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domenica , 22 gennaio 2017
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Monti e la Repubblica basata sullo spread

Ieri Monti ha reagito con decisione alle parole del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che aveva osato parlare “macelleria sociale” facendo riferimento ai tagli in arrivo alla spesa pubblica:”Dichiarazioni di questo tipo fanno alzare lo spread”. Si va quindi verso una “dittatura dello spread” in grado di disinnescare la protesta sociale sull’altare del placet dei mercati? Quale ruolo potrà avere la politica nell’immediato futuro? 

Ieri Mario Monti ha recitato un ruolo da protagonista ad Aix en Provence, bella località turistica francese dove si era recato per incontrarsi con il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici. In quell’occasione Monti si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, per esempio contro il Nord dell’Europa, reo di continuare a considerare l’Italia un Paese “debitore” nonostante fino a questo momento non abbia domandato un solo euro all’Efsf. Con il ministro francese Monti ha parlato a lungo di spread, scudi salva-spread e degli equilibri interni all’Unione Europea, ma il premier non si è limitato all’incontro diplomatico e si è permesso anche di rispondere a tono a Giorgio Squinzi, il presidente della Confidustria, che, udite udite, aveva avuto l’ardire di invitare il governo a evitare una “macelleria sociale” con la nuova ondata di tagli alla spesa pubblica. Avete capito bene, a parlare di macelleria sociale non è stata la Camusso, ma Giorgio Squinzi, sicuramente non un bolscevico o un sindacalista della Fiom. ”Dichiarazioni di questo tipo fanno aumentare lo spread, i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico ma anche sulle imprese” ha affermato il premier in risposta al “sovversivo” Squinzi, “Invito a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di figure istituzionali e personaggi, ritenuti responsabili, hanno effetti molto negativi nei mercati e nelle valutazioni delle organizzazioni internazionali. Quindi suggerirei di fare piu’ attenzione non tanto per riguardo al governo, che evidentemente non lo merita sulle basi di cio’ che viene detto, ma per le imprese”. Insomma avete capito bene, la prossima volta che vorrete segnalare il disagio sociale causato dai tagli e dalla crisi, non fatelo, potreste alterare lo spread, aggravando la situazione. Insomma, questo spread secondo Monti dovrebbe ricattarci, rendendo la politica e la dialettica del tutto superflue. Bisogna dire che tutto va bene per rassicurare i mercati, adios esodati, precari, incertezza nel futuro, rivolta sociale; tutte parole troppo pericolose e insidiose che potrebbero scatenare l’ira dello spread, “il nemico che ti ascolta”, come magistralmente suggerito da “L’Unità”.  Che un nemico vi sia, del resto, è fuor di dubbio. Stiamo parlando dei paesi del Nord Europa come Olanda e Finlandia, convinti e anche un pò ottusi assertori del rigore e della contrarietà allo scudo anti-spread. Le parole di Monti però sono assai gravi, e parlare di spread e di Ue senza riflettere sulla portata del messaggio da lui veicolato sarebbe quantomeno assai superficiale dal momento che nell’immediato futuro potrebbero esserci ripercussioni importanti nella vita politica del nostro Paese. Per coloro che oseranno criticare le manovre dei tecnici contro la crisi insomma, ci sarà l’oblio. Criticare la politica di rigore o anche solo segnalare il disagio della popolazione verrà considerato un tabù, e i partiti che continueranno ostinatamente a “far alzare lo spread” verranno considerati dai bocconiani al potere come dei “traditori”. Peccato che i partiti politici, nel bene e nel male, siano uno specchio della società, il governo dei tecnici invece al massimo potrebbe ambire a essere lo specchio dell’alta finanza, o peggio di una borghesia industriale aggressiva e famelica, disposta a tutto per accrescere il proprio peso e il proprio potere.  Comunque, almeno questo possiamo dirlo senza tema di essere smentiti, la macelleria sociale esiste, lo ha confermato Squinzi che di certo non è persona vicina alla sinistra, lo negano solo più loro, i tecnici, burattini malinconici di un capitalismo senescente e decadente, professori bocconiani che anche se questo paese dovesse andare in malora, troverebbero comunque una scialuppa di salvataggio mensile a sei zeri nel consiglio di amministrazione di qualche banca o qualche finanziaria. E così la Repubblica italiana, ormai non più basata sul Lavoro (ce lo insegna la Fornero), diventerà una Repubblica schiava dello spread, dove gli italiani dovranno e potranno fare solo quello che andrà bene ai mercati. E ci chiamano i popoli liberi…..forse andava la pena provare a costruire un sistema alternativo, dopotutto.

Daniele Cardetta

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