Muos… Non è solo colpa dell’imperialismo yankeeTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Muos… Non è solo colpa dell’imperialismo yankee

Le megaparabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento – mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato.

Il suo ruolo a livello mondiale? Servirà principalmente per dare ordini bellici. È una struttura nociva per la salute delle persone e dell’ambiente. Per parecchi mesi intricate trattative, complicato e segreto carteggio… Lotte ad oltranza del movimento. Balletti delle istituzioni, decisioni dei Tribunali, il 24 luglio 2013 la giunta Crocetta revocò la sua revoca, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. La sua era stata tutta propaganda elettorale… il nostro un sogno…

Le mega-parabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento-mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Stavolta, però, non è solo colpa dell’imperialismo yankee o di una borghesia nazionale affarista, vile e mafiosa. Se un giorno i siciliani riusciranno a liberarsi del MUOStro per le guerre globali del XXI secolo, come fecero già vent’anni fa con i missili nucleari di Comiso, ricorderanno certo ancora il nome di chi avrebbe potuto e dovuto ostacolarne, e non l’ha fatto, i lavori di costruzione, violando la Costituzione e le normative urbanistiche, ambientali e antimafia. Primo fra tutti il governatore della Regione siciliana Rosario Crocetta, bugiardo paladino della legalità, con la sua corte di assessori e parlamentari-sostenitori. Un megafono per amplificare servitù e ingiustizie in una terra che con le antenne del MUOS oggi è ancor di più meno libera.

Generali, ministri e governatori insieme appassionatamente 

«Dire no al MUOS non è stata una passeggiata. Ci rendiamo conto di avere toccato interessi forti. Mi aspetto una reazione da parte di qualcuno. Chi? Gli stessi poteri magari che decisero di fare scomparire il presidente dell’Eni Enrico Mattei». L’11 marzo 2013 il neo presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ammetteva pubblicamente di temere le conseguenze della sua originaria presa di posizione contro l’installazione del MUOS a Niscemi. In campagna elettorale Crocetta aveva assunto l’impegno a impedirne la costruzione con ogni mezzo. «Uno dei primi atti che farò da governatore sarà quello di revocare le autorizzazioni ai lavori firmate dal mio predecessore Raffaele Lombardo» aveva ripetuto agli esponenti No MUOS incontrati ai comizi. Un impegno accolto con favore dall’elettorato e dai media siciliani e che contribuì non poco all’esito della competizione elettorale. Da presidente il No all’impianto USA divenne però sempre più tiepido e l’assunzione di qualsiasi atto amministrativo fu rinviata sine die. Al primo incontro ufficiale tra l’assessore all’Ambiente e Territorio Mariella Lo Bello e il Coordinamento dei Comitati No MUOS, tenutosi a Palermo il 30 dicembre 2012, le posizioni apparvero poco conciliabili e la richiesta di revoca delle autorizzazioni in autotutela fu respinta dalla Regione. Erano palpabili sin d’allora le pressioni politiche nazionali e statunitensi sui nuovi governanti siciliani. Il 3 gennaio 2013 la ministra degli Interni Annamaria Cancellieri inviò una missiva al presidente Crocetta preannunciando l’intervento repressivo della polizia contro i manifestanti di Niscemi. «La base MUOS è un sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati», scrisse la Cancellieri. Mentre alcuni parlamentari protestarono esprimendo contestualmente solidarietà ai No MUOS che presidiavano la stazione Usa di Niscemi, Crocetta preferì il silenzio.

L’8 gennaio l’Assemblea Regionale Siciliana approvò all’unanimità una mozione che impegnava la giunta ad adottare ogni iniziativa utile alla revoca delle autorizzazioni ai lavori del nuovo sistema satellitare. Per ottenere un primo atto formale del governo si dovette attendere però il successivo 11 gennaio, quando le forze dell’ordine caricarono ripetutamente centinaia di manifestanti che tentavano d’impedire l’arrivo in contrada Ulmo di un’autogrù della Comina S.r.l. di Belpasso per l’innalzamento delle antenne del MUOS. Lo sconcerto generale per la violenta repressione di una protesta del tutto legittima e pacifica, convinse Crocetta ad annunciare l’avvio del procedimento di revoca delle due autorizzazioni ambientali firmate dal governo Lombardo. «Noi non diciamo no al MUOS, diciamo alla Marina militare americana di presentare uno studio autorizzato da un organismo pubblico sanitario competente come l’Istituto Superiore di Sanità che dimostri che il MUOS non è dannoso», scrisse lo stesso Crocetta sul quotidiano Il manifesto del 13 gennaio 2013. L’idea di affidare all’Istituto dipendente direttamente dal ministero della salute non era nuova. Il governatore l’aveva espressa il 23 novembre 2012 quando i No MUOS avevano iniziato a presidiare i cancelli della base di Niscemi impedendo l’ingresso dei mezzi. «Proprio stamattina ho avuto una riunione in Regione per parlare di questo caso», spiegò Crocetta alla giornalista Antonella Sferrazza. «Incaricherò l’ISS di fare uno studio sulla pericolosità di queste antenne per la salute e per l’ambiente».

