MURIDISMO L’ISLAM TOLLERANTETribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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MURIDISMO L’ISLAM TOLLERANTE

“Prega come se tu dovessi morire domani e lavora come se tu dovessi vivere per sempre”.

Queste sono le parole del Serin Cheikh Ahmadou Bamba M’Baché padre fondatore nel 1883 della confraternita Muridiyya in Senegal.

Sono incise all’ingresso della polverosa e caotica città sacra di Touba dove un vecchio ma imponente arco, coperto della rossa sabbia del deserto, da il benvenuto a chi lo attraversa con le seguenti parole e separa sia gli uomini che la città dalla libertà di comportamento e dal rispetto dei dogmi dell’Islam.

Nelle vaste regioni del Sahel, dal sud della Mauritania fino al lago Ciad, dal Senegal al Mali, l’Islam si è diffuso in larga parte, grazie al proselitismo infaticabile degli Ordini mistici. Senza di esse l’Islam non avrebbe ottenuta la vasta diffusione che invece ha ottenuto e questo ha reso le confraternite un polo di attrazione socio-religiosa nelle culture africane assumendo un ruolo importante per le società.

La confraternità murida in Senegal è nata da un movimento religioso locale apparso, durante le inquietudini del contesto coloniale, verso la fine del diciannovesimo secolo in contrapposizione ai francesi e alle confraternite che volevano intraprendere la strada della lotta armata per contrastare i colonizzatori.  La via da intraprendere era quella che decenni dopo avrebbe usato Ghandi in India : la via della pace e del ritorno alle origine del popolo per contrastare non solo fisicamente, ma anche culturalmente il colonizzatore.

Inoltre, non è un movimento confessionale come il sunnismo o lo sciismo, ma è uno stile di vita e di pratiche di culto che traggono le loro origini dal sufismo e dal Profeta al fine di raggiungere il perfezionamento spirituale attraverso il duro lavoro della terra e il rispetto di tutte le altre culture.

Il Sufismo in ogni luogo e in ogni epoca storica ha sempre messo in discussione lo sfarzo delle corti, le tassazioni e la corruzione dell’aristocrazia e non ha mai puntato ad ottenere il potere. Il Sufismo è un movimento mistico islamico che rappresenta una relazione più personale con Dio e sottolinea l’importanza di una ricerca interiore di Dio come complemento dell’ordinanza esteriore della Shariah o legge. Da questo movimento nascono delle confraternite costituite in strutture suddivise in: discepoli (murid) e maestri (marabutto).

Il muridismo è una di queste confraternite e si è sviluppa sopratutto  in Senegal nel tardo ottocento. In questo paese dove gran parte della popolazione è musulmana (il 94 % dei senegalesi) e appartiene a tre confraternite: la Qādiriyya e la Tijāniyya e la terza quella Muridiyyache o Muridica è l’unica autoctona. Quest’ultima riunisce un terzo dei senegalesi, principalmente di etnia Wolof e si stima che il 33% dei musulmani senegalesi faccia parte di questa confraternita.

Questa confraternita nacque dal maestro Aḥmed Bamba Muḥammad Ḥabīb Allāh, conosciuto come Cheikh Ahmadou Bamba, nato a Mbacké-Baol (nella parte di etnia Wolof de Senegal) verso il 1850, da una famiglia religiosa affiliata alla confraternita Qādiriyya. Fino ai giorni nostri è giunta una sola fotografia che lo ritrae, dove indossa una veste bianca e si intravede a malapena il suo volto, in gran parte coperto da una sciarpa. Questa immagine è venerata ed è un’icona sacra, riprodotta su muri o su taxi e bus, e visibile in tutto il Senegal ma diversamente alle altre confraternite, essa non prende il suo nome dal suo Cheikh Ahmadou Bamba.

A 13 anni, Bamba vide il suo villaggio saccheggiato e incendiato. Con l’aiuto di un vecchio nobile guerriero, Cheik Ibra Fall (in seguito divenne suo discepolo e diede i natali alla confraternita dei Baye Fall) che si era completamente dedicato alla sua educazione, nacque in seguito la confraternita dei Muridi inizialmente organizzati in unità di lavoro per la coltivazione del miglio e poi delle arachidi seguendo il dogma del profeta che pone il lavoro come una via per la libertà.  Il loro numero aumentò rapidamente e i francesi lo esiliarono in Gambi per paura che il suo movimento fosse uno dei tanti sorti per la liberazione del Senegal.  Qui Bamba inizio un percorso spirituale di ricerca e purificazione che ora è alla base del sufismo muride: “La grande guerra è contro l’anima, perché il nemico non è fuori ma dentro di te – tratto da uno dei scritti – Solo conoscendo te stesso puoi abbandonare il superfluo per arrivare alla sostanza delle cose e poter così amare l’altro, capire che tutti gli esseri umani sono uguali”. In seguito i francesi si accorsero che la sua predicazione era priva di messaggi politici, e in seguito fu perfino onorato con la Legion d’onore. Nonostante tutto, solo nel 1913 poté tuttavia ritornare nel Senegal, a Djourbel per la precisione, dove continuò il suo insegnamento. Qui morì il 19 luglio 1927, senza avere la soddisfazione di ottenere il permesso di risiedere a Touba la città santa dove voleva costruire il suo centro e una grande moschea.

