Medio Oriente. Si allarga il conflitto siriano, venti di guerra tra Israele e HezbollahTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Medio Oriente. Si allarga il conflitto siriano, venti di guerra tra Israele e Hezbollah

Medio Oriente. Si allarga il conflitto siriano, venti di guerra tra Israele e Hezbollah

La situazione in Medio Oriente si sta velocemente deteriorando dopo che Israele ha colpito un convoglio di Hezbollah e dell’esercito siriano sul Golan scatenando la reazione del gruppo sciita libanese che ha risposto con una ritorsione analoga. La situazione sembra essere appesa a un filo e la sensazione è che da un momento all’altro Tel Aviv potrebbe decidere una offensiva che avrebbe conseguenze disastrose per la regione. 

Il Medio Oriente rischia di piombare in una nuova situazione di guerra, questo nonostante in Siria infuri una feroce guerra civile ormai da quattro anni. Nelle ultime due settimane infatti i rapporti già pessimi tra Israele, Hezbollah, Damasco e Iran si sono progressivamente deteriorati rischiando di portare a una nuova situazione di guerra potenziale. Non è un segreto infatti che Israele abbia sorriso non poco vedendo il forte nemico della Siria flagellato da una guerra civile interna, e negli ultimi tre anni l’aviazione israeliana ha colpito diverse volte obiettivi militari direttamente in territorio siriano, una palese violazione di ogni tipo di accordo avvenuta però all’interno del caos della guerra civile. Damasco ha dunque scelto di non rispondere agli attacchi subiti anche perchè aprire un nuovo fronte con Israele mentre ancora la Siria era minacciata da bande di miliziani islamici avrebbe rappresentato una sorta di suicidio militare e geopolitico. La Siria però ha saputo resistere e anche grazie all’intervento attivo dei miliziani di Hezbollah è riuscita pian piano a riprendere in mano l’iniziativa militare e a liberare intere regioni, consolidando quindi la presenza militare di Damasco e facendo nella sostanza sopravvivere la Siria come Stato. Come molti sanno Hezbollah, milizia sciita libanese, è alleata di Teheran, a sua volta salda alleata di Damasco, e dal momento che i miliziani di Hezbollah sono andati a combattere in Siria a Tel Aviv hanno cominciato a temere che alcune armi russe e iraniane potessero finire proprio nelle mani di Hezbollah. Da qui la decisione di colpire più volte Hezbollah anche in territorio siriano, una palese violazione della sovranità della Siria che però è stata bellamente ignorata dalla comunità internazionale. Peccato che proprio qualche giorno fa Israele abbia colpito un convoglio dell’esercito siriano nel quale si trovava anche Jihad Mughnyeh, figlio di Imad Mughniyeh, storico comandante militare degli Hezbollah ucciso nel 2008 a Damasco in una esplosione attribuita dai suoi compagni ad Israele. La sua unità sarebbe stata colpita dai razzi israeliani mentre si trovava in perlustrazione  nel villaggio di Mazrat al-Amal, in prossimità di Kuneitra, la capitale siriana del Golan, a pochi chilometri da Israele ma ancora in territorio siriano. Da qui la reazione di Hezbollah che nei giorni scorsi ha reagito colpendo con dei razzi un convoglio militare israeliano uccidendo quattro soldati, e la reazione isterica di Tel Aviv che ha promesso di fare dei territori di Hezbollah lo stesso che fece la scorsa estate di Gaza. Ma Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha mandato un chiaro messaggio a Israele dicendo che il gruppo libanese non intende fare una guerra contro Tel Aviv anche se non esiterà a rispondere con rappresaglie ad eventuali attacchi. Il leader ha spiegato che dopo la morte di un generale iraniano nell’attacco dei giorni scorsi Hezbollah non ha avuto scelta che rispondere alla provocazione per non far passare il concetto che si possa colpire soldati di Hezbollah in territorio siriano senza conseguenze. Da qui la richiesta di Nasarallah a Israele, ovvero quella di smetterla con le provocazioni che potrebbero portare a una nuova guerra vera e propria. Nasrallah però ha anche detto che Hezbollah reagirà duramente ogni qual volta un membro verrà colpito. La situazione resta dunque molto fluida, la speranza è che le due parti possano mantenere i nervi saldi dal momento che il rischio di un allargamento a macchia d’olio del conflitto siriano rimane reale sullo sfondo con conseguenze potenzialmente devastanti.

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