Moby Dick ha vinto: Garbatella avrà un nuovo polo culturaleTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Moby Dick ha vinto: Garbatella avrà un nuovo polo culturale

E’ quanto deciso dall’accordo stipulato a seguito dell’incontro appena conclusosi presso i locali degli ex Bagni Pubblici di via Ferrati tra il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l’assessore alla cultura del Comune di Roma Flavia Barca.

Fonte: Oltremedianews

La Garbatella avrà la sua biblioteca e sorgerà nell’edificio conosciuto anche come ex Mobilificio Proietti ed oggi proprietà di Laziodisu (Agenzia regionale del diritto allo studio).  Beneficerà di un investimento di un milione di euro proveniente dalla Regione, diventando un centro culturale polivalente, con annessa biblioteca inserita nel circuito delle Biblioteche del Comune. Al Municipio il compito di attivare un percorso partecipato per determinare le attività che si terranno all’interno del nuovo polo culturale.

Nato come sede dei Bagni Pubblici della Garbatella, l’edificio era stato occupato lo scorso venerdì da un gruppo di abitanti del quartiere e da un centinaio di attivisti facenti parte di una rete di associazioni territoriali, Csoa LaStrada, Action Diritti, Casetta Rossa, >Play Lab, con l’obiettivo di restituire uno spazio pubblico alla città. A seguito della liberazione dell’ex mobilificio, una serie di assemblee molto partecipate esprimevano la comune volontà di trasformare lo stabile in una piazza della Cultura, ovvero in un progetto incardinato sulla realizzazione di una biblioteca pubblica, subito ribattezzata Moby Dick_La Biblioteca che Verrà.

Una storia a lieto fine? Non proprio, perché gli eventi accaduti in via Ferrati hanno provocato un vero e proprio terremoto politico in Municipio. Accusando il presidente del Municipio Andrea Catarci di aver avallato un atto illegale come l’occupazione dell’edificio abbandonato, il gruppo Pd, parte della maggioranza in municipio insieme a Sel, in un comunicato ha duramente condannato l’azione annunciando l’uscita dalla maggioranza con le dimissioni dei propri assessori in giunta.

Una scelta contraddittoria, quella operata dal partito delle larghe intese, a fronte dell’entusiasta partecipazione di alcuni esponenti del consiglio municipale alle assemblee successive alla liberazione dell’ex Mobilificio Proietti.

“Temendo di essere scavalcati dalla partecipazione degli abitanti del territorio – dichiara Luciano Ummarino, attivista di Casetta Rossa – i democratici hanno giustificato il loro gesto come atto a difendere la legalità di un processo scaturito da un’occupazione. La liberazione degli ex Bagni Pubblici nasce invece da istanze vive della comunità territoriale che, partecipando attivamente, reclama un bene pubblico a rischio speculazione per soddisfare l’esigenza di avere uno spazio destinato alla cultura, fruibile e gratuito per tutti.”

Preoccupazioni riguardo il destino dello stabile erano emerse lo scorso novembre, quando il Municipio si era espresso con una delibera volta a fermare un eventuale processo speculativo richiedendo per contro la destinazione ad uso culturale dello spazio.

Ansie giustificate dal notevole numero di immobili nel quartiere di proprietà dell’Ater, l’Agenzia per l’edilizia residenziale pubblica, organismo che negli ultimi anni ha iniziato una dismissione massiccia del proprio patrimonio. E proprio un altro immobile sito in Via Magnaghi, oggetto nel 2009 di un’occupazione temporanea volta a chiedere l’apertura e il pubblico utilizzo dello spazio, aveva subito un strano destino. A seguito dello sgombero violento dell’occupazione, l’immobile era stato poi svenduto dall’Ater a un’agenzia immobiliare dopo ben tre aste pubbliche andate misteriosamente a vuoto.

L’esigenza di avere una biblioteca pubblica nel Municipio è reale. A seguito dei lavori di ristrutturazione dei vecchi Mercati generali sulla via Ostiense, l’unica Biblioteca comunale ha dovuto chiudere i battenti e il Caffè letterario, deputato dal Comune a sostituire la struttura chiusa, non può rappresentare una sufficiente alternativa alla domanda culturale che viene dalla popolazione.

L’esperienza di Moby Dick è un forte segnale di rottura con la politica dei partiti e dell’austerity. La partecipazione di una comunità territoriale ampia ad un percorso di attivazione dal basso, reclamando un ruolo attivo nella gestione del patrimonio pubblico e dei beni comuni, denota il benvenuto ritorno dell’interesse comune come protagonista e oggetto delle attenzioni dei cittadini.

Un interesse comune che, ignorato da una politica di partiti attenti al solo mantenimento di un soffocante status quo istituzionale, all’autorappresentazione non rappresentativa quando non allo sfruttamento economico del patrimonio pubblico a vantaggio di pochi approfittatori, in questa occasione è stato riconquistato e difeso anche a costo di varcare la frontiera della legalità, spaventando e rendendo isterici coloro che, seppure deputati a tale nobile tutela, hanno sinora evidentemente fallito nel loro compito.

Fabio Ferrari (CORE online)

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top