Morti sul lavoro: la strage continuaTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Morti sul lavoro: la strage continua

Morti sul lavoro: la strage continua

Nei primi sette mesi del 2015 ci sono stati 643 incidenti mortali sul lavoro. Numeri impressionanti che evidenziano un aumento delle “morti bianche” del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2014. Questi dati vengono resi pubblici dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.

Fonte: Marx21.it

Dal sito dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, si possono leggere dati anche più aggiornati. Dal 1° gennaio al 14 settembre di quest’anno sono 481 i morti sui luoghi di lavoro. A questi si devono aggiungere i decessi sulle strade e “in itinere” per un totale di oltre 950 morti.

In Italia, più che l’occupazione, sta crescendo la mancanza di sicurezza nei posti di lavoro. Ma quasi nessuno ne parla. Si danno letteralmente i numeri quando si scrive di occupazione in crescita sbagliando le somme, modificando i riferimenti, cambiando gli algoritmi di calcolo … ma i numeri (e i nomi) delle persone morte sul lavoro e per il lavoro vengono diffusi quasi di nascosto. Una notizia e via. Per non disturbare. Forse qualcuno nei piani alti del potere pensa che sia meglio non sapere. E, invece, di lavoro si muore per condizioni sempre più precarie e ritmi (per chi ha la “fortuna” di lavorare) sempre più esasperati.

Intanto, pochi giorni fa, c’è stata l’ennesima assoluzione per avvenuta prescrizione in processi relativi al lavoro. È successo a Crotone nel processo che vedeva imputati otto ex dirigenti della Montedison. Tutti assolti per “estinzione del reato”. Per i lavoratori morti di tumore e per il disastro ambientale provocato nessuno pagherà. Non ci sono responsabilità e se dovessero esserci colpe queste sono “prescritte”. Come all’Eternit, come alla discarica di Bussi. Come, con altre motivazioni (il fatto non sussiste), alla Marlane-Marzotto.

Di lavoro si muore. Si muore per il profitto di pochi. Degli stessi che non vengono mai condannati. Si muore soprattutto nel “ricco” nord-est (la “macroarea che risente di più del fenomeno” come viene riportato sulla base dei dati INAIL), in Lombardia, in Veneto (l’Osservatorio di Bologna riporta 77 decessi dei quali 13 a Vicenza, una delle province con più “morti bianche”). Si muore in silenzio, con poche e striminzite righe di cronaca che appaiono sui giornali e presto spariscono. Notizie brevi che riportano a malapena i nomi degli uccisi. Nomi che volano via e diventano numeri di una statistica infame che viene, anch’essa, nascosta in mezzo a mille altre notizie e pettegolezzi.

E nessuno, al governo, fa niente. Al massimo una frase di circostanza. Niente.

Giorgio Langella

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