Migranti. Quando il razzismo diventa di moda e la ragione muore un altro pòTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Migranti. Quando il razzismo diventa di moda e la ragione muore un altro pò

Ogni occasione è buona per un pò di razzismo in quest’Europa devastata dalla crisi. Dall’alluvione di Genova fino all’ebola, una certa parte del nostro Paese non perde occasione per soffiare benzina sul fuoco del razzismo, e le istituzioni, almeno a noi, sembrano sin troppo indulgenti quando con i movimenti antagonisti invece utilizzano spesso e volentieri misure draconiane. 

Diciamocelo in questa Europa ormai impoverita non solo dal punto di vista materiale ma anche da quello culturale sparare a zero sui migranti è diventato uno sport nazionale. Non solo porta voti, tanti voti, ma è anche a costo zero dal momento che a chi ha costruito una intera carriera politica sul razzismo non è mai successo nulla. Prendete ad esempio la Lega Nord che nell’ultimo ventennio ci ha “deliziato” con frasi da Ku Klux Klan e offese razziste senza che a chi le ha pronunciate sia successo alcunchè. Il razzismo è a costo zero e rende molto, soprattutto nei tempi di crisi economica come questi che portano a un continuo restringersi dei diritti sociali e dei legami di solidarietà tra gli individui. Ne volete un esempio? Prendete quanto successo a Corcolle dove un episodio di attrito sociale che ha visto come protagonisti alcuni stranieri ha scatenato i bassi istinti di una intera comunità fomentata da personaggi che ne hanno acceso gli animi chiamando gli extracomunitari “scimmie” e augurandosi che ci siano centinaia di morti nei naufragi del Mediterraneo. Del resto anche nella Germania degli anni Trenta i nazisti individuarono negli ebrei le persone da eliminare e cui addossare ogni colpa per la situazione corrente, è un vecchio chiodo fisso della destra populista quello di criticare determinati gruppi umani senza mettere in discussione il sistema nel complesso. E in modo incomprensibile le nostre istituzioni si mostrano sin troppo indulgenti nei confronti dei razzisti quando invece utilizzano il bastone e la severità contro centri sociali e studenti, che invece rappresentano le forze vive della nostra società e coloro che non vogliono rassegnarsi al grigiore del pensiero unico imposto dal mainstream. Si sceglie di schierarsi con la massa, quella che ormai è talmente intrisa di individualismo ed è talmente imbruttita dalla paura da sposare appieno l’hobbesiano Homo Homine Lupus, sguazzando nel contesto di “guerra tra poveri” che è esattamente quello che vogliono coloro i quali traggono giovamento da questa situazione sociale. Del resto si sa, qualcuno da oltre dieci anni avvertiva dei pericoli della globalizzazione, al punto che viene da pensare che l’immigrazione sia stata quasi pianificata al fine di abbassare i salari e i diritti che noi, erroneamente, davamo per acquisiti. Del resto coloro i quali al bar o sul tram ridono dei barconi che affondano nel Mediterraneo sono ignoranti nel vero senso della parola in quanto ignorano in modo palese e plateale le immani sofferenze da cui scappano costoro, sofferenze che noi probabilmente non riusciamo nemmeno a ipotizzare. Così al posto che indignarsi e chieder conto ai nostri governanti della gestione degli ultimi anni, la via più semplice è quella di mettere al muro i “neri” i “froci” i “diversi” e gli “zingari”, dei facili bersagli contro cui incanalare la rabbia a costo zero, eh sì perchè a dire bestialità contro gli stranieri non si paga mai. Secondo noi invece il razzismo è il reato più ributtante perchè altro non è che scaricare sul più debole di turno le frustrazioni derivanti da una vita che invece viene sempre più spesso organizzata e rovinata da ben altri, in giacca e cravatta e con il volto sorridente.

Gracchus Babeuf

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