Messico. La polizia usa il pugno duro contro la protesta socialeTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Messico. La polizia usa il pugno duro contro la protesta sociale

Il governo messicano ha inviato oltre 3500 elementi della polizia federale nello stato di Guerrero e nelle scorse ore un gruppo di agenti avrebbe aggredito un gruppo di familiari e studenti a Chilpancingo, causando una ventina di feriti. Il governo del Messico sembra voler usare il pugno duro per porre fine alle proteste sociali. 

Nessuno ancora riesce a dimenticare i 42 desaparecidos di Iguala, sicuramente non ci riescono i messicani ormai stanchi delle violenze, della corruzione, della collusione del governo con i narcotrafficanti a vario livello. Proprio il governo messicano negli scorsi giorni ha inviato oltre 3500 elementi della polizia federale nello stato di Guerrero, quello dove si è consumata la tragedia dei desaparecidos, ma in molti temevano che più che una task force per trovare i desaparecidos e i narcos fosse in realtà un vero e proprio tentativo di reprimere il movimento di protesta che si sta creando intorno a quella vicenda. Nella notte di sabato infatti un gruppo di agenti ha aggredito un gruppo di familiari e studenti a Chilpanchingo, capitale dello stato, e alla fine il bilancio parla di 17 feriti tra cui uno molto grave. Gli scontri sono cominciati in Plaza “El Caballito” dove alcuni giovani poco prima dell’alba stavano preparando il concerto che sarebbe andato in scena domenica mattina. Proprio mentre stavano sistemando delle transenne tutto intorno sono stati attaccati verbalmente da alcuni agenti. Poi, secondo quanto riferisce Contropiano, gli stessi elementi sono entrati nel vicino hotel Real del Sol, dove avrebbero cominciato a percuotere gli studenti. Sul posto sono subito arrivati alcuni giornalisti assieme ai genitori degli studenti scomparsi, ma anche personale docente del sindacato CETEG  (Coordinadora Estatal de Trabajadores del Educación) e membri del MSG (Movimiento Social Guerrerense). 

Ne è seguita una forte tensione terminata con l’arrivo di un altro gruppo di poliziotti che hanno caricato e disperso i manifestanti, fermandone diversi. A quel punto ci sarebbero stati momenti concitati con duri scontri con la polizia e lancio di lacrimogeni, ma alcuni testimoni parlano persino di un pick-up bianco che avrebbe attraversato la strada investendo e ferendo diverse persone tra cui tre poliziotti. Alla fine l’operazione di polizia si è conclusa con 17 feriti tra cui due familiari dei desaparecidos. Ferito anche il fotoreporter dell’emittente antagonista Regeneración Radio, cui è stato rotto un braccio e pare rischi di perderne la mobilità, lo studente Ernesto Cruz Flores, con frattura della mandibola, e Lambertino Cruz, padre di uno degli scomparsi, che ha la testa fratturata. Non solo, la Croce Rossa locale avrebbe negato attenzione medica ai feriti, costretti a essere portati negli ospedali della zona. Il ministro dell’Interno, Osorio Chong, ha dichiarato che non verranno tollerai altri blocchi e scioperi nello stato di Guerrero, mentre subito dopo il ministro della Marina, Francisco Soberòn, ha detto che i familiari delle vittime sarebbero manovrati da gruppi di destabilizzatori, ovviamente gli studenti e gli oppositori al governo di Pena Nieto. L’aggressione mostra quindi che le autorità non sarebbero disposte a tollerare la crescita della protesta sociale. Anche per questo il governo recentemente ha riformato gli articoli 11 e 73 della Costituzione mettendo in contrasto il diritto della mobilità degli automobilisti con quello di protestare dei manifestanti.

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