National Democratic Institute (NDI): ecco come nascono le "sovversioni colorate" dall'est Europa a Hong KongTribuno del Popolo
domenica , 22 ottobre 2017
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National Democratic Institute (NDI): ecco come nascono le “sovversioni colorate” dall’est Europa a Hong Kong

La mission? Esportare l’american way of life nel mondo con la formazione di una élite amichevole quando non “obbediente”

Fonte: L’antidiplomatico

“Progettare la democrazia a Hong Kong”: è una delle missioni del National Democratic Institute (NDI), uno dei tanti bracci del soft power a stelle e strisce votato all’esportazione della democrazia. Nel 2012 l’Ndi ha ricevuto una sovvenzione di circa 460mila dollari dalla National Endowment for Democracy, altro famigerato centro della sovversione cresciuto all’ombra del Dipartimento di Stato.
Fondato nel 1983 (quasi in contemporanea con la Ned) ha sede a Washington DC e riceve fondi - come elencato sul proprio sito - direttamente dal governo federale Usa e da una serie di fondazioni private.
Il suo compito principale è quello di fornire “assistenza pratica ai leader civili e politici che promuovono i valori, le pratiche e le istituzioni democratiche. L’NDI lavora con i democratici in ogni regione del mondo per costruire organizzazioni politiche e civiche, salvaguardare le elezioni, e promuovere la partecipazione dei cittadini, l’apertura e la responsabilità nel governo”. In poche parole: promuovere l’esportazione della american way of life attraverso la formazione di una élite amichevole quando non “obbediente”.

Così è stato soprattutto nell’Europa Orientale, dove l’Ndi ha agito in accordo con una pletora di istituti, fondazioni e ong statuntensi come  il National Endowment for Democracy (NED), l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), Freedom House e Open Society. Una lunga esperienza che può essere fatta valere in diversi contesti strategici e nei confronti dell’avversario di turno. Inevitabile che la Cina popolare non possa sfuggire al “destino” soprattutto perché nel suo territorio presenta un’anomalia la cui “porosità” la espone maggiormente all’azione di agenzie straniere.

Hong Kong appunto. E sempre con il richiamo alla “società civile”: quella della ex colonia britannica deve essere sostenuta e formata “per analizzare e fornire raccomandazioni sulla proposta del governo per la riforma costituzionale.”
Per questo fine l’Ndi sostiene e finanzia la piattaforma web www.designdemocracy.hk - ovviamente presentata come “neutra” e inserita nell’ambito della Hong Kong University –  per attivare – in lingua cinese e inglese – un confronto libero tra cittadini sulle riforme democratiche: “un luogo interattivo, politicamente neutrale dove i cittadini possono conoscere il sistema politico di Hong Kong, impegnarsi con gli altri in un dibattito sulla riforma elettorale, e condividere facilmente le loro opinioni sui social media e direttamente con il governo di Hong Kong”.

Non può certo essere una caso che molti tra i leader del movimento Occupy Central si siano formati proprio all’interno di questa “rete” che – difficile negarlo – è sostenuta da finanziamenti stranieri collegabili ad agenzie di fatto governative. Tra i “cavi” pubblicati di Wikileaks diversi riportano veri e propri rapporti tra i vertici della Ndi e il Dipartimento di Stato Usa (2006, 2009, 2010). A dimostrazione delle capacità dell’imperialismo di sfruttare le contraddizioni presenti, a livello sociale e politico, in campo avversario per sfruttarle e dirigerle a scopo di sovversione. Non sempre con successo.

Diego Angelo Bertozzi
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