Mancino sulla strage di Via d'Amelio: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere"Tribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Mancino sulla strage di Via d’Amelio: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”

L’ex ministro Mancino si è avvalso della facoltà di non rispondere durante il processo relativo alla strage di Via d’Amelio, a Palermo.

Fonte: Oltremedianews

L’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, chiamato a deporre al processo per la strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex politico Dc, che è imputato al dibattimento sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, doveva essere sentito come imputato di procedimento connesso: tale status gli ha dato la possibilità di astenersi dal testimoniare.

“Non voglio sottrarmi in alcun modo, ma non voglio interferire su un procedimento in cui non sono stato ancora interrogato”,ha detto riferendosi proprio al processo di Palermo sulla trattativa in cui è accusato di falsa testimonianza. Mancino avrebbe dovuto deporre sul suo incontro col giudice Paolo Borsellino avvenuto l’1 luglio 1992, giorno del suo insediamento alla guida del Viminale.

La strage di via D’Amelio fu l’attentato terroristico-mafioso in cui il 19 luglio 1992, in via Mariano d’Amelio a Palermo, persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e prima agente della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina; l’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni.

  Redazione

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