Marchionne minaccia: "C'è una fabbrica di troppo in Italia" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Marchionne minaccia: “C’è una fabbrica di troppo in Italia”

A margine della presentazione della nuova Fiat 500 L, Sergio Marchionne ne ha approfittato per lanciare una vera e propria minaccia: “Se riusciamo ad indirizzare la capacità produttiva verso l’America”, ha spiegato l’Ad del Lingotto, “questo problema scompare”.

Ha scelto la minaccia, Sergio Marchionne, per far capire le possibili prospettive della Fiat in Italia. E lo ha fatto a margine dell’incontro per la presentazione della nuova Fiat 500 L.  ”Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi, c’e uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l’America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia”, ha spiegato l’ad di Fiat, “Senza l’accordo con Chrysler  sarebbe stato impossibile tenere aperta la rete produttiva italiana. E’ in corso una guerra al ribasso sui prezzi. Il mercato è difficile, il problema non sono solo i volumi. Con questi prezzi che ci sono in Europa sarebbe un grandissimo fallimento portare la nuova Punto. Questi prezzi vanno bene per i clienti, ma non per i costruttori, bisogna essere estremamente cauti”, ha aggiunto.”Continueremo a confermare gli investimenti in Italia a seconda dell’andamento del mercato, che non è mai stato così basso dal 1979 ad oggi. Se avremo qualche cosa da dire su Mirafiori la diremo, per ora continuiamo a confermare”, ha attaccato, “Fino a quando non riusciremo a trovare un accordo per mantenere un livello di tranquillità industriale e usare i nostri assett per esportare in Usa, diventa molto, molto difficile guardare agli stabilimenti italiani come risposta al mercato europeo”, ha sottolineato l’ad di Lingotto, ed è sin troppo chiaro che cosa intendesse per “tranquillità” Marchionne. L’accordo cui vorrebbe fare riferimento l’ad di Fiat è quello tra Gm e sindacati per lo stabilimento Vauxhall in Gran Bretagna, che prevede 51 settimane lavorative, 3 turni produttivi, oltre al sabato obbligatorio se necessario. Per lui quello di Vauxall dovrebbe diventare l’accordo standard da estendere a tutte le realtà industriali italiane, altrimenti, fosse per lui, tantovale smontare baracca e burattini e lasciare l’Italia.L’amministratore delegato della Fiat ha poi parlato a lungo anche della Russia e degli accordi sui tempi per la produzione di auto a Sberbank: “Ci stiamo lavorando, speriamo entro la fine dell’anno, il problema è tecnico più che di sostanza”. ”L’investimento per il nuovo stabilimento di Kragujevac, nella Repubblica Serba, dove viene costruita la 500L, è di un miliardo di euro per produrre 200.000 unità all’anno”, ha ricordato Marchionne, “Fare la 500L in Serbia invece che a Mirafiori non ha determinato un grande risparmio, ci sono stati costi alti sulla struttura. Ma il costo della manodopera lì è inferiore, c’era il prestito della Bei e gli incentivi fiscali del Governo. Per questi motivi valeva la pena di farla lì, dal punto di vista economico”. Per Marchionne quindi spostare la produzione fuori dall’Italia non solo è legittimo, ma è anche giusto quando ciò permette al Lingotto di risparmiare, e chissenefrega dei disoccupati italiani e dei soldi ricevuti in passato dallo Stato. Ma il “pistolero” di Detroit non ha cercato di sviare e ha affrontato anche la “grana” Fiom, con riferimento ai recenti fatti di Pomigliano e alla sentenza che obbliga la Fiat ad assumere i lavoratori della Fiom: “”Domani depositeremo l’appello contro il reintegro di 145 lavoratori iscritti alla Fiom a Pomigliano. Se saremo costretti ad assumere 145 persone, 145 persone dovranno uscire dal sistema. Abbiamo assunto una ventina di dipendenti che avevano la tessera Fiom fino al 2010. Abbiamo assunto i migliori per fare il lavoro che dovevano fare. Fiat non ha discriminato nessuno”. Peccato che i giudici la pensassero diversamente..

 

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