Ancora più sconcerto destò però il tenore di alcune dichiarazioni che l’assessore Mariella Lo Bello rilasciò a Livesicilia.it il 16 gennaio 2013. «Non siamo contrari all’opera in sé», esordì Lo Bello. «Non riteniamo che il MUOS sia dannoso, ma che la gente debba conoscere i dati di cui non siamo in possesso. Se venisse fuori che è nocivo dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico o che non può stare così vicino ad un aeroporto chiederemo che venga spostato in un altro posto». Dopo l’audizione congiunta delle Commissioni ambiente e sanità dell’Assemblea Regionale del 5 febbraio a cui parteciparono esperti, docenti universitari e attivisti No MUOS, il governatore annunciò l’avvio del procedimento di revoca. L’azione amministrativa fu intrapresa solo sei giorni dopo ma si rivelò del tutto differente da quanto preannunciato. L’assessorato emise infatti un mero «invito» alla Marina USA a «sospendere» i lavori in attesa dell’acquisizione di pareri tecnico-scientifici che potessero offrire garanzie della non nocività del MUOS sulla salute della popolazione.

L’11 marzo una delegazione della Regione guidata dal governatore si recò a Roma per un vertice con l’esecutivo guidato da Mario Monti che si dichiarò favorevole all’affidamento a un «organismo tecnico indipendente» di uno studio sulle problematicità ambientali del MUOS: la scelta, come auspicato dalla giunta Crocetta, ricadde sull’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), organo del ministero dell’ambiente. Soddisfatto per il discutibile esito del summit romano, Crocetta invitò i manifestanti a sospendere blocchi e presidi nelle stradine di accesso alla base NRTF di contrada Ulmo. La richiesta fu però respinta anche perché il via vai di camion proseguiva nonostante le assicurazioni di sospensione dei lavori. Il 15 marzo le forze dell’ordine caricarono ancora una volta i giovani e le mamme No MUOS.

Il 29 marzo 2013 – un giorno prima della manifestazione nazionale che vide la partecipazione a Niscemi di più di 15.000 persone – l’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente revocò le autorizzazioni rilasciate l’1 e 28 giugno 2011, rispettivamente di valutazione ambientale ed esecuzione dei lavori del MUOS. Com’era già avvenuto nell’ottobre 2012 con il ricorso al Tribunale della libertà di Catania contro il provvedimento di sequestro preventivo dei cantieri da parte del Gip del Tribunale di Caltagirone per il reato di abusivismo edilizio, il Ministero della Difesa, nell’interesse della Marina Usa, chiese al TAR di Palermo l’annullamento previa sospensione dell’atto della Regione e il ristoro dei presunti danni conseguenti al procedimento, indicati in 25.000 euro al giorno dalla data del 29 marzo 2013.

L’amorevole carteggio Governo-Regione-Ambasciata Usa 

La crescente mobilitazione a Niscemi e in tutta la Sicilia e la revoca delle autorizzazioni da parte della Regione impensierirono i militari e il corpo diplomatico Usa; fu così deciso di rafforzare il pressing sul governo e le forze armate italiane, la Regione Sicilia e gli amministratori locali. Gli statunitensi invocarono la riapertura d’imperio dei cantieri e un’azione energica contro i No MUOS. Ovviamente il governo Monti si prodigò per non deludere l’alleato d’oltreoceano: fu chiesto alle forze dell’ordine di esercitare la tolleranza zero con le proteste, mentre il prefetto fu sollecitato a trovare una soluzione con il presidente Crocetta che consentisse di completare l’installazione delle mega-antenne. Parte del circuito pro-MUOS attivato al di fuori dei canali politico-istituzionali ufficiali è stato rivelato dagli hacker di Anonymus Italia che intercettarono nel maggio 2013 centinaia di e-mail e comunicazioni riservate del Viminale con la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della Difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma con oggetto la costruzione del sistema satellitare in Sicilia.

