Messico. Oltre cento giornalisti uccisi in 15 anniTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Messico. Oltre cento giornalisti uccisi in 15 anni

 

Il Messico non è un paese per giornalisti. Ne sono morti oltre 100 in 15 anni eppure la comunità internazionale preferisce lanciare i suoi strali contro paesi come Venezuela e Cuba al posto che osservare la situazione in un paese strategico e importante come quello messicano. 

Fare i giornalisti in Messico significa rischiare letteralmente la morte. Sarebbero oltre un centinaio i giornalisti che hanno pagato l’esercizio della loro formazione con la vita, lo ha detto Luis Raul Gonzalez, a capo della Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH), che ha anche ricordato come ci siano almeno anche una ventina di desaparecidos. Le autorità però non sembrano prendere misure adeguate per proteggere coloro che decidono di denunciare quotidianamente i soprusi del crimine organizzato che, in Messico, ha assunto il controllo del territorio in diverse regioni. “Il Messico è uno dei paesi più pericolosi per i giornalisti”, ha detto il presidente della CNDH, e ben si comprende perchè dal momento che spesso i giornalisti sono gli unici che denunciano il malaffare informando la popolazione e condizionando l’opinione pubblica. Da qui la richiesta della società civile di aggiornare la legislazione sulla libertà d’espressione e quella all’Organizzazione di Protezione dei Giornalisti di concedere misure di sicurezze adeguate ai giornalisti. Del resto di Messico si parla ma molto poco con i “cavalieri” dei diritti umani che preferiscono concentrarsi contro gli obiettivi di sempre: Cuba e il Venezuela di Nicolas Maduro. Sembra quasi che il fatto che il Messico sia sostanzialmente in mano a bande criminali incontrollabili sia un fatto tutto sommato normale, anche se ovviamente non è così. Eppure Saviano, persona considerata super partes, ha recentemente lanciato un’invettiva contro il governo venezuelano che, secondo fonti americane, sarebbe coinvolto nel narcotraffico. Ovviamente si tratta di fonti parziali dato che il Venezuela è considerato dalla Casa Bianca una “minaccia per la sicurezza nazionale”, eppure lo scrittore campano le ha prese per vere prendendo posizione contro Caracas. Ma parlare di narcos e di Venezuela e non di Messico sembra perlomeno grottesco dato che le bande di narcos hanno oramai costituito in Messico quello che si configura come uno Stato nello Stato che le autorità non riescono o non possono arginare. E nessuno prende posizione contro il presidente Pena Nieto.

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