Questo luogo, secondo la tradizione, gli era stato indicato per rivelazione e secondo il suo desiderio, fu sepolto a Touba, dove oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggi. Tutti i muridi si riuniscono ogni anno per il grande pellegrinaggio (detto il grande Magal) e dove pregano nella grande moschea, sulla tomba del Fondatore al quale portano le loro offerte. Dopo la morte del fondatore, la direzione della Confraternita rimane nelle mani della famiglia Mbacke e oggi la confraternita è diretta da suo nipote.

Touba ora è la città santa del Senegal, la Mecca dell’Africa Occidentale è il cuore pulsante della confraternita e la sua maestosa moschea è una delle più belle d’Africa ed è considerata il più grande monumento musulmano dell’Africa nera. Inoltre ha assunto il ruolo di osservatorio sull’anima del paese e lo specchio dell’Islam occidentale che mantenendo i suoi dogmi fondamentali si è profondamente mescolato con l’animismo locale. Questa città è una corposa enclave religiosa di mezzo milione di abitanti che usufruisce di leggi speciali: uno Stato nello Stato, un Vaticano dell’Islam ma senza il potere economico e finanziario.. Il municipio e la gendarmeria non esistono, le scuole statali sono soppiantate dalle scuole coraniche e al suo interno i dogmi dell’Islam vengono rispettati e il fumo e gli alcolici sono vietati. La comunità ruota intorno al Califfo, massima figura religiosa e primo discendete di Serin Bamba M’Baché (Serin tradotto significa Imam).  Con l’assenza delle leggi statali, il rapporto tra discepoli e marabutto (figure di riferimento dopo il califfo) tende a configurare una dipendenza totale.

Nel 1982 il noto politologo Cristian Coulon, autore di una monografia sul sufismo senegalese, afferma: «Nel Senegal si è spesso taalibe (discepoli) di un marabutto prima di essere cittadini di uno Stato». Negli scritti che Bamba lasciò hai suoi discepoli c’è scritto: «Bisogna rinunciare al proprio libero arbitrio, perché il pensiero del Maestro è inattaccabile ».
Il marabutto è il maestro che studia il Feqah (dall’arabo fiqh cioè: diritto), la dottrina teologica islamica. In tutto il Senegal, a detta dei senegalesi, diversi funzionari pubblici o diversi ministri prendano scelte importanti solo dopo aver consultando il proprio marabutto rischiando così di concedere troppo spesso sono a loro le sorti economiche e politiche del Paese.

Nessun politico, deputato o presidente, può essere eletto se non è riconosciuto dai Maestri della confraternita. Nel Senegal, Paese in cui l’autorità e l’influenza politica delle confraternite non hanno equivalenti nelle altre nazioni dell’Africa a sud del Sahara, l’islam marabuttico è contraddistinto anche da una capacità sorprendente di adattamento ai mutamenti sociali e politici, tanto da rappresentare un referente fondamentale nella dialettica socio-politica contemporanea. Le elezioni legislative del luglio 2012, hanno portato alla vittoria di alcuni Capi religiosi che sono entrati a far parte dell’Assemblea Nazionale ma nel rispetto della Costituzione che vieta ai capi religiosi di assolvere un ruolo attivo nel parlamento si sono dimessi.

L’Islam radicale non sembra trovare spazi e proseliti in Senegal. L’Islam moderato riesce a portare avanti senza troppi problemi il comandamento di Al-Shadili, fondatore di una delle confraternite di maggior rilievo:”Obbedisci al tuo Shaykh prima di obbedire all’autorità temporale” e i valori della tradizione mistica africana, in particolare la non violenza e il rispetto, sono imposti come scudo all’estremismo islamico e all’Islam politicizzato, mantenendo vivi tutti i loro valori positivi.

Articolo di Marco Napoli, reporter della eikonassociazione.com

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