Medio Oriente. Demolizioni di case e attentati alimentano la tensione a GerusalemmeTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Medio Oriente. Demolizioni di case e attentati alimentano la tensione a Gerusalemme

Dopo l’alta tensione derivante dagli attentati degli scorsi giorni, il governo israeliano ha deciso la linea dura con la demolizione delle abitazioni dei presunti terroristi. Inoltre il governo di Tel Aviv potrebbe adottare ulteriori misure punitive nei confronti dei palestinesi in un momento estremamente difficile per tutto il Medio Oriente. 

La situazione in Medio Oriente si aggrava ogni giorno di più come è possibile facilmente verificare aprendo a caso le pagine dei giornali di questi giorni. Il motivo del riacutizzarsi della tensione, peraltro mai sopita, è stata la serie di attentati verificatesi a Gerusalemme negli ultimi giorni culminata con l’attacco compiuto da due palestinesi nella sina­goga di Har Nof nel quale hanno trovato la morte quattro rabbini e un agente di polizia. Chiaramente la notizia ha scatenato allarmismi e isteria nell’opinione pubblica israeliana, e infatti le autorità hanno subito provveduto a varare la linea dura adottando diverse misure. La linea dura prevede anche l’abbattimento delle case dei terroristi, ad esempio nelle score ore le autorità israeliane hanno provveduto alla demolizione della casa a Silwan dell’uomo Abdel Rah­man Sha­ludi, accusato di aver investito intenzionalmente con la sua auto una bambina e una donna lo scorso 22 ottobre. Questa è stata la prima delle demolizioni ma il governo israeliano ha lasciato intendere che ce ne saranno delle altre ai danni di tutti quei palestinesi accusati a diverso titolo di terrorismo. Questa è chiaramente la fotografia di una situazione che sta diventando ormai insostenibile a Gerusalemme, dove i media, soprattutto quelli israeliani, parlano dell’ “Intifada di Gerusalemme”. Di Gerusalemme e della sua situazione spesso si tende a parlare poco, preferendo focalizzare l’attenzione sulla Striscia di Gaza; eppure questa città rappresenta un vero e proprio simbolo della situazione del Medio Oriente. Un simbolo sia per gli israeliani che per i palestinesi, ma anche per i cristiani, una città dove nel 1967, dopo la guerra dei Sei Giorni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò la risoluzione non vincolante numero 242 che chiedeva  il “ritiro delle forze israeliane da territori occupati nel corso del recente conflitto“. Ovviamente questo ritiro non ci fu e nel 1989 il Knesset, ovvero il Parlamento Israeliano, andò persino oltre approvando la cosiddetta “Legge Fondamentale”, ovvero una legge che proclamava in modo unilaterale Gerusalemme come la capitale di Israele. Tale Legge Fondamentale comunque non venne mai approvata dal Consiglio di Sicurezza Onu che anzi con la risoluzione numero 478 la definì “Nulla e priva di validitàuna violazione del diritto internazionale e un serio ostacolo al raggiungimento della pace in Medio Oriente”. La situazione dunque resta de facto irrisolta, una sorta di ferita aperta che ciclicamente torna a far parlare di sè. La sensazione è che ormai sia molto difficile fermare la spirale di violenza, ancor più che il presidente israeliano Netanyahu lascia arguire di voler continuare con la pratica delle demolizioni delle case, fatto questo che rischia di esacerbare ulteriormente gli animi. Del resto solo nel 2014 Israele ha abbattuto già qualcosa come 543 case ed edifici palestinesi in Cisgiordania (Dati Nazioni Unite), mentre dal 1967 a oggi sono già state abbattute 27.000 costruzioni. A far discutere non è tanto l’idea del pensare a una pena nei confronti dei terroristi, che in alcun modo possono essere giustificati per il loro gesto, quanto il fatto che la demolizione delle loro case colpisca non tanto loro, quanto i loro parenti e amici. Vere e proprie rappresaglie punitive che, al posto che punire i colpevoli di un atto esecrabile, rischiano di radicalizzare ulteriormente il conflitto. Del resto contro questa pratica della demolizione si è schierato anche il Betselem, ovvero il Centro Israeliano per i diritti umani. Inoltre, manco a dirlo, Tel Aviv ha tutta l’intenzione di  andare avanti con la costruzione di nuove case per i coloni israeliani nelle colonie di Israele nella parte araba della città, fatto questo che radicalizzerà ulteriormente la situazione. I falchi di Israele come il ministro dell’Economia e ultranazionalista Naftali Bennett, continuano a invocare una operazione militare nella zona araba di Gerusalemme, una operazione che secondo lui dovrebbe rifarsi a quella del 2002 in Cisgiordania.

Dc

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