Medio Oriente. L'Isis è grande quanto l'Italia ma batterlo è possibileTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Medio Oriente. L’Isis è grande quanto l’Italia ma batterlo è possibile

L’Isis ormai controlla un territorio paragonabile per estensione all’Italia. Si tratta di un territorio molto vasto tra Siria e Iraq di almeno 270.000 chilometri quadrati e con 11 milioni di abitanti. L’Isis però per quanto temibile rappresenta un nemico battibile dal punto di vista militare, e potrebbe avere vita breve. 

Dopo la strage consumata allo #CharlieHebdo ora già si parla meno dello Stato Islamico eppure il Califfato fondato la scorsa estate dal Califfo Al Baghdadi tra Siria e Iraq esiste ancora e si configura sempre di più come uno Stato a se stante con proprie istituzioni, un proprio territorio e una popolazione che si aggira intorno agli undici milioni. Secondo diverse stime conterebbe tra i quaranta e i sessantamila miliziani armati, peraltro con armi moderne, quelle abbandonate dall’esercito iracheno la scorsa estate durante la grande offensiva lanciata dallo Stato islamico in Iraq. In quella occasione le truppe del Califfo hanno preso la città di Mosul quasi senza combattere, impossessandosi di attrezzature militari moderne che erano state lasciate in loco dalle truppe americane. Per quanto riguarda i finanziamenti e gli appoggi che l’Isis ha ricevuto e riceve rimandiamo ad altri approfondimenti, ma basta farsi un giro sul web per verificare come vi siano ombre pesantissime che accusano paesi come Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Israele e anche indirettamente gli Stati Uniti di aver supportato in diversi modi i miliziani islamici nell’ottica della guerra civile in Siria cominciata nel 2011 contro Bashar Al-Assad.

Ora lo Stato Islamico è una realtà e la novità è che esiste una coalizione a guida americana che ha cominciato la scorsa estate a bombardare le postazioni dell’Isis, anche se nella maggior parte dei casi si sono rivelati poco efficaci. L’avanzata dell’Isis però è stata in qualche modo arginata, sicuramente in Siria dove l’iniziativa è in mano all’esercito siriano fedele a Bashar al-Assad e negli ultimi mesi anche in Iraq, dove l’esercito iracheno sembra essersi finalmente riorganizzato e sta riconquistando villaggi e provincie che erano caduti in mano ai miliziani dello Stato Islamico. Emblematico il caso di Kobane, al confine turco-siriano, dove lo Stato Islamico ha cinto d’assedio la città difesa dai curdi dell’Ypg e dai raid della Coalizione. La battaglia di Kobane ha conquistato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo che hanno mitizzato la battaglia per Kobane proponendo paragoni impegnativi come con Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale. In realtà a Kobane si è assistito all’eroismo dei curdi che hanno affrontato da soli l’assalto sul campo dell’Isis, abbandonati dall’esercito turco che è rimasto a guardare mentre i soldati del Califfo issavano la bandiera nera sulla collina prospiciente. L’assedio di Kobane però è stato spezzato e la città si è rivelata una vera e propria sconfitta per lo Stato islamico che  ha subito perdite importanti probabilmente superiori al migliaio di uomini, dimostrando tutti i suoi limiti in un conflitto militare contro truppe motivate a difendere la propria terra a costo della vita.

Anche la Siria di Bashar al-Assad riesce a respingere quotidianamente gli assalti dello Stato Islamico anche se il problema è che l’Isis è sia uno Stato sia una organizzazione terroristica potendo così combattere una guerra su due piani: quello simmetrico e quello asimmetrico. Di conseguenza rappresenta una minaccia importante che deve essere sconfitto su due livelli, ancor più che lo Stato Islamico si sta radicando nei territori strappati alla Siria e all’Iraq negli ultimi mesi. Viceversa si può anche sostenere che l’Isis stia contemporaneamente perdendo la guerra dal punto di vista militare dal momento che i bombardamenti della Coalizione avrebbero decapitato gran parte dei capi storici e i miliziani sarebbero in difficoltà su diversi fronti. Inoltre nei prossimi mesi l’esercito siriano e iracheno potrebbero lanciare delle offensive volte a riprendersi i territori sottratti dal Califfo, e un intensificarsi dei raid renderebbe molto difficile allo Stato Islamico riuscire a sopravvivere. Nonostante questo però lo Stato Islamico oggi è una realtà, un territorio di 270.000 metri quadrati grande quanto l’Italia esclusa la Sardegna con undici milioni di abitanti. Un vero e proprio Stato con un capo carismatico, grande disponibilità finanziaria e un vero e proprio sistema di sicurezza e militare. Uno Stato con una propria cultura ben precisa e soprattutto dominata dalla legge della Sharia, applicata in modo spietato dai fanatici dello Stato islamico. Ma l’Isis ha anche il suo ministero delle finanze che decide in modo molto preciso le misure economiche da adottare, dimostrando di saper gestire un territorio vasto e difficile da controllare. Non solo, l’Isis ambisce ad ampliare il proprio territorio e infatti ogni villaggio e città conquistato viene obbligato a seguire le leggi dello Stato Islamico. Ma questa grande potenza potenziale viene inficiata dal fatto che l’Isis sia sotto assedio su tutti i fronti e per quanto potrà anche riuscire in singole incursioni la sensazione è che se dovessero diminuire i suoi appoggi internazionali potrebbe ben presto essere disinnescato almeno dal punto di vista militare.

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