Messico. Il Pri vince le elezioni, Pena Nieto il nuovo Presidente | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Messico. Il Pri vince le elezioni, Pena Nieto il nuovo Presidente

Il Pri di Pena Nieto è riuscito a vincere le elezioni presidenziali in Messico battendo la sinistra di Obrador, e il partito di Calderòn con la sua candidata Josefina Vazquez Mota. A Città del Messico invece ha stravinto la sinistra, ribadendo ancora una volta le differenze tra la Capitale e il resto del Paese e confermando Città del Messico come un’isola rossa all’interno di un Paese turbolento, contraddistinto da corruzione, disoccupazione, e dalla guerra dei narcos.

Era dal 2000 che il Pri, Partito Rivoluzionario Istituzionale, non riusciva a vincere le elezioni. E dire che per 71 lunghi anni il Pri ha tenuto saldamente tra le sue mani il Messico, al punto di guadagnarsi la definizione di “dittatura perfetta” (il termine fu coniato per la prima volta da  Mario Vargas Llosa) . Oggi però il Pri è tornato alla vittoria, conseguendo una vittoria prevista e prevedibile all’interno di un Paese diviso e caratterizzato dall’enorme problema del narcotraffico. Alla fine le elezioni presidenziali sono state vinte da Pena Nieto, avvocato 45enne, ex governatore dello Stato di Mexico. Padre di cinque figli, Nieto è un personaggio vicino all’Opus Dei, ed era il candidato oltre che del Pri, anche di Televisa, il maggior network televisivo del Messico. Secondo i primi dati diffusi dall’Istituto federale elettorale, Nieto ha ottenuto il 38% dei voti, riportando così il Pri all’interno delle sale del potere. Nieto ha sconfitto la sinistra di Andrès Manuel Lopez Obrador (Prd), lo stesso candidato battuto sei anni fa da Calderòn, che ha ottenuto il 31% dei voti. Al terzo posto si è classificata la candidata di Calderòn, Josefina Vazquez Mota, con poco più del 25% dei voti. Pena Nieto non è un uomo aduso alla politica, per questo in molti sono curiosi di vederlo all’opera in un Paese che di politica ha un disperato bisogno. Il successo del candidato del Pri, secondo molti, è statop dovuto a una martellante campagna televisiva che lo ha rappresentato come un vincente, insomma l’uomo giusto per voltare capitolo dopo la terribile tragedia della guerra dei narcos, che ha provocato oltre 50.000 morti dal 2006 a oggi. Il Paese ereditato da Nieto è un Paese esausto, caratterizzato da una enorme disoccupazione e da una mancanza di fiducia nelle istituzioni da parte di cittadini sempre più demoralizzati. Anche per questo motivo Nieto in campagna elettorale ha promesso un governo efficace, e soprattutto una maggiore realpolitik all’interno del contesto sociale messicano. Per questo il Pri potrebbe anche scendere a patti con i narcos in modo analogo a quanto fatto anni fa dall’ex presidente Salinas, a suo tempo sospettato di convivenza con i narcos. ma se questo è un quadro valido per Messico nel suo insieme, la stessa cosa non vale per la Capitale, Città del Messico, dove invece ha trionfato la Sinistra. Un “Paese nel Paese” Città del Messico, dove ha trionfato il 46enne Miguel Angel Mancera, candidato della sinistra. A Città del Messico del resto la Sinistra ha cominciato a vincere  sin dagli anni Novanta, quando il suo primo sindaco du Cuathèmoc Cardenas, il caudillo della sinistra messicana, poi seguito da Lopez Obrador e Marcelo Ebrard. La metropoli messicana del resto, con i suoi dieci milioni di abitanti, non ha niente a che vedere con il resto del Paese. A Città del Messico si possono legalmente praticare gli aborti fino alle prime dodici settimane di gravidanza, e soprattutto sono consentiti i matrimoni gay, due pratiche assolutamente vietate nel resto del Paese, con cui la Capitale sembra centrare poco o niente. Anche la guerra dei narcos ha solo lambito Città del Messico, motivo in più per il Pri per interrogarsi su come fare, dopo aver conquistato il Messico, a conquistare anche la Capitale.

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