Medio Oriente. L'Iran costruisce l'egemonia regionaleTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Medio Oriente. L’Iran costruisce l’egemonia regionale

Teheran è sempre più protagonista nello scenario del Medio Oriente e, a causa della destabilizzazione totale causata dall’insorgenza dello Stato Islamico, mira ad acquisire un ruolo di egemonia regionale aiutando a stabilizzare la situazione. Da Hezbollah agli Houthi, passando per Damasco, Teheran con pazienza espande i suoi interessi, e mette radici in Iraq, e questo ovviamente non piace a Stati Uniti, Israele, Turchia e Arabia Saudita. 

Si è detto e scritto molto circa le origini dello Stato Islamico e dello scontro frontale accesosi in seno al mondo islamico. A voler essere tranchant si potrebbe parlare di scontro tra sciiti e sunniti, ma chiaramente gli interessi confessionali si confondono con quelli geopolitici, tessendo una tela intricata che è molto difficile riuscire ad analizzare nella giusta misura. Di fronte ai tagliagole del Califfo, alle fosse comuni, alla pulizia etnica e alla follia dell’integralismo ci si sarebbe aspettati una risposta globale, eppure nonostante la famigerata “coalizione” anti-Isis abbia bisogno di forze sul campo, sembra quasi che l’Iran venga visto come un nemico più che come un partner, e questo a dispetto delle trattative sul nucleare con l’Aiea e gli Stati Uniti. Del resto Israele è stato sin troppo chiaro e di certo non è pronto a fare concessioni di alcun tipo alla Repubblica Islamica, che sa di essere peraltro al centro di campagne incrociate di boicottaggi e di destabilizzazione interna ed esterna. Inutile dire che l’Iran sembra quasi essere il “reale obiettivo” di questa destabilizzazione, e lo stesso Isis viene probabilmente visto come un “alleato tattico” in questo senso.

I buoni e cattivi quando si parla di geopolitica non esistono in quanto i singoli attori cercano con cinismo unicamente di trarre vantaggio da ogni situazione. Basti pensare che il governo iracheno aveva annunciato una grande campagna per riconquistare Mosul in primavera, campagna poi arenatesi in quanto gli Usa erano timorosi che in questo modo le milizie sciite addestrate da Teheran potessero prendersi tutto il merito di aver sconfitto l’Isis. La realtà è che l’Occidente ha scelto i sunniti all’ interno di questa “Guerra Mondiale Islamica” ed è schierato contro l’Iran ovunque, dalla Siria dove ha appoggiato sin da subito la rivolta contro Assad, sino allo Yemen, dove appoggia la guerra dell’Arabia Saudita contro gli Houthi. In questo senso l’alleanza Teheran-Hezbollah-Damasco-Houthi sta resistendo con ogni mezzo agli assalti , ponendo le basi per un conflitto di lunga durata. All’interno di questo scacchiere Teheran si gioca le sue carte in Iraq, dove il governo di Baghdad, sciita, subisce pressioni fortissime da parte degli Stati Uniti.

Ma anche l’Iran, si sa, vuole agire da grande potenza e soprattutto pensa di farlo coerentemente alla tradizione che fu, 2500 anni fa, della Persia di Ciro il Grande. A distanza di millenni infatti gli interessi in politica estera dell’antica Persia non sono cambiati e coprono ancora la zona che va dal Mediterraneo fino al Golfo Arabo, comprendendo anche Libia, Bulgaria, Turchia, Egitto e per l’appunto Siria, Oman, Iraq, Libano e perfino Afghanistan. Come suggerito anche dall’autorevole “Foreign Policy” gli iraniani tendono a interpretare se stessi ancora come una grande potenza, e de facto stanno esercitando una sorta di egemonia nelle quattro città più importi dell’area: Sanaa, Beirut, Damasco e Baghdad. Non solo, la politica di Teheran starebbe portando a un peso maggiore dell’Iran anche a Kabul e nel Bahrain, di conseguenza se l’Occidente dovesse togliere le sanzioni economiche contro la Repubblica Islamica a seguito delle trattative sul nucleare, ecco che l’Iran potrebbe reinvestire il surplus nell’egemonia regionale. Insomma lo Stato Islamico dal punto di vista geopolitico si presenta come un competitor dell’Iran, e dunque come un potenziale alleato indiretto delle mire egemoniche occidentali. D’altro canto l’Iran sta diventando un riferimento per tutti quei paesi che stanno lottando contro il terrorismo senza ricevere aiuti alcuni dalla comunità internazionale, ed è questo il caso di Siria e Iraq.

Gb

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