Messico. Una rondine non fa "Primavera"Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Messico. Una rondine non fa “Primavera”

Ovunque nel mondo ci siano delle proteste contro governi considerati “nemici” da Washington, i media occidentali accorrono a starnazzare a favore dei diritti umani. Quando invece le proteste e le violazioni arrivano nel cortile di casa, le proteste vengono risolte in un trafiletto. E’ quello che è successo in Messico dove nello Stato di Guerrero  in Messico sono scomparsi 57 studenti, ma nessuno paventa campagne umanitarie o “Primavere” contro il governo messicano. 

Se in Cina o in Russia un manifestante viene ucciso dalla polizia tutti i giornali del mainstream aprono  la rassegna stampa urlando allo scandalo, alla rivoluzione, al massacro. Lo avete potuto vedere con i vostri occhi ad esempio in Libia, quando sull’onda emotiva del “dittatore che uccide il suo popolo” la Nato decise di colpire militarmente la Libia del Colonnello inaugurando un periodo di guerra civile che ha distrutto la Libia come Stato sotto tutti i punti di vista. Anche in Brasile in occasione dei Mondiali di calcio le proteste sono state enfatizzate oltre ogni misura dal momento che il Brasile è un Paese “scomodo” per la Casa Bianca a causa delle sue posizioni anti-imperialiste in politica estera e della sua ispirazione socialista in politica interna. Oppure osservate quanto sta succedendo ad Hong Kong, dove il mainstream non vedeva quasi l’ora di riprendere in mondovisione delle proteste contro l’odiata e temuta Cina. Si tratta dello “story-telling” delle rivoluzioni colorate, come ad esempio quella di Kiev, dove trentamila persone in piazza sono diventate un popolo in armi che caccia il suo presidente oppressivo e corrotto, una sorta di bella fiaba data in pasto all’opinione pubblica occidentale. In Ucraina i media mondiali hanno accusato la polizia di brutalizzare i manifestanti mentre le immagini delle svastiche e dei neonazisti che sparavano in mezzo alla folla sono stati deliberatamente ignorati in modo da confezionare una verità sul “Majdan” artefatta e utile a giustificare quello che stava succedendo a Kiev. Viceversa quando la repressione dei governi colpisce in paesi “allineati” all’imperialismo americano, i media sono sorprendentemente cauti e discreti. E’ il caso del Messico dove nello Stato di Guerrero sono scomparsi 57 studenti a seguito di una manifestazione che era stata repressa con la violenza dalla polizia provocando anche sei morti a Iguala. Insomma il fatto che decine di persone scompaiano del nulla è evidentemente del tutto normale nel “libero” e capitalistico Messico, ma nessuno si deve indignare perchè i diritti umani valgono solo quando si tratta di accusare qualcuno che non piace a Washington. Inaky Blanco Cabrera, procuratore generale di Guerrero, ha detto ieri sera in conferenza stampa che la giustizia si sta interrogando sul ruolo che possono aver giocato agenti della polizia locale in queste sparizioni. Cabrera ha anche spiegato che una delle piste dell’inchiesta riguarda quelle che in Messico vengono chiamate “sparizioni forzate”, ovvero rapimenti effettuati dalla polizia o dalle forze di sicurezza, una misura quasi dittatoriale ma che non indigna i “cavalieri della democrazia” di casa nostra. Gli studenti scomparsi erano della scuola rurale di Ayotzinapa e stavano protestando contro le misure considerate discriminatorie a favore degli studenti cittadini e contro la riforma scolastica in generale. Del resto anche in Italia gli studenti che scendono in piazza per far valere i loro diritti vengono considerati dall’opinione pubblica e dai giornali come dei “facinorosi” e le manganellate della polizia, che arrivano sempre, non indignano proprio nessuno. Altrove invece basta una manganellata per scatenare i campioni dei diritti umani, un doppiopesismo spietato che rimane, a oggi, l’arma principale del dominio americano sul mondo.

Dc

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