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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Marx, Gramsci e le destre contemporanee

Le gazzette di oggi ci informano che il candidato-rottamatore alle primarie del PD, ha incontrato l’alta borghesia milanese. Estremamente curioso il giudizio di Guido Vilate, di professione  finanziere, qualunque cosa voglia dire l’oscura e generica definizione:“Finalmente uno di sinistra che non demonizza il Capitale e che non ha letto Marx”.

Tratto da Zeroconsensus.com

Non faccio alcun ragonamento se possa essere considerato di sinistra un candidato che non ha letto Marx o se sia un personaggio che si è trovato a sinistra semplicemente perchè c’era posto. Non importa. Ciò che importa è un’altra cosa: come fa il signor Vitale a sapere che il candidato-rottamatore non ha mai letto Marx? E’ stato il suo tutore? E’ un parente che ha accesso alla fornitissima biblioteca di Renzi? Probabilmente nulla di tutto questo. Per capire se il proprio interlocutore ha letto un determinato autore bisogna conoscere l’autore in questione a menadito. Dunque – facile intuire – che il finanziere Vitale conosca benissimo il filosofo tedesco. Altrettanto facile ipotizzare che lo consideri pericolosissimo per i propri interessi.

La prima lezione che si può trarre è che la borghesia voglia una sinistra ignorante che ha letto pochi libri e per di più funzionali ai suoi interessi di bottega. La seconda lezione è che la borghesia legge e studia approfonditamente i testi che al popolino tenta, in tutti i modi, di impedire la lettura. Magari raccontando che sono superati e comunque sbagliati.
La terza lezione è che considera pericolosissimi (e dunque attualissimi) per i propri interessi questi autori. Vitale infatti spiega che Renzi “non demonizza il Capitale” forse perchè demonizza l’altra parte in causa, ossia il Lavoro, aggiungo io.

Insomma è facile intuire da questo semplice episodio che la Borghesia considera la lotta di classe un elemento assolutamente presente nelle realtà storica e sociale e che – proprio per questo – auspica che coloro che dovrebbero teoricamente difendere le ragioni del “lavoro vivo” contro le ragioni del “lavoro morto“, siano totalmente incapsulati nella gabbia del “pensiero unico” costruita dalla Borghesia attraverso i suoi mezzi di persuasione di massa. Insomma, vogliono degli avversari che abbiano letto qualche libro meno di loro e precisamente che non conoscano proprio quei libri che dovrebbero essere patrimonio di qualunque soggetto che ambisca a rappresentare le ragioni del Lavoro (vivo). Insomma s’accettano ignoranti, imbecilli ed, alla bisogna anche ruba galline (sono ricattabili, quelli). Io naturalmente spero che Renzi sia stato un buon attore e che in realtà sia un raffinato conoscitore di Marx, di Gramsci e magari – mi sbilancio – anche di Sraffa e di Goodwin. Sperare è peccato capitale per un marxista, ma non costa nulla. Perdonatemi.

Da notare poi che, proprio in questi giorni, Federico Rampini ha scritto un bellissimo articolo dove spiega che la destra americana ha letto (e applicato) le dottrine di Antonio Gramsci, cito:“La destra americana ha studiato bene Antonio Gramsci. Crede nell’ intellettuale organico. Investe generosamente nell’ istruzionee nella cultura: purché sia la sua. La rete dei pensatoi conservatori ha una vastità di mezzi e una ramificazione senza eguali al mondo. I centri più ricchi e influenti sono The Heritage Foundation, l’ American Enterprise Institute, il Cato Institute. Attorno a loro gravita una galassia di associazioni, enti non profit, che fungono da cinghia di trasmissione, copertura delle correnti di partito più radicali: Citizens against Government Waste, Mercatus Center, The Manhattan Institute, il ricchissimo FreedomWorks finanziato dai fratelli Koch che sonoi veri “padroni” del Tea Party (oltre che della seconda maggiore industria petrolchimica del paese, non quotata in Borsa e quindi sottratta a ogni dovere di trasparenza)”. Insomma, negli USA la destra non solo ha raggiunto l’egemonia culturale decelebrando la sinistra (facendole dimenticare i suoi maestri) ma ha ottenuto questo strabiliante risultato utilizzando proprio le riflessioni di Antonio Gramsci non solo sulla figura “dell’intellettuale organico” ma -aggiungo io – anche utilizzando il concetto di “rivoluzione passiva”.

E poi hanno la faccia di bronzo di dire che Marx ed i marxisti sono fuori dalla Storia. Qualcuno spieghi al gruppo dirigente (?) del PD che li stanno prendendo per i fondelli, grazie.

Giuseppe Masala

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