Medio Oriente. Riprendono fragili colloqui di pace tra Israele e PalestinesiTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Medio Oriente. Riprendono fragili colloqui di pace tra Israele e Palestinesi

Medio Oriente. Riprendono fragili colloqui di pace tra Israele e Palestinesi

A Washington sono cominciati i colloqui tra i negoziatori israeliani Tzipi Livni e Yitzhak Molko e quelli palestinesi Saeb Erekat e Mohammed Shtayyeh. La pace rimane lontana e in Palestina si accende la rivalità tra Abu Mazen e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp).

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Si fa un gran parlare dei colloqui di pace di Washington dove sono convenuti i negoziatori israeliani e palestinesi per riprendere quei negoziati bilaterali che sono stati abbandonati per oltre tre anni. Israele ha inviato Tzipi Livni e Yitzhak Molko, mentre i palestinesi Saeb Erekat e Mohammed Shtayyeh. Difficile che questi negoziati approdino effettivamente a qualcosa di concreto anche perchè i nodi del conflitto tra israeliani e palestinesi rimangono irrisolti. Israele continua a rifiutare ad esempio la restituzione di Gerusalemme Est ai palestinesi e il ritorno dei profughi, due posizioni unilaterali che pregiudicano sul nascere i negoziati. Gli Stati Uniti poi giocano a fare gli attori neutrali, ma nella realtà ormai tutti sanno che non è così dal momento che Washington da vent’anni sembra essere solidale con Israele. L’Anp, Autorità Nazionale Palestinese, di Abu Mazen, sembra avere una posizione inconsistente, e soprattutto sembra essere incapace di mantenere la promessa fatta al suo popolo che la libertà e l’indipendenza sarebbero state conquistate grazie all’applicazione della legalità internazionale dell’Onu. Come riferisce Nena News però, qualcosa si sta muovendo anche all’interno dello schieramento palestinese, con Abu Mazen che trova sempre più opposizioni interne al suo progetto. Domenica a Ramallah i reparti antisommossa di polizia dell’Anp hanno caricato i manifestanti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) che erano scesi in piazza per contestare la scelta del presidente palestinese. Abu Mazen viene accusato di fare da solo, ignorando le altre forze politiche all’interno e all’esterno dell’Olp. Del resto sembra che la maggioranza di Fatah, il partito di Abu Mazen, sia molto seccata nei confronti della ripresa dei negoziati con Israele, decisa senza garanzie sullo stop degli insediamenti da parte di Tel Aviv. Come se non bastasse proprio Abu Mazen ha chiuso ogni rapporto con Hamas, e va avanti sulla sua strada anche se finora l’unico successo ottenuto è stata la scarcerazione di 104 detenuti da parte di Israele, che però ha rifiutato di porre un freno alla colonizzazione e di negoziare un accordo sulla base dei confini del 1967. Netanyahu sa benissimo che con questo accordo transitorio otterrà il tempo necessario a costruire altre colonie, ma anche lui dovrà guardarsi dai falchi interni che vedono di cattivo occhio per principio anche solo l’apertura di un tavolo di discussione coi palestinesi. Sono molti i falchi che hanno preso posizione contro la liberazione dei 104 detenuti, e “Focolare ebraico”, partito ultranazionalista che fa parte della maggioranza di governo, ha chiesto più case nelle colonie per compensare la decisione sui prigionieri palestinesi. 

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