Melilla, i migranti e i muri dell’EuropaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Melilla, i migranti e i muri dell’Europa

Melilla, i migranti e i muri dell’Europa

Seicento persone, tutti subsahariani, hanno tentato di entrare a Melilla giovedì. 145 di questi sono riusciti a oltrepassare il muro mentre gli altri non sono stati abbastanza fortunati e sono stati consegnati nelle mani della polizia marocchina.  

Fonte: Oltremedianews

Il primo gruppo di migranti si è presentato alle porte di Melilla alle 6 di mattina. Erano in 400 e hanno tentato di scavalcare il muro in vari punti. La maggior parte di loro non è riuscita nell’impresa ed è rimasta per 6 ore nello spazio che separa la zona spagnola dal Marocco. La reazione della Guardia Civile spagnola è stata immediata e violenta. Molti di loro, ancora arrampicati sulla barriera, hanno appiccato il fuoco ai propri vestiti nel tentativo di tenere lontani i poliziotti.

Cinque migranti sono rimasti feriti in questi scontri e sono stati poi assistiti dalla Croce Rossa e portati all’ospedale. Altre 140 persone sono invece riuscite ad arrivare al CETI, il Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes al grido di “Bosa, bosa!”, (Vittoria, vittoria). Si sono aggiunti agli altri 2 mila migranti che già occupano il centro, un numero di gran lunga superiore a quello previsto per una struttura del genere, per la precisione 480. Molti feriti anche tra le persone respinte e consegnate alle autorità marocchine. Almeno una quarantina sono stati portati nel ospedale di Nardon, località marocchina nei pressi di Melilla.

Quanto successo ha riacceso la polemica circa la situazione delle enclave spagnole e sulla gestione delle frontiere. Il 25 aprile è stato approvato un decreto di emergenza, che stanzia 2,1 milioni di euro, per iniziare i lavori per la messa in sicurezza delle frontiere di Ceuta e Melilla. Le organizzazioni umanitarie ritengono che l’area del recinto sia spagnola, e che quindi, una volta li, i migranti non possono essere consegnati al Marocco. Le persone prive di documenti e non identificate, infatti, hanno tutto il diritto a un processo giusto, che decida se hanno il diritto di asilo o meno. La maggior parte di queste persone, infatti, proviene da paesi di guerra o con regimi autoritari e rischiano molto tornando a casa.

Questo non è un problema spagnolo bensì di tutta l’UE, che ha fatto del libero scambio la sua arma più forte. Il libero scambio, però, è tale se riguarda tutti, se coinvolge anche gli altri, non solo le merci di cui abbiamo bisogno. Vivere sullacosta marocchina è frustrante. Vedere i traghetti che attraccano a ogni ora, gente che viene, turisti, imprenditori, famiglie in vacanza. Tutti che si muovono liberamente. Loro, gli altri. Da questa parte invece si guarda e basta, o si guarda e si spera. La frustrazione è decuplicata se invece che marocchini coloro che sperano sono subsahariani, perché loro sono migranti anche da questa parte del Mediterraneo. Loro non sono desiderati neanche qui, non lo sono da nessuna parte.

   Elda Goci

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