Marx e il XXI secolo. La necessità di cambiare per tornare a vincereTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Marx e il XXI secolo. La necessità di cambiare per tornare a vincere

“Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.”

Karl Marx

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A volte bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare. Il tumultuoso susseguirsi di eventi che ha seguito l’evolversi del XXI secolo, dal crollo delle Twin Towers e dalle cariche della polizia in Via Tolemaide del 2001 a oggi, ha impedito per certi versi una corretta analisi di come e in che modo la società è cambiata.  Il mondo che noi conosciamo, in cui ci troviamo, è un mondo in continuo mutamento, un mondo che ha reciso in modo indelebile il cordone con il XX secolo. Le mappe concettuali e le bussole morali che ci sono rimaste dal secolo precedente infatti, faticano a trovare la strada in un mondo cambiato profondamente dalla globalizzazione, dalla crisi del capitalismo, dal ritorno progressivo a un mondo multipolare.  A differenza degli altri però, noi ammiratori di Karl Marx abbiamo un netto vantaggio, possediamo una mappa concettuale valida per ogni epoca che ci permette di avere la potenzialità di comprendere il funzionamento di qualsiasi società. E comprendere, è la conditio sine qua non per imprimere un cambiamento reale e profondo. Marx ha utilizzato la sua analisi per sviscerare le contraddizioni del capitalismo del suo periodo storico, e nel XX secolo sono stati compiuti diversi tentativi di attualizzare le sue teorie. Dal momento che le teorie marxiste nel XX secolo hanno avuto un successo rivoluzionario e straordinario, è evidente che intellettuali, storici, studiosi e rivoluzionari sono riusciti ad attualizzare alla perfezione l’insegnamento del filosofo di Treviri, adattandone analisi e spunti allo spirito del tempo. Così tutte le grandi rivoluzioni comuniste del XX secolo si sono incardinate sugli insegnamenti del marxismo, e questo perchè chi le ha realizzate, è riuscito a mettersi in sintonia con la realtà, è riuscito cioè a trasformare la teoria in prassi. Le classi sociali, e la loro lotta per il potere, esisteranno sempre, questo rende il marxismo una delle chiavi interpretative più straordinarie per comprendere le modalità di funzionamento delle società umane. Oggi, in pieno XXI secolo, le classi sociali ovviamente ci sono ancora, anche se il sistema vigente cerca in tutti i modi di far passare il concetto contrario, ovvero che le classi sociali siano un retaggio del passato. Niente di più falso, le classi sociali esistono ancora, esistono ancora sfruttati e sfruttatori, e le critiche fatte dal comunismo al capitalismo sono mai come oggi attuali. Come mai allora, se mai come oggi le contraddizioni del capitalismo emergono in tutta la loro enormità, se le classi sociali esistono ancora, le forze che si richiamano al marxismo non sono all’offensiva in Occidente?

Specifico “in Occidente” perchè in gran parte del mondo, Cina, Sudamerica, Brics (solo per fare alcuni esempi), movimenti e pensieri che si richiamano in qualche modo al marxismo sono all’avanzata ormai da anni o sono rimaste direttamente al potere, vedi la Cina. La mia spiegazione è perchè le forze che si richiamano al comunismo, al socialismo e al marxismo non sono riuscite, nell’opulento ma decadente Occidente, a cambiare in modo parallelo alla società. Sembra quasi che mentre la società cambiava, i marxisti siano rimasti per certi versi chiusi nel loro guscio, c0ntinuando a ripetere ricette e formule come un corpo estraneo. Questo ha portato alla lenta e inesorabile marginalizzazione, mentre gli anticorpi del sistema capitalistico hanno fatto il resto, avvelenando la società in modo da renderla sorda e diffidente nei confronti proprio di quelle teorie. Il perchè è semplice, mentre il marxismo rimaneva “immobile”, il capitalismo ha saputo modificarsi, imparando la lezione, e ha voluto premunirsi da un possibile ritorno delle teorie comuniste, uno “spettro” che si potrebbe, un giorno o l’altro, aggirare nuovamente per l’Europa. Per questo in un momento in cui grande è la confusione sotto il cielo dopo il successo straordinario del Movimento 5 Stelle in Italia, che per certi versi ha scardinato il sistema dei vecchi partiti territoriali figlio del XX secolo, i marxisti contemporanei devono riuscire a leggere nuovamente il periodo in cui si trovano, devono tornare in “sintonia” con la contemporaneità, trovando mezzi e forme nuove di aggregazione in grado di raggiungere non più parti residuali della società ma di rivolgersi a fette sempre più ampie di popolazione. Sono sempre di più infatti coloro che per colpa della crisi economica perdono tutto, a cominciare dalla speranza nel futuro, ed è a loro che in qualche modo deve arrivare il messaggio. Perchè però il messaggio innesti una riflessione e convinca queste persone nell’aggregarsi nella costruzione del socialismo del XXI secolo, è chiaro che bisogna che anche chi veicola tali messaggi sia in grado anche di organizzare le lotte e soprattutto di mostrarsi coerente con il messaggio veicolato. Vecchie strutture scollegate dalla realtà rischiano di far apparire sempre di più il marxismo come retaggio del passato. Compito e dovere dei marxisti del XXI secolo deve essere quello di sporcarsi le mani con la realtà, diffondendo e contestualizzando la teoria marxista in modo da far emergere in modo inconfutabile le contraddizioni inesorabili del sistema capitalistico e la necessità di lavorare a un’alternativa, quella socialista.

Gracchus Babeuf

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