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sabato , 25 marzo 2017
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Manifestazione a Teramo

Domani 9 febbraio, a Teramo un corteo in solidarietà con i 6 ragazzi condannati dopo i fatti del 15 ottobre 2011. Uno degli avvocati: “Sentenza da non condividere”.
Davide Rosci dice basta allo sciopero della fame attraverso una nuova lettera.

Fonte: Oltremedianews

fascismo

“Complici e solidali”. Queste le due parole di Azione Antifascista Teramo che aprono il corteo programmato per sabato 9 febbraio. Una manifestazione in solidarietà con le condanne inflitte a 6 ragazzi accusati di essere coinvolti negli scontri avvenuti a Roma il 15 ottobre 2011, giorno in cui migliaia di persone sono scese in piazza.

Le condanne a 6 anni di reclusione e 60000euro di risarcimento sono state inflitte lo scorso 7 gennaio dal gup Massimo Battistini che ha condannato Davide Rosci, Marco Moscardelli, Mauro Gentile, Mirko Tomassetti, Massimiliano Zossolo e Cristian Quatraccioni per reati di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale.

Azione Antifascista Teramo ha organizzato questo corteo in solidarietà dei condannati, criticando la sentenza e non accettando l’accusa del reato di devastazione e saccheggio, ma nel comunicato sono elencate tutte le motivazioni che hanno portato alla chiamata di questo corteo: “innanzitutto per esprimere la massima solidarietà a tutti i condannati, gli arrestati e gli inquisiti per i fatti del 15 ottobre 2011; rispondere in maniera forte ed unitaria alla repressione che ogni giorno colpisce chi ha la forza e il coraggio di non abbassare la testa e si ribella allo Stato di cose attuale; lanciare la battaglia contro il codice Rocco ed in particolare contro il reato di devastazione e saccheggio e tutte quelli leggi in forza delle quali ai singoli questori viene garantito il potere di limitare, in maniera del tutto discrezionale e priva di controllo, la libertà individuale attraverso l’emissione di fogli di via, avvisi orali e misure di prevenzione in generale”.

Proprio uno dei ragazzi condannati, Davide Rosci, ha diffuso, nelle scorse settimane, una lettera (leggi) in cui esprime tutto il proprio dissenso per la sentenza di primo grado e dichiara di voler iniziare lo sciopero della fame, poi interrotto, specificando le motivazioni attraverso una nuova lettera: “Nonostante questi ultimi giorni siano stati i più duri della mia vita, posso dire che la mia protesta estrema non è stata vana, anzi. Grazie all’interessamento del consigliere regionale Maurizio Acerbo e del segretario regionale Marco Fars, la mia richiesta è arrivata fino a Roma dove ne hanno discusso con il Segretario Ferrero nella direzione nazionale del partito di Rifondazione Comunista. Il segretario ha assunto l’impegno di proporre a tutte le forze che partecipano a Rivoluzione Civile di far propria la proposta di abolire la legge di devastazione e saccheggio datata anno 1930 e gli altri residui dell’ordinamento penale fascista come già indicato anche nella “lettera” a Ingroia sottoscritta da Haidi Giuliani, dalla madre di Federico Aldovrandi e tanti rappresentanti di associazioni impegnate su questi temi. E’ un grande passo in avanti che mi avvicina all’obiettivo preposto e per questo motivo comunico che sospenderò per circa venti giorni lo sciopero della fame e della sete, per far sì che la cosa venga formalizzata. Qualora tale impegno cadrà nel vuoto, mio malgrado, riprenderò immediatamente questo forma di protesta”.

A sentire le parole di uno degli avvocati dei ragazzi teramani, Di Sabatino, sembrano essere tante le perplessità per le condanne comminate e le modalità di istruttoria che hanno portato alla sentenza. L’avvocato durante una partecipazione ad una tv locale teramana ha affermato: ” Una sentenza da non condividere. Dopo gli incidenti c’è stata una pseudo-individuazione, in quanto l’individuazione avviene con delle fotografie scattate dalla questura di Teramo prima della partenza dei ragazzi per Roma e che poi gira attraverso il web ai Ros di Roma i quali indagano e probabilmente non ritengono di avere del materiale preciso e chiaro per poter individuare, tanto che si attende fino ad aprile per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare”.

Come è nata la manifestazione del 15 ottobre

Il 15 ottobre è stato caratterizzato da marce e manifestazioni in tutto il mondo per protestare contro le risposte della politica e del settore privato alla crisi economica, ritenute inefficaci e a sfavore dei giovani; quando si parla di tale data si fa riferimento alla “manifestazione degli Indignados”. Per Indignados ci si riferisce a studenti, precari, cassaintegrati e pensionati, anche se in Italia, tale “organizzazione” non ha avuto lo stesso successo e l’ampio consenso come ad esempio è successo in Spagna.

Il comunicato della manifestazione del 15 ottobre:
“Il 15 Ottobre gente di tutto il mondo prenderà le strade e le piazze.
Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, la gente si sta alzando per rivendicare i propri diritti e chiedere una democrazia autentica. Ora, è arrivato il momento di unirci tutti in una protesta non
violenta a scala globale.
Chi esercita il potere agisce a beneficio di una minoranza, ignorando la volontà della grande maggioranza e senza tenere conto del costo umano o ecologico che dobbiamo pagare. Questa situazione intollerabile deve finire.
Uniti in una sola voce, faremo sapere ai politici e alle elite finanziarie a cui sono asserviti, che ora siamo noi i popoli che decideremo il nostro futuro. Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri che non ci rappresentano.
Il 15 Ottobre ci troveremo in piazza per mettere in moto il cambiamento globale che vogliamo. Manifesteremo pacificamente, dibatteremo e ci organizzeremo fino a riuscirci.
È ora che ci uniamo. È ora che ci ascoltino. Facciamo nostre le strade del mondo il 15 Ottobre!”

Sicuramente i propositi del comunicato sono, o meglio, erano ottimi, però traspare un po’ di confusione: “Manifesteremo pacificamente, dibatteremo e ci organizzeremo fino a riuscirci” – questa una delle frasi del comunicato, e due righe sotto si legge: “Facciamo nostre le strade del mondo il 15 Ottobre!”, come direbbe Lubrano: “la domanda nasce spontanea”, come ci si impossessa delle strade del mondo e quindi come si fa sentire la propria voce ad una classe politica ottusa?

Forse ci sarebbe realmente la necessità di rivedere il reato di devastazione e saccheggio, in molti casi non c’è proporzionalità con altri reati più gravi, come l’omicidio di un ragazzo da parte di agenti della Polizia di Stato, vedi il caso Aldrovandi.

Applicare lo stesso reato, “devastazione e saccheggio”, a chi ha realmente devastato e saccheggiato il nostro Paese in questi anni forse sarebbe utile a sistemare un po’ di cose e a rispettare il principio “La legge è uguale per tutti”.

Nicola Gesualdo

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