L’obiettivo generale fu quello di aggirare il divieto ai lavori in verità mai realmente sospesi. Il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente s’impegnò in una difficile opera di mediazione con gli amministratori siciliani e le forze armate Usa. «Dopo la riunione a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sul MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta», riportò il prefetto in una e-mail inviata il 16 aprile al viceministro Staffan de Mistura. «Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario». Carmine Valente assicurò comunque che a Palermo «vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’ISS». A tal fine suggerì di presentare alle autorità siciliane una richiesta di autorizzazione «di un numero limitato di lavori» da portare a termine entro il 31 maggio.

Giorno 18 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della Difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, inviò al prefetto il documento stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa dell’Ambasciata Usa per consentire regolarmente l’ingresso ai contractor USA sia agli impianti MUOS che alle antenne della stazione NRTF. «Stamani ho parlato con l’assessore Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista», rispose Carmine Valente. Il 22 aprile fu stilato il testo finale dell’accordo da sottoporre all’Assessorato Ambiente e Territorio. La mattina del 24 Valente scrisse all’ammiraglio Nozzoli. «Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione». Il 3 maggio il dirigente generale dell’assessorato Vincenzo Sansone firmò il provvedimento che consentì la riappacificazione tra Regione, governo nazionale e Washington. «Relativamente alla scheda proposta – vi si legge – fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attività svolte all’interno della base».

Il tradimento del Governatore 

Nonostante il pressing del governo Monti e dei militari Usa o i pareri scientifici assai poco indipendenti, il 9 luglio 2013 il TAR di Palermo respinse la domanda di sospensiva del Ministero della Difesa, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività dell’impianto MUOS per la salute pubblica, l’ambiente e la sicurezza del traffico aereo negli scali siciliani. Il ministro Mauro diede subito mandato all’Avvocatura dello Stato d’impugnare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) le ordinanze emesse dal TAR e la discussione fu fissata d’urgenza per il successivo 25 luglio. Il 18 luglio, però, l’ennesimo colpo di scena. Alcuni organi di stampa pubblicarono stralci del Rapporto sul sistema MUOS predisposto dal Comitato d’esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. L’esito delle valutazioni era ovviamente del tutto riduzionista e tranquillizzante. «Non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici e anche nell’ipotesi, poco probabile, di un puntamento delle antenne paraboliche a livello del terreno o comunque nelle direzioni di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, tali rischi possono essere considerati del tutto trascurabili», riportò l’ISS. Gli esperti invitarono però ad assumere un atteggiamento prudenziale, in quanto «la natura puramente teorica delle valutazioni riportate impone comunque la necessità di verifiche sperimentali, successive alla messa in funzione delle antenne del MUOS, qualora quest’ultime vengano affettivamente installate».

Com’era prevedibile, il 24 luglio 2013 – un giorno prima del pronunciamento del CGA – la giunta Crocetta revocò i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni ai lavori, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. «Sulla base del parere estremamente positivo espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, non era più perseguibile mantenere alcun divieto senza causare il default della Sicilia», affermò il governatore siciliano. «Le autorizzazioni del governo Lombardo avevano prodotto responsabilità e legittimi interessi a favore di terzi che, in caso di diniego ad effettuare l’istallazione, hanno diritto di essere risarciti. Gli americani, infatti, sostengono che l’intero complesso MUOS a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. Non avevamo altra scelta se non quella del rispetto delle leggi». Dove Crocetta avesse tratto l’astronomico costo del MUOS non è dato sapere. Che la non installazione in Sicilia degli impianti (costati appena una quarantina di milioni di dollari) possa comportare il blocco del sistema a livello planetario è poi un’invenzione di sana pianta del governatore. Nei momenti più critici del contenzioso tra Washington e la Regione siciliana, i tecnici Usa avevano prospettato finanche di trasferire il terminale terrestre in un altro luogo del Mediterraneo.

Per sancire il nuovo corso pro-MUOS, il 19 settembre 2013 Rosario Crocetta e l’assessore alla sanità Lucia Borsellino incontrarono a Roma il ministro della Difesa Mario Mauro. I cronisti diedero un volto e un nome all’inatteso accompagnatore della delegazione siciliana: il senatore Pd-il Megafono Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, eletto . Proprio colui che qualche tempo prima aveva interrogato il governo sull’irregolarità dei lavori d’installazione del terminale MUOS di Niscemi, eseguiti nello specifico da un’azienda in odor di mafia. Ma c’è mafia è mafia. Come c’è certo antimafia e antimafia. Quella che si limita alla presenza nelle parate delle tragiche ricorrenze. E quella sociale che lotta e paga in prima persona per ottenere libertà e diritti, pace, disarmo e giustizia.

A futura memoria.

Articolo pubblicato in Casablanca, n. 33. gennaio-febbraio 2014

Antonio Mazzeo

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