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mercoledì , 29 marzo 2017
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Minoranze buone e minoranze cattive?

Una bandiera tibetana fa da tempo bella mostra di sé nella Sala Consiliare di Preganziol. Probabilmente è una decisione dell’amministrazione precedente, anche perché è difficile pensare che quella attuale si prenda granché a cuore la tutela di minoranze lontane (o vicine, se è per quello).

Tratto dal blog di Davide Busetto

Sarebbe tuttavia interessante sapere perché quella bandiera sia ancora là: chissà se l’assessore alla Cultura (o se è per questo il Sindaco) ha una vaga idea della storia del Tibet, a meno che a piacergli tanto non sia la collaborazione da tempo in atto tra il Dalai Lama e la CIA (non si perda tempo a smentire, non è più un segreto per nessuno, anzi). Cosa non si farebbe per alimentare la propaganda anti-cinese! Almeno, però, si abbia il coraggio di ammetterlo.

Non dimentichiamo poi che il Tibet non solo non è autonomo da oltre un secolo, ma in sé si trattava di un regime arcaico e schiavistico. Le menzogne diffuse sul Tibet, sia su come si stava prima che sugli effetti della presenza cinese nell’altopiano, sono state così spudorate ed eccessive da portare alle dimissioni lo stesso Patrick French, direttore della Free Tibet Campaign: se i numeri dei morti fossero davvero quelli dichiarati dal Dalai Lama, i tibetani sarebbero ormai a rischio di estinzione come i panda, e invece l’aspettativa di vita media è raddoppiata, passando dai 35 anni dell’inizio del XX secolo ai 70 attuali! Per non parlare degli ospedali (gli unici esistenti in Tibet sono stati costruiti dai cinesi), delle scuole non più di competenza esclusiva dei monaci, dell’arrivo sul tetto del mondo di corrente elettrica e acqua potabile, dell’abolizione delle pene corporali, sarebbe meglio chiamarle torture, cui questi veri e propri servi della gleba potevano essere condannati. Una società laica ha sostituito quella monastica e schiavista: è la laicità a dar fastidio?

Un minimo di coerenza inoltre si imporrebbe, se questa ammnistrazione avesse idea di cosa sia. Si può sempre proclamare di aver tenuto quella bandiera per rendere omaggio ad una minoranza perseguitata, opinione ampiamente contestabile ma tant’è. Solo che quella tibetana non è certo l’unica minoranza perseguitata al mondo, anzi tra le tante è una di quelle che tutto sommato sta meno peggio. Come mai accanto a quella tibetana non c’è la bandiera palestinese? L’elenco potrebbe essere lunghissimo. Questa sì sarebbe una grande idea: esporre nella nostra sala consiliare le bandiere di molte (non di tutte, sarebbe pressoché impossibile) delle minoranze perseguitate nel mondo, evitando magari quelle che inneggiano a teocrazie passate e servitù diffusa.

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