Musica dal fronte…Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Musica dal fronte…

Un’intervista alla Banda Bassotti in cui si è affrontato il tema della loro carovana antifascista in Donbass, ma inevitabilmente si è discusso anche delle prospettive del movimento di classe tanto in Italia quanto in Europa. 

Banda Bassotti.

Molto di più che un gruppo musicale almeno per chi come me li ha avuti come colonna sonora quotidiana nella propria adolescenza e post-adolescenza, perchè grazie a quei testi ed alla rabbia che trasudavano riusciva a crescere nelle periferie non proprio agiate, immune alle stronzate del White Power ed alle ben più pericolose sirene del guadagno facile. La poesia con cui descrivevano la vita di reietti che sognavano un mondo migliore me li ha fatti seguire in lungo ed in largo, in Italia e non solo. Così quando sono venuti a suonare a Tiriolo, un paesino alle porte della mia città natale, Catanzaro, ho colto la palla al balzo per vederli e tentare di fare un’intervista che loro mi hanno subito concesso.Ci sarebbero tante cose di cui parlare quando intervisti quelli che per anni sono stati i tuoi miti, anche perchè si tratta di una realtà che è testimone attiva di un trentennio di lotte e di cambiamenti tanto nell’ambito politico, quanto in quello musicale, senza tralasciare quello delle controculture. Tuttavia, quello che ho sempre apprezzato maggiormente di loro è il saper essere stati sempre presenti e d’attualità, senza scadere mai nel reducismo; ed è così anche adesso dove a distanza di 30 anni dalla prima iniziativa analoga si stanno organizzando per una nuova carovana che vada direttamente al cuore di quello  che è il cuore del conflitto adesso, quelDonbass su cui molti parlano, spesso a sproposito. Proprio per questo, il Becco del Tucano ha finora cercato di tenere la linea editoriale che rifiutava articoli di comodo in merito studiati a tavolino, ma voleva portare contenuti nuovi, testimonianze dirette di chi vive in prima linea. Così dopo essermi fatto assicurare che ci rivedremo durante l’anno per un’intervista 360 gradi, facciamo una lunga chiacchierata su questa nuova entusiasmante avventura dei bassotti, augurando a loro, oltre che alle milizie popolari del Donbass e della Novarossija buona fortuna.

Un ringraziamento speciale a David per la disponibilità

 

BdT: ” Sta per partire questa vostra ennesima avventura internazionalista, alla volta in Donbass. Come vi è venuta l’ idea?”

B.B. ” L’idea ci è venuta perchè abbiamo constatato che la sinistra, ma più in generale l’opinione pubblica e la stampa in Europa, era completamente cieca difronte a quanto sta accadendo in Ucraina e nello specifico nel Donbass, dove si è verificata una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei russi, dei comunisti e di chiunque poteva sembrare di appartenere alle milizie popolari o comunque schierato contro il regime golpista di Kiev, un regime sanguinario che è apertamente sostenuto da forze naziste. Abbiamo visto che nessuno parlava di questi argomenti e quindi abbiamo deciso di allestire una carovana antifascista. Abbiamo deciso di chiamarla direttamente carovana antifascista e non nasconderci dietro altri nomi, quali, ad esempio carovana per la pace o carovana di scudi umani o di aiuti umanitari, volevamo dargli una connotazione molto chiara”

BdT: “Questa non è la prima volta che intraprendete un progetto simile, nel corso degli anni  avete fatto anche altre carovane [In Nicaragua nel 1984, in El Salvador nel 1994 ed in Palestina nel 2004 ndr]. Quali sono le differenze tra questa e quelle precedenti?  Gli stimoli sono sempre gli stessi?”

B.B. “Beh, diciamo che in Nicaragua siamo andati nel 1984, e non era una vera e propria carovana. Si trattava di un gruppo di lavoratori, eravamo e siamo ancora degli operai.  All’epoca lavoravamo tutti quanti come operai edili e siamo andati in Nicaragua a costruire degli alloggi per gli studenti, siamo stati tre mesi  lì a lavorare in una zona di guerra,  e siamo andati a fare quello che sapevamo fare. Ora invece siamo più legati alla musica e partiamo per fare dei concerti e per portare lì la nostra solidarietà attiva”

BdT: “Invece a livello personale gli stimoli sono sempre gli stessi della prima volta, oppure è cambiato qualcosa anche per via delle mutate condizioni geopolitiche e ideologiche?”

B.B. “Può sembrare strano, ma diciamo che  il fulcro di quest’ennesima iniziativa siamo più o meno le stesse persone. Non ti saprei dire se è cambiato molto o poco. La situazione sicuramente adesso non volge al meglio: l’Europa continua ad essere appiattita sulle posizione degli USA, i blocchi ci stanno sempre, sicuramente prima erano diversi e ad opporsi agli Stati Uniti c’era l’Unione Sovietica che rappresentava un modello di società differente, ora invece anche l’Europa stessa, mediante l’Euro ed altre odiosissime istituzioni è come non mai in mano ai potenti”

BdT: “Concretamente, a che punto sono i preparativi, quante adesioni avete raccolto dall’Italia?”

B.B: “Diciamo che dall’Italia, più che aderito, ci hanno aiutato sin da subito nell’organizzazione, il PdCI, Militant, Contropiano, il Fronte della Gioventù Comunista e poi pian piano sono arrivate moltissime adesioni, anche da oltre confine, come quella del Partito Comunista della Federazione Russa; un’adesione molto importante per noi, poi i Comunisti per la Sinistra Popolare di Marco Rizzo,  molti gruppi musicali come i Klaxon, i 99Posse , Radici nel Cemento ed anche molti gruppi stranieri come ad esempio  gli AntiFlag”

BdT: “Per il vostro viaggio avete preso contatto con qualche organizzazione locale, c’è qualcuno che vi dà appoggio ed un supporto logistico?”

