Mossa a sorpresa di Letta, respinte dimissioni dei ministri PDLTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Mossa a sorpresa di Letta, respinte dimissioni dei ministri PDL

Il partito di Berlusconi si spacca, dando numeri (forse) sufficienti alla fiducia richiesta dal governo di coalizione di Letta.

Fonte: Oltremedianews

Enrico Letta rompe il suo silenzio pre-discorso alle Camere, ma lo fa non con le parole, bensì coi fatti: il patto stretto con Matteo Renzi è stata la prima mossa per assicurarsi il voto positivo degli Onorevoli del PD alla richiesta di fiducia che sarà analizzata domani e questo blocca qualsiasi presa di posizione interna allo stesso partito. Ma un’altra mossa inaspettata ha visto protagonista il Premier.

Letta ha infatti rifiutato le dimissioni dei ministri del PDL. Cogliendo tutti di sorpresa, soprattutto i ministri stessi, già pronti a sgomberare i loro alloggi. Questa mossa ha un’unica chiave di lettura: Letta è estremamente sicuro di riuscire a ottenere la fiducia sia alla camera e al senato, grazie alle “colombe” nel partito di Silvio Berlusconi venute allo scoperto negli ultimi giorni. Ciò che colpisce è la ferma volontà del Primo Ministro nel continuare a tutti i costi con una legislatura che tutti davano già per spacciata. Forse nemmeno i deputati e i senatori del PD pensavano di riuscire a trascinare avanti quest’ultima; a conferma di ciò i continui dibattiti sulla segreteria e la presidenza del partito, che sono stati in numero esponenzialmente più grande dei ragionamenti fondamentali per un buon governo.

Letta tiene moltissimo a dimostrare di non far parte di un governo-fantoccio, mostrando una grande forza e potere decisionale all’interno delle camere e del partito stesso. Certo, senza i dissidenti del PDL questo scenario non si sarebbe neanche aperto. Strano il fatto che la maggior parte degli Onorevoli di centrodestra si sia mostrata al pubblico in un lasso di tempo così breve, appena tre-quattro giorni. Gli schieramenti dei “falchi” e delle “colombe” esistono ormai da mesi, ma mai in numero così ampio (nel pomeriggio Giovanardi ha dichiarato come ormai le colombe stesse siano più di 40). I perché qui sono più variegati e molto meno limpidi, ma dall’ultima riunione avuta con Berlusconi sono trapelate indiscrezioni di malcontento per il ruolo nullo dei deputati e senatori pidiellini nelle decisioni interne al partito. Addirittura si vocifera che il solo Berlusconi potesse avere la parola in riunione e questo ha fatto esasperare molti, Alfano su tutti che, capendo il clima in anticipo, aveva disertato l’incontro. Il colpo di spugna tanto paventato dalla nuova Forza Italia rischia di essere anticipato da un altro, stavolta a firma Enrico Letta.

Alessandro De Virgilio

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