Migranti protestano per l'acqua. Accade in PiemonteTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Migranti protestano per l’acqua. Accade in Piemonte

Scene terribili dal Piemonte, dove i braccianti agricoli hanno manifestato per ottenere condizioni di lavoro e di alloggio dignitose. E’ successo a Saluzzo, località dove in estate molti migranti si trasferiscono per lavorare.

A Saluzzo, in Piemonte, nel corso dei mesi estivi sono tanti i braccianti, spesso di origine africana, che decidono di trasferirsi nella cittadina per lavorare alla raccolta di pesche, mele e prugne. Si tratta di persone in cerca di lavoro, che spesso e volentieri si accontentano di poco lavorando ore e ore sotto al sole in condizioni a dir poco precarie. In molti pensano che le scene dei caporalati e dello sfruttamento in nero esistano solamente al Sud, invece non è così. A Saluzzo molti migranti hanno deciso di dire basta e di cominciare a chiedere condizioni di lavoro e alloggio dignitose. Ieri pomeriggio i lavoratori sono scesi in piazza per la cittadina piemontese, chiedendo di poter usufruire dei servizi idrici per bere. Proprio così, molti braccianti vivono in condizioni precarie in un accampamento di fortuna allestito all’interno del distretto cittadino, in baracche senza elettricità ed acqua, perché si sono dimostrati insufficienti i servizi di alloggio offerti da comune e Coldiretti.  Quando gli stessi migranti hanno tentato di attaccarsi abusivamente alla rete idrica comunale, si sono visti interrompere la fornitura d’acqua per decisione dell’amministrazione.Dopo la manifestazione di oggi il sindaco ha deciso di mettere una fontana nei pressi dell’accampamento di migranti. Questa potrà essere usata solo per bere e non per lavarsi. Si tratta di una vittoria “di Pirro”, ma almeno i migranti hanno ottenuto di poter bere, e non è poco. La situazione di Saluzzo del resto non è purtroppo isolata, e ci ricorda quanto successo a Nardò, in Salento, dove i migranti si sono trovati a denunciare condizioni di vita e di lavoro inumane. Anche in Emilia Romagna, a Cesena, sono in netto aumento le denunce di molti lavoratori agricoli. In particolare lo sfruttamento  è emerso 12 volte dal 2012 a oggi nella sola provincia di Cesena, in corrispondenza con la protesta di altrettanti migranti che non hanno voluto tacere rispetto alla propria situazione di sfruttamento.

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