Mondiali 2014: i conti in tasca al BrasileTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Mondiali 2014: i conti in tasca al Brasile

La CUT, Central única dos trabalhadores, è, con i suoi sette milioni e mezzo di iscritti, il più importante sindacato del Brasile e dell’America latina ed è chiaro nell’appoggiare la Coppa del Mondo di Calcio in Brasile.

Fonte: www.gennarocarotenuto.it

Tradizionalmente vicino al PT e al Movimento dei lavoratori senza terra, ha diffuso dei dati che fanno chiarezza su costi e benefici del mondiale 2014. Riporto alcuni dati in maniera schematica rimandando al sito della CUT per maggiori dettagli.

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1) I mondiali hanno comportato un investimento pluriennale di 8.5 miliardi di Euro. Nel solo 2013 sono stati investiti 34 miliardi in educazione e 28 in salute. Durante il governo di Dilma Rousseff gli investimenti in salute ed educazione sono stati di 275 miliardi. Pochi o molti che siano i soldi investiti nella Coppa è falso dire che si siano spesi più soldi che in salute ed educazione.

2) La quasi totalità degli 8.5 miliardi di investimenti è sotto tre voci: a) i 12 stadi multifunzionali (che vivono 365 giorni all’anno, solo sognati in Italia): 2,7 miliardi; b) 42 grandi progetti di mobilità urbana (strade, metropolitane…) altri 2,7 miliardi; c) 30 aeroporti rinnovati o costruiti ex novo per 2,1 miliardi.

3) Sia gli stadi che i progetti di viabilità sono stati realizzati in parti quasi uguali con investimenti federali e locali. Gli aeroporti sono stati realizzati al 60% con investimenti privati.

4) La Coppa avrebbe creato circa 100.000 posti di lavoro e 165.000 giovani hanno frequentato o stanno frequentato corsi in turismo. La proiezione di crescita del PIL 2014 legato alla coppa è di 10 miliardi di €. È infine incalcolabile la ricaduta sulla conoscenza nel mondo dell’arte e della cultura brasiliana: soft power.

I dati offerti dalla CUT sono ufficiali e come tali criticabili a patto di metterli a confronto con fatti e non sensazioni e stereotipi. Il Brasile è in campagna elettorale e tutto vale per far fuori il più importante governo progressista al mondo.

Gennaro Carotenuto

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