Marocco. Non più matrimoni “riparatori” con i propri stupratoriTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Marocco. Non più matrimoni “riparatori” con i propri stupratori

Un primo passo verso i diritti umani in Marocco. Il governo marocchino abolisce la legge che permetteva agli stupratori di sposarsi con le proprie vittime per non finire in carcere. Ma si attende ancora la conclusione della procedura legislativa.

Fonte: Oltremedianews

E’ accaduto nei giorni fra mercoledì e giovedì, ma oggi la diffusione stampa. I deputati del governo marocchino hanno votato all’unanimità l’abolizione della riga 2 dell’art. 475 del codice penale che garantiva l’immunità degli stupratori attraverso il matrimonio con la propria vittima.L’emendamento di abolizione è stato presentato a novembre 2013, discusso e approvato il 9 gennaio dalla Commissione della Giustizia e dei diritti del Parlamento marocchino, si colloca a un anno dalla prima proposta di emendamento e a quasi due anni dal caso Amina.

Infatti ad indignare il Marocco e la stampa mondiale fu proprio il caso Amina e il suo suicidio. Amina al-Falina dopo aver subito uno stupro fu costretta dai suoi genitori e dal giudice a sposare il suo stupratore per permettere a quest’ultimo di evadere il carcere e alla sua famiglia di evitare il disonore e lo scandalo. Dopo 7 mesi di “matrimonio” la giovane si tolse la vita bevendo un veleno per topi. Da quel momento, ONG come Amnesty International, Global Rights e The Advocates for Human Right si sono mobilitate –si ricorda la richiesta di sollecitazione che Amnesty rivolse il 22 novembre scorso aBarack Obama in occasione del suo incontro con il re del Marocco Mohammed VI in visita ufficiale presso la presidenza statunitense. Per non parlare dei numerosi siti di petizioni e la diffusione sui social network –fra cui la pagina facebook “No allo stupro con la complicità dello Stato”.

Ancor più rilevanti le proteste e i raduni di donne marocchine a Rabat che agli slogan “l’article 475 m’a tuer” e “RIP Amina &… RIP la Justice Marocaine” hanno rotto quel silenzio in cui vivono le donne e soprattutto le minori ormai da troppi anni. Un silenzio che opprime non solo le giovani donne ma i giovani in generale. A comunicarlo Amnesty dal suoufficio stampa: “due ragazzi di 15 anni e di una ragazza di 14, accusati di ‘atti indecenti in luogo pubblico’ per un bacio […] rischiano una multa e una condanna tra due e cinque anni di carcere”.

Per ora quindi solo un primo passo verso la tutela dei diritti umani, ma per le riforme c’è ancora da attendere. Le procedure legislative sono ancora in atto.

Veronica Pavoni

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