Muore il "Manovratore" Andreotti, quanti segreti se ne vanno con luiTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Muore il “Manovratore” Andreotti, quanti segreti se ne vanno con lui

Muore il “Manovratore” Andreotti, quanti segreti se ne vanno con lui

E’ morto Giulio Andreotti, sette volte Presidente del consiglio, senatore a vita, simbolo vivente della Dc. Sulla sua vita da politico gravano però pesantissime ombre per la sospetta collusione a Cosa Nostra e molto altro. Noi non lo rimpiangeremo e non lo ricorderemo in modo ipocrita. 

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Giulio Andreotti, il politico più longevo della storia repubblicana, si è spento oggi alle 12,25 nella sua abitazione romana. Andreotti aveva 94 anni ed è stato ben sette volte presidente del Consiglio oltre che a conseguire il ruolo prestigioso di senatore a vita. Sulla sua vita però gravano pesantissime ombre in quanto Andreotti per decenni è stato sicuramente la persona più importante del Paese, conoscendone anche i segreti più reconditi. Nessuno saprà mai cosa successe tra gli anni Sessanta e Settanta, nessuno saprà mai i segreti che avvolgono la sua vita come una greve cappa, lasciando intuire responsabilità innominabili che purtroppo potremo solo ipotizzare perchè in Italia certe cose è meglio che restino nascoste in un velo di omertà.   Giornalista e scrittore, Andreotti è sempre stato presente dal 1945 in poi nelle assemblee legislative italiane: dalla consulta nazionale all’Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991, e successivamente come senatore a vita.

Non saremo ipocriti, noi non ricordiamo commossi Giulio Andreotti, e noi non vogliamo come è usanza dei media italiani ostentare comunque dolore e rispetto. Noi non rispettiamo Giulio Andreotti, ci è impossibile farlo dal momento che su di lui gravano ombre di una gravità tale da rendere semplicemente impensabile fare finta di nulla. Andreotti, solo per ricordarlo, è stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione per delinquere. La sentenza di primo grado è stata emessa il 23 ottebre del 1999 e lo assolse per insussistenza del fatto; la sentenza di appello invece, emessa il 2 maggio 2003, ha distinto il giudizio tra i fatti fino al 1980 e quelli successivi, e ha stabilito che Andreotti aveva commesso il reato di partecipazione all’associazione per delinquere (Cosa Nostra) “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980“, reato però estinto per prescrizione. Per i fatti successivi al 1980 Andreotti è stato invece assolto. Come si può leggere consultando semplicemente Wikipedia: “L’obier dictum (parte di una sentenza che non “fa diritto”) della sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2 maggio 2003, parla di «…un’autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980»“.

Voci insistenti inoltre accusano proprio Andreotti di aver partecipato ad un incontro con il boss Andrea Manciaracina, all’epoca uomo di fiducia di Totò Riina. A fare queste scottanti rivelazioni è stato il sovrintendente della polizia Francesco Stramandino, che ha datato anche l’incontro: il 19 agosto 1985. Lo stesso Andreotti ammise in aula l’incontro con Manciaracina, spiegando che il colloquio ebbe a che fare con problemi relativi alla legislazione sulla pesca. Insomma esistono elementi consistenti che proverebbero che negli anni Ottanta Andreotti si sarebbe incontrato con alcuni esponenti di Cosa Nostra, anche se non è stato possibile ricostruire il contenuto dei colloqui. Dopo la prima assoluzione comunque sia l’accusa che la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l’una per ottenere la revisione del processo, e l’altra per la piena assoluzione. Alla fine però la Corte di Cassazione nel 2004 confermò la prescrizione per qualsiasi ipotesi di reato prima del 1980, una prescrizione che, va sempre precisato, è tutto il contrario dell’assoluzione. Solo per far capire le proporzioni delle accuse basti leggere la motivazione della sentenza di appello, confermata dalla cassazione (pg.211): “Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione“. Insomma, se la sentenza fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002, ovvero il termine per la prescrizione, Andreotti sarebbe potuto essere condannato sulla base dell’articolo 416, ovvero quello di associazione “semplice” (quella di stampo mafioso sarebbe arrivata solo dopo, nel 1982, grazie a Pio La Torre del Pci).

E tutto questo tacendo di quello che successe negli anni Settanta, delle stragi di Stato, della vicenda del rapimento di Moro. Mai nulla è mai emerso a carico di Andreotti, tuttavia su tutto il suo operato politico gravano pesantissime ombre, che il silenzio non dissiperà, ma semmai confermerà. “I politici devono temere solo di essere dimenticati“, disse proprio Andreotti, e di questo stia tranquillo, non lo dimenticheremo mai, ma nemmeno lo rimpiangeremo. In conclusione ci limitiamo a sottoscrivere la frase di commento di Fidel Castro alla morte di Hugo Chàvez: “Chi vuole sapere chi è stato Chavez guardi chi lo piange e chi invece esulta“. Applicata ad Andreotti è ugualmente esplicativa dal momento che a piangerlo è Silvio Berlusconi, che lo dipinge come “vittima della sinistra“. Insomma, dimmi i tuoi amici, e ti dirò chi sei; e gli amici di Andreotti erano la Dc, gli Stati Uniti, Silvio Berlusconi, Junio Valerio Borghese e tanti altri personaggi….Come dimenticare del resto quando nell’estate del 1974 tutto il materiale sul golpe Borghese venne mostrato proprio ad Andreotti, e fu proprio lui, secondo il colonnello Viezzer, a consigliare di “sfrondare il malloppo” ( Fonte: Corriere della Sera).

Il solo rammarico è che con la sua morte non si saprà nulla degli intrighi e dei complotti che hanno cambiato la storia del Paese. Ma forse, in fondo, sappiamo già tutto.

Gracchus Babeuf

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