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sabato , 25 marzo 2017
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Marchionne contro tutti. Ora lo bacchetta anche la Volkswagen

La Wolskwagen a sorpresa ha bacchettato Sergio Marchionne sostenendo che la presidenza del manager Fiat dell’Associazione costruttori europei dell’auto (Acea) sarebbe “non più sostenibile” dopo le sue frasi pronunciate sugli incentivi tedeschi alle vendite. Anche la Commissione europea comunque ha smentito che Berlino faccia concorrenza sleale. 

Sergio Marchionne questa volta ha esagerato. A dirlo non è il Landini della situazione o qualche tuta blu arrabbiata della Fiom, bensì la Volkswagen. Proprio così, la casa automobilistica tedesca non ha digerito le dichiarazioni del manager Fiat rilasciate all’ “Herald Tribune“nei giorni scorsi. Marchionne ha parlato di una “crisi che non ha precedenti“, e ha pensato bene di attaccare la politica di sconti aggressivi ideata dalla Volkswagen, definita da lui un “bagno di sangue sui prezzi e sui margini“. Dalla Germania hanno quindi chiesto che il numero uno di Fiat lasci la presidenza dell’Acea, l’Associazione dei costruttori europei dell’auto.  Stephan Gruehsem, responsabile della comunicazione della casa automobilistica tedesca, ha chiamato il Wall Street Journal per esprimere tutta la sua indignazione nei confronti del manager di Detroit. Gruehsem ha spiegato che la sua fabbrica considera ormai “non più sostenibile” la guida del manager italiano dell’Acea. A fronte delle dichiarazioni fatte da Marchionne,  le sue dimissioni da responsabile dall’associazione costruttori,  rappresenterebbero un’opzione praticabile per la Volkswagen, mentre l’altra sarebbe quella di abbandonare l’organizzazione dal momento che Marchionne sarebbe “insopportabile come presidente”. Ma non è finita qui, i guai per la Fiat sono appena cominciati dato che la Commissione europea in mattinata ha fatto subito sapere di non essere a conoscenza di pratiche scorrette sui prezzi applicate dalla Volkswagen. Lo ha affermato il portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. L’Antitrust dell’Unione infatti, può intervenire solo in caso di cartello o intesa sui prezzi, o di abuso di posizione dominante su un determinato mercato, in cui può rientrare la pratica di applicare prezzi molto al di sotto di quelli di mercato per eliminare i concorrenti. Nell’ottica dell’Unione quindi, la dinamica evocata dal manager Fiat  sarebbe solo un normale processo di mercato e non un problema di concorrenza sleale. Mentre per la Fiat le cose vanno molto male dal punto di vista degli affari, per i tedeschi invece la situazione sembra essere completamente ribaltata. La Volkswagen ha infatti chiuso il primo semestre con un rialzo dell’utile operativo del 7% a 6,49 miliardi di euro. A differenza della Fiat di Marchionne, che cala nei mercati e taglia selvaggiamente i posti di lavoro, il colosso di Wolfsburg al contrario lascia che manager e operai decidano insieme il futuro dell’azienda, e la differenza si vede.  Del resto un operaio tedesco arriva a guadagnare in busta paga 2600 euro contro i 1400 dei loro colleghi italiani, chiamati peraltro a pagare anche più tasse e a ricevere servizi peggiori.

 

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