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giovedì , 25 maggio 2017
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Marinaleda, la città che ha sconfitto la crisi

A Marinaleda, non lontano da Siviglia, la parola crisi non la pronuncia nessuno: tutti hanno un lavoro e una casa, i bambini trovano posto negli asili e la piscina costa tre euro per tutta l’estate. Il loro motto? Un’utopia per la pace.

Un’utopia per la pace. E’ questo il motto di Marinaleda, la località sivigliana governata ininterrottamente dal 1979 (anno delle prime elezioni municipali della Spagna post-franchista) da Juan Manuel Sánchez Gordillo, un luogo che è diventato un punto di riferimento non solo della sinistra spagnola, ma della sinistra mondiale, tanto da meritarsi un articolo  sul prestigiosissimoNew York Times. Oltre ad essere sindaco, Sánchez Gordillo è anche portavoce del CUT-BAI (Collettivo di unità di lavoratori- Blocco della sinistra andalusa), una delle parti che compongono Izquierda Unida,ed è deputato al Parlamento autonomista dell’Andalusia. Per comprendere quanto sia duraturo e profondo il radicamento della sinistra nella città, basta guardare i risultati elettorali del 2011: alle elezioni comunali di maggio, Izquierda Unida ha eletto nove degli undici consiglieri (gli altri due sono del PSOE, il partito socialista) e nelle elezioni generali di novembre ha raggiunto il 65,59% dei voti, la più alta percentuale di IU in Spagna.

Ma qual è il motivo di questo “orgoglio rosso”, che si riflette anche nella toponomastica, come si può vedere passeggiando tra via Ernesto Che Guevara e piazza Salvador Allende? Una chiave di lettura è legata alla questione della abitazione. Come spiegato dal sito del comune, infatti, anche se il diritto alla casa è riconosciuto dalla Costituzione spagnola, molto spesso non è ottemperato. Ed è questo il motivo per cui gli abitanti hanno deciso di espropriare e municipalizzare migliaia di metri quadrati nei dintorni di Marinaleda, per poterci successivamente edificare la propria casa. Il processo di “autocostruzione” inizia con  l’assegnazione del luogo e dei muratori da parte del Comune. Successivamente, la Junta de Andalucía (il governo andaluso),presta i soldi per i materiali e l’acquirente della casa se la costruisce lui stesso (altrimenti paga 45 euro al giorno per muratori ed elettricisti). Attualmente, la rata mensile è di 15 euro, che restituisce il prestito di materiali per l’abitazione, che finirà per diventare proprietà dell’acquirente. Proprio così: questo è il prezzo delle abitazioni a Marinaleda (e senza ipoteche).

PIENA OCCUPAZIONE.L’altro fattore importante che dimostra che “un altro mondo è possibile”, almeno secondo i sostenitori di questo modello, è la disoccupazione. Con il tasso di disoccupazione che c’è in Spagna (quasi il 25%) e in Andalusia (oltre il 30%), risulta paradossale come a Marinaleda non vi sia disoccupazione, come riconosce anche il blog di un gruppo di destra come Intereconomia. Come si è riusciti a raggiungere la piena occupazione, smentendo teorici ed economisti di fama mondiale? In questo paesino di braccianti, nei decenni passati vennero occupati i possedimenti dei proprietari terrieri latifondisti, dando vita alla cooperativa “El Humoso”, grazie alla quale 500 famiglie trovano impiego e sono cooproprietarie, ricevendo uno stipendio di 1.125 euro per sei ore e mezza di lavoro giornaliero.

ASILI, PISCINA E DOMENICHE “ROSSE”. Altri segni distintivi di Marinaleda sono le “domeniche rosse”, durante le quali la popolazione pulisce le strade, coltiva i giardini, insomma fa di tutto per rendere più accogliente il territorio. Ma non solo, anche l’asilo municipale, dove i bambini fanno colazione a 12 euro al mese, o la piscina comunale, il cui costo per tutta l’estate è di 3 euro. E poi, (come potrebbe essere altrimenti?), Marinaleda è molto legata a coloro che si trovano in difficoltà anche al di fuori della campagna andalusa: lo scorso aprile, nell’ambito della Settimana della Pace, ci fu un concerto in solidarietà con il popolo del Sahara occidentale, tema questo molto caro alla sinistra spagnola. E anche gli Ska-p, famoso gruppo musicale di Madrid, sono venuti a suonare in questa città di meno di 3.000 abitanti, a sostegno della Palestina. Forse è azzardato citare questo paesino come modello per uscire dalla crisi. In ogni caso se, come diceva Galeano, l’utopia è una scusa per andare avanti, questa utopia per la pace è servita per avanzare. E non di poco.

Miguel Hernandez

pubblicato su www.articolotre.com

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