Marx spiega l'unione bancaria (e la crisi) a DraghiTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Marx spiega l’unione bancaria (e la crisi) a Draghi

Il fatto che nel periodo della crisi vi sia mancanza di mezzi di pagamento, si spiega da sé. La convertibilità delle cambiali (1) s è sostiuita alla metamorfosi delle merci stesse, e tanto più, appunto in tale periodo, quanto più una parte delle ditte commerciali lavora puramente a credito.

Fonte:Zeroconsensus

Una legislazione bancaria miope ed insensata come quella del 1844/45 può aggravare questa crisi monetaria. Ma nessun genere di legislazione sulle banche può eliminare le crisi (2). In un sistema di produzione in cui l’intero meccanismo del processo riproduttivo poggia sul credito, è chiaro che, quando il credito improvvisamente cessa e non si paga più che in contanti, deve per forza subentrare una crisi, una corsa affannosa ai mezzi di pagamento. A prima vista, l’intera crisi si rappresenta perciò soltanto come crisi creditizia e monetaria. E in realtà non si tratta che della convertibilità delle cambiali in denaro. Ma queste cambiali rappresentano in maggioranza acquisti e vendite reali, la cui estensione ben al di là dei limiti del fabbisogno sociale è in definitiva all’origine dell’intera crisi. Una massa enorme di queste cambiali rappresenta però anche affari puramente truffaldini che vengono ora alla luce del sole ed esplodono (3) ; di più, speculazioni fatte con capitale altrui e andate a male; infine, capitali merce deprezzati o del tutto invendibili, o riflussi non più in grado di realizzarsi.  Naturalmente, è impossibile curare l’intero sistema artificiale di poderosa espansione del processo di riproduzione con l’espediente che una banca come, per esempio, la Banca d’Inghilterra fornisca a tutti gli speculatori, nei suoi biglietti, il capitale mancante e acquisti l’insieme delle merci deprezzate ai loro antichi valori nominali (4) . Del resto, qui tutto appare stravolto, perché in questo mondo cartaceo non figurano mai il prezzo vero e i suoi reali elementi, ma soltanto lingotti, denaro sonante, banconote, cambiali, titoli. Questo stravolgimento si manifesta soprattutto nei centri in cui confluiscono tutte le operazioni monetarie del paese, come a Londra; l’intero processo qui diventa incomprensibile. Meno, invece, nei centri della produzione. Per quanto riguarda la sovrabbondanza di capitale industriale che viene in luce nelle crisi, si deve inoltre osservare: Il capitale merce è in sé, nello stesso tempo, capitale denaro, cioè una data somma di valore espressa nel prezzo della merce. Come valore d’uso, è una determinata quantità di determinati oggetti d’uso, e nel momento della crisi questa quantità è presente in eccesso. Ma come capitale – denaro in sé, come capitale – denaro potenziale, esso va soggetto a costante espansione e contrazione. Alla vigilia della crisi e nel suo ambito, il capitale merce è contratto nella sua qualità di capitale – denaro potenziale: rappresenta per chi lo possiede e per i suoi creditori (come pure in quanto garanzia per cambiali e prestiti) meno capitale denaro che al tempo in cui era stato comprato e in cui erano state concluse le operazioni di sconto e di pegno basate su di esso. Se tale dev’essere il senso dell’affermazione che in tempi di crisi il capitale – denaro di un paese è ridotto, ciò equivale a dire che i prezzi delle merci sono caduti. D’altronde, un tale crollo dei prezzi non fa che compensare la loro precedente lievitazione.>>

Marx, Il Capitale, Libro III, Parte II, Sezione V, Capitolo XXX, Capitale denaro e capitale reale, UTET, Torino, 1987, pag. 617 e 618

(1) Gentile Professor Draghi,  credo sia inutile sottolineare che oggi la cambiale è stata sostituita tecnicamente da altri strumenti ma – credo converrà- la sostanza non cambia.

(2) Come vede, caro Professore, pare che Karl Marx conosca il suo pensiero e bocci senza appello la sua idea di vigilanza bancaria europea, per intenderci quella che i giornalisti hanno pomposamente definito “Unione Bancaria“. E’ quantomeno curioso, spero sia d’accordo, come la sua idea “innovativa” di risolvere la crisi tramite aggiustamenti legislativi sia in realtà, già stata  proposta in passato. Questo dovrebbe farla riflettere.

(3) Illustre Professore, qui Karl Marx le spiega come è perchè la crisi nasce nel reale e solo ad una analisi superficiale appaia come di natura finanziaria/monetaria. Credo che sul punto sia necessaria una profonda riflessione. Non foss’altro per il fatto che il filosofo di Treviri potrebbe dar l’impressione di aver scritto questo passo ai nostri giorni. Considerato che ciò è impossibile, dobbiamo dedurre che le sue capacità di analisi/teorizzazione/comprensione siano, e di molto, più raffinate delle nostre. Forse dovremmo trarre qualche insegnamento. Non vorrei sembrare impudente, ma Karl Marx sottolinea anche, che in queste spiacevoli circostanze, non è difficile scoprire operazioni non esattamente improntate alla correttezza, infatti viene subito da pensare ai titoli legati all’immobiliare americano (CDO, ABS). Parrebbe urgente, alla luce di quanto detto, anche una regolamentazione/abolizione del mare magnum definito “sistema bancario ombra“. Nella speranza che ciò sia utile a limitare i danni. Forse.

(4) Chiarissimo Professore, può apparire maleducato da parte mia e me ne scuso, ma sono costretto a segnalare che Karl Marx aveva previsto anche il suo programma denominato LTRO e ne aveva anche anticipato i risultati non lusinghieri. Se può esserle di conforto - faccio notare che - probabilmente Marx, considererebbe peggiori le operazioni poste in essere dai suoi omologhi della FED e della BofJ.

Giuseppe Masala

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