve il primo esportatore di bauxite di tutta l’Africa, superando così anche la Guinea Conakry. . A lavorare sul giacimento è la Central African Mining & Exploration Company (Camec), una multinazionale con sede a Londra. Ma in Mali ve n’è per tutti i gusti, con anche enormi scorte di gas nella regione di Bourakeboougou, vicino a Bamako e Kati. Giacimenti che secondo le stime sarebbero al 98% di idrogeno puro. Ma anche per quanto riguarda l’oro nero il Mali è una nazione appetitosa, basti pensare ai quattro bacini di Tamesna, Taoudeni, Gao e Mopti. Tra le aziende coinvolte nell’esplorazione si può citare il gigante francese Total e l’algerina Sonatrach. Vi sarebbe però anche l’italianissima Eni, che però avrebbe deciso di “restituire le licenze a causa del basso potenziale di produzione”. Aldilà quindi da propositi più o meno umanitari, appare chiaro che il Mali è un boccone molto ghiotto, soprattutto in periodi di crisi economica.

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