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giovedì , 19 ottobre 2017
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Monte dei Paschi di Siena. Mela marcia o è marcio tutto il sistema?

I rapporti tra le banche e la politica dagli anni 30 hanno condizionato l’economia italiana, dal caso del Banco di Napoli fino ad arrivare all’ultimo scandalo, la Monte dei Paschi di Siena.

Tratto da Oltremedianews.it

crisi-economica


Di seguito la prima parte dello speciale sul “rapporto tra banche e politica”, nel quale si è cercato di tracciare le linee guida per poter capire qual’è il ruolo delle banche e come, queste, sono condizionate dalla politica.

Banche e politica, lo stretto legame che condiziona l’economia italiana ha le sue radici nei più antichi concetti di queste due organizzazioni.

Le banche raccolgono fondi attraverso i depositi ed emettendo obbligazioni (che consistono, in sostanza, nella promessa di rimborsare le somme ricevute, in una data stabilita e con un certo rendimento); mantengono una quota dei fondi raccolti in forma di cassa, per poter soddisfare le richieste di contante dei clienti, e investono concedendo prestiti e acquistando titoli.

La politica, secondo Aristotele è legata al termine “polis”, che in greco significa città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, “politica” significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Purtroppo, oggi, questa concezione sembra sgretolarsi ed emerge un’altra definizione che meglio si adegua alla contemporaneità, quella di Max Weber: “la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza”.

Se shakeriamo banca e politica viene fuori un cocktail altamente pericoloso.

Per capire qual’è la commistione tra banche e politica in Italia è necessario fare un balzo indietro, in direzione Francoforte, Germania, sede della Bce, Banca Centrale Europea.

Le competenze della Bce

La BCE, la banca centrale per la moneta unica europea, ha il compito principale di preservare il potere di acquisto della moneta unica e quindi assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro.

Quest’area comprende i 17 Stati membri dell’Unione europea che, a partire dal 1999, hanno introdotto la nuova valuta.

I Paesi facenti parte della zona euro sono: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Slovacchia, Slovenia, ma non tutti hanno adottato l’euro.

La BCE è nata come una banca centrale pensata per operare in maniera indipendente dalla politica; sebbene i suoi poteri e obiettivi derivino da decisioni politiche dell’Unione europea e dei paesi membri della stessa, le decisioni su come tali poteri debbano essere utilizzati e sul come raggiungere gli obiettivi prefissati sono state, infatti, direttamente delegate alla BCE stessa.

Appare non democratica tale indipendenza decisionale e di conseguenza il processo decisionale e gli obiettivi della BCE; asserendo sia che gli obiettivi economici della BCE sono troppo lontani da quelli dei cittadini dell’Unione, sia che la politica monetaria della banca è troppo impermeabile a eventuali critiche, anche quando queste dovessero riguardare l’influenza di tale politica della BCE su aspetti fondamentali quali il rispetto dei diritti umani e l’ambiente.

Ma un ruolo altrettanto importante è quello della Sebc, Sistema europeo di banche centrali, che comprende, a norma dell’articolo 106 del Trattato sull’Unione europea (il Trattato di Maastricht), la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali (Bcn) dei 27 stati membri dell’Unione europea a prescindere dall’adozione della moneta unica; sancisce che le banche dei Paesi appartenenti alla Comunità Europea godono di indipendenza.

L’articolo 130 sul trattato sul funzionamento dell’Unione europea sancisce che né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi  organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo.

Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si  impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

Praticamente vige una sorta di divieto dei rapporti diretti tra le decisioni politiche e quelle delle banche.

Il ruolo della Banca d’Italia

Fondamentale è il ruolo della Banca d’Italia. La banca è un istituto di diritto pubblico e in quanto tale esclude la possibilità di fallimento della Banca d’Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell’intero sistema bancario italiano.

La Banca d’Italia già precedentemente all’adesione dell’Italia all’Unione monetaria europea godeva di condizioni di maggiore indipendenza rispetto agli altri Paesi della zona euro; in particolare, l’indeterminatezza della durata del Governatore della Banca d’Italia rappresenta un fattore particolare rispetto ai paesi occidentali anche a livello di Bce.

Infatti, la particolarità del sistema italiano sta proprio nella monocraticità e nell’organizzazione interna della Banca d’Italia: il Governo designa il governatore ma non può revocarlo, inoltre, la sua durata non è legata ad un limite d’età e il suo ritiro è discrezionale, personale o nel caso in cui il Governatore sia perseguibile per qualsiasi reato. A differenza di quanto sancito dalle norme comunitarie che prevedono una durata di almeno 5 anni per i Governatori delle Bcn, Banche centrali nazionali.

Il ruolo fondamentale della Banca d’Italia, conseguente alla depoliticizzazione e denazionalizzazione della moneta, è di usare le proprie competenze tecniche per sorvegliare sulla compatibilità fiscali elaborate dal Governo.

Bankitalia, nel corso del tempo, non si è limitata a svolgere funzioni istituzionali e i compiti tipici di una banca centrale, bensì i compiti e i poteri ad essa affidati e il ruolo che ne è derivato hanno configurato la Banca d’Italia come soggetto di primo piano dell’azione pubblica dell’economia, così da renderla un unicum nel quadro istituzionale e amministrativo.

   Nicola Gesualdo

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