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giovedì , 30 marzo 2017
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Monti prova a nascondere il suo fallimento: “Spread a 500? Con Berlusconi sarebbe a 1200”

Il rimpallo delle responsabilità e il confronto con chi sta peggio di noi continuano ad essere due strategie comunicative del nostro presidente del Consiglio. Ricordate quando, a proposito dei suicidi italiani legati alla crisi, ammetteva come la situazione fosse certo grave, ma non come in Grecia, numeri alla mano?

Tratto da www.articolotre.com

Oggi, siccome gli italiani stanno capendo che le lacrime e il sangue forse sono stati inutili, ecco ritornare all’attacco il professore di Varese. Lo spread, durante la sua cura a colpi di tagli, è rimasto praticamente sul livello più alto registrato dal precedente esecutivo. La differenza è che i giornali ne parlano meno, e soprattutto gli economisti non si affrettano a dichiarare il default italiano “ad un passo”.

D’altra parte, con i numeri è difficile scherzare, e pure un bambino capirebbe che la soglia psicologica dei 500 punti di spread è la stessa sia che il governo si chiami Berlusconi  sia che si chiami Monti. Perciò, la strategia del professore torna ad essere la solita. Si, lo spread è alto, ma in ogni caso più basso rispetto al livello che avrebbe raggiunto con Berlusconi: “Credo che se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1.200 o qualcosa del genere” dice Monti in un’intervista al Wall Street Journal precisando di non avere alcuna intenzione polemica nei confronti del passato esecutivo e che la stima di uno spread a 1200 viene da una proiezione degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuità con il passato.  Insomma, Supermario si mostra un fine interprete della psicologia dei mercati, i quali però non sembrano rispondere ai suoi segnali. Lungi da noi voler difendere Berlusconi: non vorremmo però arrivare al momento in cui, con sobrietà, considerazione ed eleganza da Palazzo Chigi dovesse arrivare questa nota: “Ho fallito, ma gli altri avrebbero fallito prima”.

Lorenzo Mauro

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