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domenica , 23 luglio 2017
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Monti:”non mi candido, ma resto a disposizione”

Nell’attesissima conferenza stampa di questa mattina, in cui tutti attendevamo una risposta chiara da parte del premier Monti sul suo futuro politico, le parole del Professore non hanno sciolto definitivamente la questione. Dure le sue parole contro Berlusconi.

monti mario

Tratto da Oltremedianews.it

La conclusione. “Fino ad ora la politica ha commesso lo sbaglio di chiedere ai cittadini di schierarsi con qualcuno contro qualcun altro. Io non mi lego a nessuno, ma se un partito vorrà chiedermi un ruolo attivo nei suoi progetti valuterò seriamente la proposta”, con queste parole Mario Monti ha concluso la sua conferenza stampa di questa mattina convocata per un confronto e per fare un bilancio dell’operato del governo tecnico appena dimessosi. Non sono dunque arrivate le tanto attese parole del premier relative ad una sua netta presa di posizione in ambito politico e né si è giunti ad una sintesi pragmatica della vicenda: in pieno stile democristiano e conservatore il Professore ha evitato ogni tipo di esposizione diretta lasciando agli altri l’onore (o l’ònere) di chiamarlo con loro.

Le parole di Monti. “Il nostro governo ha messo in atto riforme strutturali di politica economica e sociale indirizzate verso la liberalizzazione e verso la perfetta concorrenza, che sono le uniche due ricette plausibili per essere credibili a livello europeo e per rilanciare la crescita”. Senza troppi giri di parole l’ormai ex premier ha anche ribadito che gli italiani, almeno per un elevato campione di popolazione, sono coscienti della necessità e dell’importanza delle riforme del suo governo e sanno assolutamente che tutte le ricette a breve termine sono nient’altro che “scorciatoie quasi sempre scivolose”. “Il rigore e l’inflessibilità di alcuni provvedimenti – ha aggiunto – sono stati un passo ineluttabile nella costruzione di uno Stato competitivo e moderno, sfrondato da certe logiche storiche relative ad esempio alla tutela del lavoro, che seppur pienamente legittime illo tempore, oggi non sono più praticabili. Il compito del nostro governo è stato quello di conferire all’Italia un aspetto al passo con i tempi assecondando e tirando fuori l’estro e il potenziale sociale dei cittadini”. Che Monti non sia Socrate e che le sue politiche economiche abbiano poco a che fare con l’arte maieutica è sicuramente un fatto che non ha bisogno di riprove, ma a sentire le parole del premier di stamane si è avuta l’impressione che egli abbia voluto a tutti i costi giustificare l’operato del suo dicastero. “Dopo di noi verranno sicuramente persone che con grafici freddamente sinottici mostreranno il presunto fallimento del nostro governo. Io dico che questa fase di difficoltà era necessaria e darà i suoi frutti a lungo termine”.

Il riferimento era chiaramente rivolto al Pdl, a Berlusconi in particolare, con cui Monti ha detto di aver avuto sempre unrapporto schietto e diretto, ma che non riesce a capacitarsi di come il Cavaliere possa fare apprezzamenti o deprezzamenti sul suo governo nel giro di pochissimo tempo. “Rimproverarsi di aver introdotto lImu e promettere di abrogarlo è utopia. Se ad oggi venisse tolta questa tassa, tra un anno andrebbe reinserita in doppia dose”.

Dopo queste esternazioni l’ex Presidente del Consiglio ha menzionato le due grandi colpe che sono state attribuite al suo operato. “Gli italiani”, dice Monti, “sono stanchi del fatto che non si trovi lavoro e che la pressione fiscale sia insostenibile, ma noi abbiamo dovuto riparare i danni di 30 anni di cattiva gestione economica delle risorse disponibili”. La presunta bontà delle sue manovre è stata sancita dal prof. ricordando che se un anno fa l’Italia era dietro la Spagna e lospread bruciava quotidianamente milioni e milioni di euro, ad oggi la situazione è in totale controtendenza “e questo è un chiaro sintomo del ritrovato apprezzamento internazionale nei confronti dell’Italia”.

Monti ha anche fatto un cenno alla questione femminile e alla tendenziale arretratezza del nostro Paese su questo tema. Ma più che di una questione deontologica, il premier ne ha fatto una questione di competitività. “Uno Stato che non rispetta la piena parità di dignità dei sessi non può assolutamente ritenersi competitivo a livello internazionale”. Il fulmen il calusula è arrivato però quando ha pubblicamente rimproverato i partiti, il Pdl in particolare, per non aver contribuito pienamente alle riforme più prettamente istituzionali che erano state messe in cima all’agenda, come la riforma elettorale. “Al tempo del nostro insediamento i patti erano che noi avremmo ristrutturato l’economia e che i partiti avrebbero attuato responsabilmente le riforme istituzionali e politiche che ci chiedeva l’Europa, ma così non è stato e di certo non per una nostra mancanza”.

Si è quindi chiusa la parentesi tecnica del governo Monti, ma ancora nulla è dato sapere sul futuro dell’Italia. Il Professore sostiene che l’unica via perseguibile sia quella tracciata dal suo governo in questo anno, ma i cittadini e molti partiti politici non la pensano così. Prima di bearsi del consenso dell’Europa sarebbe bene curarsi dei cittadini, e meglio ancora sarebbe indagare le cause di questo consenso. Al di là di ogni retorica e del politicamente correttonon è stata una mera casualità che Monti sia stato appoggiato dai poteri economici più influenti al mondo, ma non da chi ogni giorno ha subìto le sue sforbiciate.

Fabrizio Leone

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