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mercoledì , 29 marzo 2017
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Moderati a chi?

Si fa un gran parlare della categoria dei “moderati”. Ma cosa vuol dire essere moderati? Chi sono i “moderati” del XXI secolo in Italia? Ecco come la distorsione mediatica arriva ad avvolgere anche il campo linguistico.

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Secondo il vocabolario di lingua italiana “Sabatini Colletti” per moderati in politica si intende chi “è lontano da tendenze radicali e spesso si colloca su posizioni centriste“. Una definizione che vuol dire tutto e niente dal momento che viene qualificato come “moderato” un politico che occupa uno spazio ben preciso. Non si viene qualificati moderati o radicali sulla base della proposta politica insomma, ma sulla base del “piazzamento” che si sceglie. Chi insomma occupa lo spazio politica centrista diventa automaticamente “moderato”, mentre chi vuole portare avanti rivendicazioni e politiche diventate marginali nel Paese, o comunque minoritarie, diventa “radicale”. Prendiamo ad esempio il tema del “lavoro”. Anni fa non sarebbe stato definito “radicale” chi sosteneva di dover lottare per la sicurezza del lavoro e per i diritti sul lavoro, oggi, al contrario, sono diventati “moderati” coloro che dal centro invocano precarietà, privatizzazione, tagli. Ma continuiamo con gli esempi: chi oggi vuole difendere la Costituzione Italiana viene definito “radicale” in quando chi occupa il “centro” dello schieramento politico dà per scontato che la Costituzione Italiana vada emendata. Insomma a determinare chi è “moderato” e chi è “radicale” non è la proposta politica, ma l’importanza dello schieramento che lo supporta. Non si spiegherebbe altrimenti come mai il Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi possa definirsi “moderato” senza che nessuno urli allo scandalo. “Moderato” è considerato un partito come il Pdl che ha proposto qualche giorno fa di dimezzare le pene per concorso esterno in associazione mafiosa, viceversa “radicale” è considerato un partito come Sinistra e Libertà le cui proposte più “aggressive” sono quelle di favorire le energie rinnovabili e lavorare per i diritti. Moderato insomma, è chi comanda, perchè ha bisogno di far vedere che la sua opinione e il suo modo di vedere la società è quello giusto mentre quelle degli altri sono appunto, “radicali”. Ma se aldilà delle etichette e delle classifiche si cercano di vedere i fatti, ecco che emerge che coloro che si definiscono “moderati” spesso e volentieri sono coloro che hanno i comportamenti e le posizioni più autoritarie ed estremistiche. Un esempio su tutti, ancora una volta quello del Lavoro, dove non si sa bene perchè lo schieramento cosiddetto “moderato” senza dibattiti nè prove provate ha imposto una visione liberista della società a tutti, obbligando tutti coloro che non la condividono a scegliere lo schieramento dell’opposizione “radicale”. Insomma, utilizzano anche la lingua, la semantica, per nascondere e imbrogliare i giochi di potere. Anche questo è il capitalismo, baby.

Gracchus Babeuf

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