Messico in fiamme dopo la strage degli studentiTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Messico in fiamme dopo la strage degli studenti

Messico in fiamme dopo la strage degli studenti

Oltre 45.000 persone sono scese in piazza a Città del Messico a sostegno delle famiglie degli studenti massacrati a Iguala.  E proprio a Iguala, il luogo dove il mese scorso sono stati uccisi 6 studenti e dispersi altri 43, i manifestanti sono scesi in strada per chiedere giustizia e hanno preso d’assalto la sede del municipio dandola alle fiamme. La situazione in Messico appare sempre più esplosiva. 

Da un lato i narcos che da ormai anni insanguinano le strade del Messico, dall’altro gli studenti che sono stati massacrati a Iguala il mese scorso con la polizia che ha spiccato un mandato di arresto per il sindaco della città di Iguala, sua moglie e un suo collaboratore. L’accusa è molto grave, ovvero quella di aver ordinato l’attacco del mese scorso contro gli studenti, una tragedia conclusasi con sei morti ufficiali e almeno 43 dispersi. Il sindaco avrebbe sostanzialmente chiesto a un gruppo di narcotrafficanti di occuparsi degli studenti che stavano protestando contro i tagli del governo nelle scuole rurali messicane e avevano occupato un autobus. Nei giorni successivi sono state ritrovate delle fosse comuni nella regione di Iguala, così in molti credono che i corpi ritrovati siano proprio quelli degli studenti. Comprensibile quindi la rabbia della società civile messicana che ha subito organizzato diverse iniziative di protesta anche per sensibilizzare l’opinione pubblica. A Città del Messico erano 45.000 i manifestanti che sono scesi in piazza a sostegno dei familiari degli studenti scomparsi, tutto questo mentre a Iguala andava in scena una manifestazione meno pacifica al termine della quale i dimostranti hanno dato alle fiamme la sede del municipio senza fare vittime. Il governo dal conto suo ha detto di voler fare di tutto per far luce sull’accaduto e il ministro della Giustizia, Jesus Murillo Karam, ha detto alla stampa di ritenere che sia stato proprio il sindaco di Iguala Jose Luis Abarca assieme alla moglie e al responsabile della pubblica sicurezza a organizzare gli eventi avvenuti il mese scorso e che hanno portato alla morte degli studenti. Sarebbe stato Abarca dunque a ordinare alla polizia di sistemare gli studenti, che negli ultimi tempi erano particolarmente attivi nella regione, in modo che non disturbassero un evento organizzato dalla moglie del sindaco. Proteste in sostegno degli studenti desaparecidos sono andate in scena anche in altre 50 città messicane, segno che parte della società messicana non è disposta ad accettare la strage di Iguala facendo finta di nulla. Intanto emergono anche dettagli agghiaccianti relativi alla morte degli studenti. Come dichiarato da padre Alejandro Solalinde, difensore dei diritti umani e direttore della casa del migrante infatti, gli studenti sarebbero stati messi su una pila di legna cui sarebbero state appiccate le fiamme mentre erano ancora vivi. Il governo conosce questo sin dall’inizio. Solo che non lo vuole ammettere“, ha detto padre Solalinde all’agenzia di stampa italiana Misna. Il religioso ha aggiunto che il governo non permette agli esperti di analizzare liberamente le prove e che pone seri ostacoli. A oggi comunque sono stati già arrestati dalle autorità messicane 36 esponenti della polizia municipale e 18 Guerreros Unidos, ovvero il gruppo di narcos che avrebbe materialmente eseguito l’eccidio. Ci sarebbero poi testimoni che hanno anche tracciato una mappa del luogo dove sarebbe possibile ritrovare i corpi bruciati dei ragazzi. 

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