Messico. Scontri tra docenti e poliziaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Messico. La rivolta dei docenti repressa dalla polizia

Si infiamma il Messico dopo che la polizia si è scontrata con gli insegnanti che occupavano la piazza centrale di Città del Messico.

Si parla poco del Messico, paese che come ebbe a dire Porfirio Diaz è “così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti”. Invece il grande Paese centroamericano è alle prese ormai da anni con una situazione interna piuttosto turbolenta. Da un lato la terribile guerra ai narcos, che ormai controllano vaste aree del Paese, dall’altro le contestazioni di gran parte della cittadinanza al governo di centrodestra di Pena Nieto, accusato peraltro di brogli due anni fa dalla sinistra. Venerdì 13 settembre il governo del Messico ha preso la decisione importante di ordinare alla polizia di evacuare piazza Zocalo, la più grande di Città del Messico, dove migliaia di insegnanti in sciopero avevano messo le tende ormai da settimane per protestare contro la riforma dell’istruzione approvata dal governo. La riforma prevede tagli indiscriminati all’insegna dell’austerity e della privatizzazione selvaggia, per questo migliaia di insegnanti hanno deciso di mobilitarsi, scatenando la dura repressione del governo. Si sono verificati scontri pesanti con lanci di bombe molotov e pietre da parte dei manifestanti mentre gli agenti caricavano e lanciavano lacrimogeni. Almeno 31 persone sarebbero state arrestate a seguito degli scontri e la temperatura nel Paese resta alta dal momento che agil insegnanti si sono uniti anche militanti dell’opposizione di sinistra. Gli insegnanti hanno iniziato a scioperare per contestare la norma della riforma che ha introdotto un costante monitoraggio, tramite dei test, della loro condotta e delle loro capacità. Il governo aveva approvato questa misura per contrastare il potere dei sindacati di categoria, spesso accusati di corruzione e di avere un eccessivo controllo sulla distribuzione e la selezione delle assunzioni. Nei giorni scorsi il governo aveva ammonito che se la piazza non fosse stata liberata entro venerdì avrebbe ordinato lo sgombero alla polizia. Dopo la Colombia si infiamma dunque anche il Messico, e i due principali alleati degli Stati Uniti nell’area rischiano di entrare in una nuova stagione di incertezza politica e sociale.

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