B.B: “Abbiamo contattato il Comando Militare delle Milizie popolari, siamo in contatto col Partito Comunista della Federazione Russa, qui inoltre ci sono molte realtà che ci hanno aiutato anche prendendo contatti, soprattutto in Russia”

 BdT: “Come si articolerà il  viaggio della comitiva?”

B.B. “Partiamo il 25 settembre e suoneremo in serata a Mosca, da lì raggiungeremo Rostov dove suoneremo il 27. Il 26 andremo nel campo profughi. Dal 27 in poi vorremmo entrare nel Donbass a portare la nostra solidarietà; se riusciamo a fare un concerto, bene, altrimenti vedremo, ma tanto sono cose che decideremo lì sul posto, perchè adesso è impossibile sapere quello che succederà; dipende tutto dal livello in cui si troverà il conflitto in quello specifico momento

BdT: “E’opinione diffusa tra molti, che la questione del Donbass, così  come quella di Gaza, abbia evidenziato un pressochè generico silenzio da parte della sinistra, tanto quella istituzionale ( se così la si può ancorachiamare), che di quella di classe, a cui hanno cercato di sopperire soggetti che non sono prettamente politici come voi, o gli stessi 99Posse. Nella vostra specificità di artisti e militanti, come vivete questo ruolo di perno mediante cui ricompattare l’ambiente?”

B.B. “Avevamo capito sin da subito che non ne parlava e non avrebbe parlato nessuno e che quindi era il momento di fare qualcosa. Ci siamo accorti che, una volta partito l’annuncio della carovana,  hanno aderito molti partiti,  (ad esempio, adesso anche Rifondazione Comunista ci ha chiamato per dirci che vuole aderire), molte associazioni e singoli. Ci siamo accorti che questo, forse, non era il lavoro nostro, (come anche dei 99Posse per quel che riguarda Gaza), però qualcuno doveva farlo! Mi chiedo perchè sia toccato proprio a noi;  è una carenza grossissima quella dell’assenza di un partito comunista reale in Italia, un qualcosa di alternativo al sistema ed al blocco di potere”

BdT: “Proprio alla luce di quello che hai detto, quale pensi possa essere la via d’uscita per la sinistra di classe italiana, bisogna accontentarsi solo dei cantanti e delle band o possiamo augurarci qualcosa di meglio?”

B.B. “Ma noi vorremmo suonare, fare politica con la musica e che la nostra barricata fosse la cultura. Vorremmo che ci fosse qualcosa di più forte, in grado di organizzare le lotte dei lavoratori, che si ricostruisca un sindacato vero, serio e non uno padronale e questo, ovviamente, non è un compito nostro”

BdT: “Invece, quali pensate possano essere gli effetti benefici di  questa vostra iniziativa, tanto in Italia quanto in Donbass?”

B.B. : “Il nostro principale obiettivo era quello di rompere il muro del silenzio e penso che in parte ci siamo riusciti, perchè in tutta Europa, in tutto il mondo, è uscita la notizia che un gruppo di musicisti vanno nel Donbass a portare la loro solidarietà. Fondamentalmente, del Donbass non ne ha mai parlato nessuno, fino a che c’è stata Odessa o la notizia dell’aereo caduto”

BdT: “Quale suggerite possa essere l’impegno per chi non può seguirvi in Donbass, mi riferisco a tutte le organizzazioni ed i collettivi italiani intenzionati a dare una mano ed a sostenere il vostro appello

B.B. “Noi stiamo organizzando una raccolta fondi per finanziare il viaggio e comprare delle cose là. All’inizio pensavamo di comprare computer, telecamere e delle cose che potessero servire a loro; ci avevano chiesto questo tipo di oggetti per poter produrre informazione; in ogni caso noi, arriveremo al 25  portandogli quello che gli serve; ma adesso è inutile fare grandi liste, perchè la guerra sta andando avanti a passi da gigante”

BdT: “Pensate davvero che dal Donbass possa nascere un nuovo fronte antifascista o delle vere e proprie Brigate internazionaliste?”

B.B. “Noi pensiamo che andare in  Donbass sia una scelta ben precisa; è schierarsi dalla parte degli antifascisti, quello che succederà dopo sinceramente non è dato saperlo”

BdT: “A questo punto la domanda vien da sè, quali prospettive vedete per il movimento di classe in questo particolare frangente, sarà davvero una canzone della Banda Bassotti che li seppellirà?”

B.B. [risata fragorosa] ” No, penso di no; penso che serviranno persone fisiche per seppellire il nazismo a Kiev e non solo, le canzoni fanno poco in questo senso. Stalingrado è stata una battaglia, non solo una canzone”

BdT: Come vedete in  generale il momento attuale della sinistra di classe europea?”

B.B: “Il silenzio sulla questione del Donbass è un chiaro sintomo dello stato di salute a dir poco precario in cui versa la sinistra in Europa. C’è bisogno di ricostruzione dal basso; non serve che ogni sei mesi, viene fondato un nuovo partito comunista che raduna cinque persone che poi l’anno dopo si scioglieranno per farne altri tre. E’ il caso di rimboccarsi tutti le maniche, per ripartire daccapo, realmente, creando un’alternativa valida, un’alternativa di classe; altrimenti così non arriviamo da nessuna parte”

BdT: “Chiudiamo con il momento dei pensieri in libertà…”

B.B: “Mai come adesso mi viene facile e spontaneo dirti e dire NO PASARAN!”

Fonte: http://ilbeccodeltucano.wordpress.com/2014/09/07/588/

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