Migranti, dall’Africa solo economici?Tribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Migranti, dall’Africa solo economici?

Ovviamente no.  Con i prossimi articoli approfondiremo un po’ il continente africano e le cause che stanno obbligando centinaia di migliaia di persone a fuggire.

Il primo ottobre è uscito un articolo di Paolo Bracalini  sul Giornale dove veniva intervistata Anna Bono professoressa di Storia ed esperta d’Africa (qui trovate l’articolo in questione : http://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-poveri-e-disperati-questi-sono-falsi-profughi-1165168.html).

Un passo dell’intervista recita le seguenti parole e mi soffermo solo su questo o vi obbligherei al suplizio di leggere una tesi di laurea: « Chi sono allora gli emigranti che arrivano da noi sui barconi? In maggioranza non appartengono ai ceti più poveri della società africana. Le caratteristiche che mi sembrano accomunarli sono: giovani, in prevalenza maschi, sicuramente scolarizzati anche con titoli di studio da scuola media superiore, in grande maggioranza partiti da centri urbani dove avrebbero potuto continuare a vivere, in situazioni che magari ai nostri occhi sembrano invivibili, ma che in Africa rappresentano già un traguardo rispetto alle centinaia di milioni di persone realmente in miseria».

Sembra il solito ritornello qualunquista che spesso si sente al bar, ma è anche vero che in un solo articolo è difficile cercare di dare un quadro della situazione di un intero continente. Dal seguente articolo cercherò di approfondire per quanto mi concerne, il discorso profughi, immigrati e rifugiati.

Innanzi tutto il continente africano è composto da 54 paesi, e non tutti ovviamente, sono attraversati da crisi profonde, umanitarie, politiche o dove i diritti umani non sono presi in considerazione.  Per quanto riguarda le ex colonie del nostro paese è difficile individuare, anzi è impossibile individuare un paese con un’ economia emergente, con un benessere diffuso almeno tra la classe media. In cima alla lista, delle nostre ex colonie, che secondo l’articolo la popolazione scappa solo nei paesi confinanti, c’è la Somalia. Dopo la caduta del regime di Siad Barre, nel 1991, sul paese è calata una coltre di caos, trasformando il paese in un Falled States (paese senza Stato). La sua popolazione a dapprima subito una lunghissima  guerra civile dove hanno perso la vita due giornalisti: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che indagavano sui traffici delle scorie nucleari dei nostri connazionali, poi hanno subito la pirateria, l’estremismo che è passato dalle Corti islamiche ai temuti Al Shabaab, che respinti nel sud del paese, ora spesso attaccano il Kenya. Si dice che la crisi più acuta sia passata. La parte nord, ex colonia inglese, da diverso tempo vive una relativa normalità e dove si sono formate due regioni autonome il Puntland e il Somaliland, anche se non riconosciuti dalla comunità internazionale. Recentemente: tra le due regioni, si è dichiarata indipendente, il Khatumo State, generando scontri al confine e un contenzioso tutt’ora aperto. Questo penso possa spiegare in parte l’instabilità che perdura sul paese da oltre vent’anni e dove gli Stati occidentali si sono ritirati negli anni novanta dopo una roccambolesca ritirata e che ha portato alla luce lo stato del nostro esercito dell’epoca, dove diversi militari sono stati denunciati per stupri e abusi sui minori. Ma dopo vent’anni di Guerra in un paese come la Somalia, esiste ancora una classe media che ha potuto studiare per poi venire in Italia? Eppure sui barconi che attraversano il mediterraneo, i somali sono numerosi, come mai non si fermano solo nelle nazioni limitrofe?

Un’altra cosa divertente dell’articolo, sono i commenti dei lettori. C’è chi accusa gli imigrati di « non avere le palle » perchè dovrebbero rimanere a casa loro a combattere.  Certo come no! La Libia post Gheddafi, giusto per citare un’altra nostra ‘florida’ colonia, da qualche anno imperversa una guerra, qui addirittura i governi in carica sono due, ma insieme governano a malapena la metà del paese. Le zone al di fuori di ogni controllo statuale, sono governate da piccoli gruppi vari a cui si deve aggiunge però, la porzione di territorio controllata da un certo ISIS, quindi si evvince che abbiamo dei connazionali che esortano gli immigrati a combattere anche per l’Isis? Ma qui su un punto l’articolo ha ragione : dalla Libia partono i barconi che affollano il mar Mediterraneo, ma la maggioranza  dei libici non prendono la direzione dell’Europa, ma varcato i confini con la Tunisia e l’Egitto, sperando in una fuga temporanea.

Secondo la professoressa Anna Bono chi fugge dalla guerra si ferma nei paesi confinanti, infatti a sud della Somalia, il Kenya per difendersi sta costruendo un muro lungo la frontiera che da anni è controllata da numerose unità militari e con l’appoggia della Tanzania e dell’Uganda hanno invaso una parte del paese creando delle zone cuscinetto dove chi scappa dalla guerra non ha accesso. Quindi l’unica direzione che resta ai somali è il nord. Qui il paese confina con l’Eritrea. Nel continente le persone non scappano solo dalla guerra, ma fuggono anche da paesi schiacciati da dittature spietate. In primis, caso strano c’è un’altra ‘irridente’ ex colonia italiana : l’Eritrea che si trova sulla rotta dei somali e che per qualche motivo alla professoressa sfugge il perchè, non solo i somali non si fermano ma a ‘braccetto’ con gli eritrei cercano fortuna ancora più a nord. Qui il dittatore, Isaias Afewerki, al potere dal 1993, opprime la libertà personale degli individui, basandosi su un sistema repressivo simile alla Cina di Mao, obbliga ragazze e ragazzi al compimento dei 18 anni ad un servizio militare infinito, e ad ogni minimo dissenso i presunti oppositori vengono rinchiusi in carcere da cui è difficile uscire vivi. Ancora più a nord c’è il sud Sudan, il paese più giovane del mondo essendo indipendente dal 2011. Anche qui imperversa una sanguinosa guerra civile (approfondiremo l’argomento con uno dei prossimi articoli) per la gestione e il controllo delle materie prime. In questa guerra è stato calcolato che sono stati impiegati dodici mila bambini come soldati. Strano che anche qui i somali e gli eritrei non si fermino e trovino altre persone che li accampognano nel loro lungo viaggio. A Nord del sud Sudan c’è il Sudan che negli ultimi anni è stato in guerra con il sud Sudan o ha subito sanguinose guerre civili, giusto per citare una delle più famose quelle del Darfur negli anni novant ache ha causato un genocidio tra l’indifferenza del mondo finchè un fotografo Kevin Cartner nel 1994, non realizzò una fotografia di forte impatto per il mondo occidentale (cito questo esempio visto che in questa settimana si è molto parlato di una foto simile diventata ora il simbolo delle imigrazione del terzomillenio).

E al nord del Sudan chi c’è? La scelta è tra l’Egitto e la Libia su cui in questi anni si è molto parlato e dopo di loro chi c’è? L’Europa, un continente relativamente ricco e in pace. Ecco quindi che la professoressa ha ragione visto che l’Europa è il primo posto più vicino dove non ci sono guerre, morte, fame e distruzione. E fino qui abbiamo parlato solo della costa est del continente, con i prossimi articoli analizzeremo anche il resto del continente.

Marco Napoli 

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