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sabato , 21 ottobre 2017
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Monti: “mi offrirono incarichi importanti per non candidarmi”

Le pesanti parole del professore ad Agorà fanno tornare in auge un discorso mai completamente chiuso: quello della lottizzazione del potere decisionale. La questione, apparentemente innocua, getta un’inquietante ombra sul significato della democrazia e delle sue istituzioni. 

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Fonte: Oltremedianews.it

“Alcuni politici, nel caso avessi rinunciato alla mia candidatura, mi avrebbero offerto ruoli di primissimo ordine nei loro governi in caso di vittoria alle elezioni, e non parlo solo del Quirinale”. Con queste parole, che non lasciano adito ad ambiguità interpretative, Mario Monti ha svelato uno scottante retroscena dell’agone politico. Quando il giornalista di Agorà gli ha chiesto di spiegarsi meglio, il professore, con il suo consueto gioco al ribasso, ha chiosato che gli era stata prospettata la possibilità di essere nuovamente presidente del consiglio o, comunque, di poter ricoprire alti ruoli istituzionali nello schieramento del partito vincitore alle urne. Tuttavia Monti non ha voluto svelare l’identità del latore della proposta, ma non ha smentito chi ha indicato in Pierluigi Bersani l’artefice della mossa. Se, come ha insinuato qualcuno, fosse stato proprio il segretario del Pd a lanciare la proposta al Prof, si tratterebbe almeno del secondo tentativo di trattativa segreta da parte dei  democratici. Oltre alla sopracitata vicenda, infatti, i lettori ricorderanno di certo che il Partito Democratico ha proposto solo qualche settimana fa un patto di desistenza in Lombardia a Rivoluzione Civile di Ingroia: preoccupati per la concorrenza di Maroni al “pirellone”, il Pd, come dichiarato dallo stesso Ingroia, ha proposto all’ex pm di rinunciare a candidare i suoi esponenti in Lombardia per il Senato in cambio di un paio di poltrone. La proposta è stata per fortuna fermamente rifiutata.

Il fatto sconcertante che emerge dalla vicenda, è la serie di trame ordite da alcuni politici che eludono in maniera sinistra il meccanismo democratico e, cosa ancora peggiore, è che solo una parte di esse emerge a galla. La poco elegante e scorretta vicenda ha però almeno il pregio di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda mai affrontata in modo efficace, cioè quella del mercimonio delle istituzioni statali, meglio nota come <strong “mso-bidi-font-weight:=”" normal”=”">questione morale, come la definiva Enrico Berlinguer.

“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv e alcuni grandi giornali. […] Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire”. (Eugenio Scalfari intervista Enrico Berlinguer, “la Repubblica” 28 luglio 1981). Dopo 30 anni da quell’intervista, la situazione è andata peggiorando di ora in ora. Ad oggi, molti partiti politici italiani, anziché farsi portatori delle istanze dei propri elettori e organizzare le aspirazioni dell’elettorato, si fanno protettori dei loro beceri interessi personali. E non si tratta di qualunquismo, ma di inchieste che la magistratura sta portando avanti e che non occorre menzionare di fila. Basterà ricordare la frase tristemente nota dell’onorevole Razzi, passato nel 2011 dall’Idv ai “Responsabili”, che dice ad un suo collega in Parlamento “Io penso ai cazzi miei, mi serve la pensione. Fanno tutti così” (servizio andato in onda su “gli intoccabili”, trasmissione di La7). 

Altra faccenda meschina connessa ai giochi di palazzo della lottizzazione delle poltrone politiche è la defraudazione della democrazia ai cittadini. Che libertà di opinione esiste in un sistema sociale dove si vota a “scatola chiusa”? Con quale coraggio uno Stato si proclama liberale e al contempo priva i suoi cittadini del diritto di sapere per chi e cosa votare? “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale […] fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra di bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano” (ibidem).

Nonostante alcuni bollino il passato in quanto tale come conservatore, retrogrado e attempato, noi crediamo che le buone idee non abbiamo tempo.

Fabrizio Leone

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