Misure Bce: la montagna ha partorito un topolinoTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Misure Bce: la montagna ha partorito un topolino

E’ di giovedì scorso la notizia dell’ulteriore taglio al costo del denaro da parte della Bce. Riscontri positivi sui mercati finanziari, ma difficile prevedere una simile reazione su quelli reali.

Fonte: Oltremedianews

Un gran giorno per gli investitori. In Eurobond. Sono proprio gli acquirenti di titoli di Stato i commentatori più entusiasti dell’ulteriore taglio dei tassi d’interesse operato dalla Bce (nel giro di pochi anni i tassi sono passati dal 3% allo 0,05% di giovedì scorso). Come dimostrato dalle reazioni entusiastiche delle Borse (Piazza Affari più 2,82%, spread a 139 punti base, euro sotto 1,30 dollari) gli investitori in derivati, dai possessori di Abs (titoli cartolarizzati) fino a quelli di Covered bond (obbligazioni garantite da mutui fondiari) hanno più di un motivo per essere allegri. In molti sosterranno che un sistema bancario ben capitalizzato ed un economia finanziaria è prosperosa non possano che spianare la strada della tanto agognata crescita, che ad oggi si fatica ad intravedere.

Ma quanto incideranno queste misure sull’economia reale? E’ una domanda più che legittima e lo dimostrano i dati: da mesi, ad esempio si conferma un livello di spread tra Btp e Bund costantemente al di sotto dei 200 punti base (rapporto definito come ottimale per la sostenibilità del debito pubblico e per le casse dello Stato), eppure ciò non ha impedito di stroncare le ottimistiche previsioni di crescita deli mesi scorsi del governo Renzi (ricordiamo il più 0,8%), svelando il carattere illusorio di quelle previsioni attraverso i dati ufficiali del Tesoro che hanno,invece, registrato nuovamente unacontrazione del PIL.

In effetti, c’è ben poco di che rallegrarsi: sull’economia italiana in particolare è gravato, nelle settimane scorse, il peso delle sanzioni Ue alla Russia di Putin: sono già stati registrati 200 milioni di danni inflitti agli esportatori italiani in Russia (un danno che si è immediatamente riverberato sul PIL), ma secondo stime della Coldiretti l’entità reale dell’impatto negativo potrebbe aggirarsi intorno ai 700 milioni. Il tutto si somma ai tesissimi rapporti internazionali ed alle dichiarazione della novella miss Pesc, Federica Mogherini, che ha dichiarato di non considerare più la Russia un partner strategico per l’Italia in campo economico commerciale: un ulteriore problema potrebbe quindi sorgere rispetto alle forniture di gas di cui gode il nostro Paese, manifestandosi una prospettiva cupa in cui la Russia potrebbe ben presto provvedere a chiudere i sui rubinetti e l’Italia costretta a reperire altrove le proprie risorse energetiche. Beneficerebbero di una simile prospettiva gli Usa, tra i fornitori più favoriti da un simile scenario. Peccato che i costi di questa operazione inciderebbero, e non lievemente, sulle casse dello Stato, comportando una crescita della spesa energetica (di recente l’Inghilterra ha preferito rinnovare i suoi contratti di fornitura con la Russia in luogo degli Stati Uniti proprio a causa dei costi notevoli).

Ma, se queste sono le ultime “novità”, si potrebbe ben replicare che le misure espansive della Bce possiedono una portata generale, magari in attesa di un nuova iniezione di euro attraverso gli strumenti Ltro. Già in passato, su questo portale, si è avuto modo di contestare il senso di questo ragionamento. Eppure basterebbe notare che la riduzione dei tassi dallo 0,10% allo 0,05% sia una misura quantomeno risibile o che in passato i programmi Ltro abbiano funzionato ben poco quanto ad aspettative sull’economia reale. Stessa cosa non si può dire per l’economia cosiddetta finanziaria, le cui aspettative sono oggi in fermento proprio in attesa di una riedizione di iniezione di massa monetaria in salsa americana simile alle precedenti, le quali si sono caratterizzate per essere un circolo chiuso, privo di ogni superficie di contatto col “rischio” dell’economia reale (sarà legata proprio a questa aspettativa forse l’euforia della Borsa?).

Ma volendo attenersi ad un ragionamento di tipo generale, non sarebbe forse opportuno chiedersi come sia possibile pensare di invertire una tendenza recessiva e deflazionistica senza modificare i pilastri di politica economica della Ue? E’ veramente possibile credere che possa esserci una crescita dell’economia reale nel quadro dei vincoli di bilancio imposti dai trattati della UE? Ed, ancora, non è forse una pia illusione credere che nella stessa area monetaria-commerciale possa esistere uno squilibrio oggettivo tra economie, in cui una (Germania) su tutte le altre predomini? Non è forse banalmente illogico credere che l’economia reale possa ripartire in presenza di una desertificazione industriale che si basa sull’impossibilità di accedere al credito (suq questo versante gli strumenti Ltro hanno dichiaratamente fallito in bassato), sulla indifferenza totale del legislatore comunitario rispetto ai fenomeni di dumping sociale (anzi, si è in presenza di una continua e ossessiva richiesta di “riforme” tese alla generalizzazione di un modello di relazioni sociali fondate sulla precarietà e sul lavoro sottopagato)?

Sono domande a cui finora non si è data risposta, ma in questo caso pare che non valga la regole del “silenzio assenso”.

 Francesco Valerio Della Croce

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