Messico. Non si placa la collera dopo la strage degli studentiTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Messico. Non si placa la collera dopo la strage degli studenti

Durissimi scontri in Messico tra dimostranti e polizia a seguito del terribile massacro di 43 studenti avvenuto a Iguala qualche settimana fa per mano dei narcos ma con la complicità delle autorità locali. I manifestanti hanno bloccato l’accesso dell’aeroporto di Acapuluco, nello stato di Guerrero, e hanno affrontato le forze dell’ordine. 

Non si placa la rabbia in Messico dopo il terribile massacro dei 43 studenti bruciati vivi dai narcos. Anzi, per l’ennesima volta i messicani sono scesi in piazza per manifestare la loro rabbia nei confronti delle istituzioni, considerate complici di quanto successo a Iguala. La rabbia contro le istituzioni è cresciuta e nella giornata di ieri i dimostranti hanno deciso di effettuare un gesto ad effetto bloccando l’accesso all’aeroporto della località balneare di Acapulco, nello stato di Guerrero. A quel punto le forze dell’ordine sono intervenute ma i dimostranti hanno affrontato la polizia. Difficile accettare per molti di coloro che sono scesi in piazza che a Iguala sono stati bruciati vivi  molti dei loro compagni di scuola. Agghiaccianti le dinamiche del massacro con i 43 studenti che sarebbero stati sequestrati dalla polizia municipale per essere consegnati direttamente nelle mani della criminalità organizzata che li avrebbe poi massacrati su ordine del sindaco della città. Alla fine la polizia ha ceduto e i manifestanti sono riusciti a irrompere nell’aeroporto bloccandolo per oltre tre ore. Si è trattato di un duro colpo all’immagine del presidente Enrique Pena Nieto, che si era proposto come un giovane volto nuovo della politica messicana. Nieto è stato accusato da più parti di non aver fatto molto per risolvere la questione e di voler solo mettere sotto silenzio il massacro. Non solo, Nieto è stato anche accusato di non aver annullato gli impegni diplomatici in Asia.Sabato i dimostranti che chiedevano le sue dimissioni avevano assaltato e dato le fiamme l’ingresso del Palazzo presidenziale a Città del Messico, riportando la questione sotto i riflettori delle telecamere. La fiducia nelle autorità è talmente bassa che i dimostranti in tutto il Paese non credono nelle versioni ufficiali e continuano a chiedere che i ragazzi vengano restituiti in vita alle famiglie, si tratta dello specchio di un Paese, il Messico, dilaniato da qualcosa di molto simile a una continua guerra civile con le bande di narcos che ormai sono diventate una sorta di “Stato nello Stato”. La pazienza dei messicani però sembra essere terminata e dunque a Città del Messico ci si prepara a una nuova stagione di tensioni, tensioni che però evidentemente non interessano ai media occidentali dal momento che il Messico è troppo vicino agli Stati Uniti.

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