Medio Oriente. Il caos di oggi viene da lontanoTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Medio Oriente. Il caos di oggi viene da lontano

Sempre più analisti sono perfettamente concordanti nell’indicare nei maldestri interventi dell’Occidente in Afghanistan e Iraq la premessa del caos odierno in Medio Oriente. Ma forse non si è trattato di errori casuali bensì dell’attuazione di un vero e proprio disegno che voleva esattamente produrre questi risultati. L’intervento russo in Siria rappresenta qualcosa che va contro questo progetto?

Recentemente anche Tony Blair ha ammesso che l’intervento dell’Occidente a guida Usa e Gran Bretagna in Iraq è stato un errore. Sempre recentemente anche noi abbiamo parlato in modo approfondito di come ogni obiettivo dell’intervento americano e occidentale in Afghanistan sia stato completamente disatteso. Quanto sta accadendo in questi anni, a cominciare con le Primavere Arabe del 2011 dunque, potrebbe rientrare all’interno di qualcosa di molto più ampio, di un progetto di ampio respiro mirante a destabilizzare intere aree geografiche per il conseguimento di obiettivi economici e geopolitici. Detta così può sembrare difficile ma basta rimettere insieme tutti i pezzi del mosaico per avere un quadro più delineato. Cominciamo dal principio: se i servizi segreti hanno dovuto inventare che Saddam Hussein era in possesso di armi di distruzione di massa, fatto poi rivelatosi completamente errato, volevano costruire un pretesto per invadere l’Iraq, e quindi per occupare militarmente una regione. ritenuta importante per vari motivi.

Con l’avvento delle Primavere Arabe nel 2011 il quadro di destabilizzazione si è espanso anche in Siria, Libia ed Egitto, e dal momento che gli Usa hanno appoggiato in modo determinante tali cambiamenti sembra quasi che si tratti di un’altra modalità scelta per perseguire i propri obiettivi geopolitici. Gli Usa infatti hanno appoggiato la cacciata di Gheddafi, vedi la dichiarazione di Hillary Clinton: “We came, we saw, he died” , e in Egitto hanno appoggiato Mohamed Morsi fino all’epilogo della presa del potere da parte di Al-Sisi, che guardacaso è stato inizialmente osteggiato perchè ritenuto potenzialmente vicino a Mosca. In Siria ovviamente hanno appoggiato la rivolta contro Assad, e in Iraq hanno sostanzialmente lasciato solo il governo di Baghdad di fronte all’insorgenza dell’Isis che, in una sola estate (quella del 2014 ndr) ha realizzato una inspiegabile avanzata in tutta la zona settentrionale del Paese.

Le cose sono cambiate con l’intervento russo in Siria in quanto per la prima volta da decenni un’altra grande potenza si è inserita nel contesto del Medio Oriente fronteggiando gli interessi destabilizzanti americani. Se grazie all’intervento russo infatti gli sforzi di cambiare l’assetto del Medio Oriente dovessero fallire, gli americani e i loro alleati dovranno prendere atto di un fallimento epocale e prendere la storica decisione se continuare a gettare benzina sul fuoco oppure prendere atto del nuovo mondo “multipolare” e sedersi a un tavolo per trattare.

Dc

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