Nato e Russia innalzano nuova cortina di ferroTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Nato e Russia innalzano nuova cortina di ferro

Venti di guerra spirano sempre più forte al punto che si può ora compiutamente parlare di nuova Guerra Fredda nel cuore dell’Europa. Dopo la destabilizzazione dell’Ucraina e la mossa della Casa Bianca di dispiegare mezzi pesanti e 5000 uomini in Europa dell’Est in chiave antirussa, Mosca ha annunciato di voler dispiegare nuovi 40 missili balistici intercontinentali con testata nucleare, ribadendo agli Usa, qualora se ne fossero dimenticati, che se la Terza Guerra Mondiale si combatterà con le atomiche, la quarta vedrà invece l’uso dei bastoni. 

Può davvero qualcuno essere così scriteriato da scatenare una guerra globale nucleare? Abbiamo sempre pensato di no, del resto per gran parte della seconda metà del XX secolo abbiamo assistito alla “pace armata” della Guerra Fredda tra Urss e Usa, una pace armata che ha rischiato di diventare una vera e propria guerra globale in diversi momenti. All’epoca però prevalse probabilmente la considerazione che nessuna delle due potenze avrebbe potuto seriamente uscire vincitrice da una guerra combattuta con armi nucleari, a perdere sarebbe stata l’umanità nel suo complesso anche se sia gli Usa che l’Urss riempirono i propri arsenali di armi atomiche proprio per dissuadere l’avversario dal tentare l’avventurismo della guerra e del “First Strike”. Si raggiunse quello che venne chiamato “MAD”, ovvero il Mutual Assured Destruction, che non ha bisogno di traduzioni. Con la caduta dell’Unione Sovietica gli Usa hanno pensato di essere rimasti l’unica potenza globale, e la Russia con Eiltsin era divenuto un docile alleato non più pericoloso per gli appetiti di Washington, che invece non si placarono con la fine della Guerra Fredda.

Con il passare del tempo la Nato, nata come organizzazione tra stati atta a limitare il comunismo, ha mutato la propria natura divenendo una alleanza militare al servizio degli appetiti dei paesi “senior”e in particolare degli Stati Uniti, ovviamente. La Nato ha velocemente portato i suoi tentacoli in Europa dell’Est, dove sapientemente è stato diffuso a piene mani un anticomunismo viscerale che è andato persino a rivalutare nazionalismi, vedi in Polonia, i paesi baltici, e anche in Ucraina più recentemente. Poi in Russia è arrivato Vladimir Putin, non tanto un salvatore messianico quanto un presidente non più deciso ad accondiscendere alla volontà di potenza degli Stati Uniti e deciso a fare gli interessi geopolitici della Russia. In questo senso Putin si è opposto alle mire egemoniche della Nato e di conseguenza la Casa Bianca ha dovuto prenderlo molto seriamente, tornando a interpretare la Russia come un nemico giurato. Prova di tale situazione la si può agevolmente vedere ripercorrendo quanto accaduto in Ucraina con l’ormai celebre rivolta del Maidan, che ha sostanzialmente visto l’Occidente e la Nato ingerire prepotentemente negli affari interni di un paese vitale per la sicurezza geopolitica della Russia. Per fare un esempio sarebbe come se la Russia avesse ingerito negli affari interni del Messico, magari favorendo una rivolta comunista e antiamericana. Putin è stato messo sostanzialmente con le spalle al muro, dovendo constatare che l’Ucraina è finita nella sfera di influenza della Nato, i cui confini dal 2014 in poi premono direttamente su quelli della Russia.

Di fronte a questa evidenza però la Nato ne è uscita attaccando, glissando dall’analisi delle responsabilità del Maidan e accusando direttamente il Cremlino di aver ingerito negli affari interni dell’Ucraina e di aver occupato la Crimea che, ricordiamolo, scelse democraticamente con un referendum di non riconoscere il governo “golpista” di Kiev. La Nato con una semplice mossa è arrivata a minacciare la Russia direttamente al cuore eppure accusa la Russia di aver mire espansionistiche, una sorta di capolavoro mediatico e di propaganda necessario a fare accettare alle opinioni pubbliche intorpidite dell’Occidente questa corsa verso il riarmo e il confronto globale. Dulcis in fundo arriviamo a oggi, con la Nato che ha annunciato di voler rafforzare la sua presenza militare nel Baltico e in Europa dell’Est, una ennesima provocazione alla Russia che, a questo punto, ha deciso di rispondere con la stessa moneta. Putin ha infatti annunciato il rafforzamento delle capacità militari con 40 nuovi missili balistici intercontinentali, dotati di testate nucleari, con la caratteristica non secondaria di essere “in grado di sfuggire anche ai più sofisticati sistemi di difesa antimissilistica”. Anche in questo caso i media occidentali hanno accusato Mosca di “aggressività” ignorando che la Nato dispone di chissà quanti missili balistici puntati da tempo verso Mosca. Non solo, la russofobia sfrenata degli alleati in Europa dell’Est della Nato, e l’aggressività dell’Occidente sulla questione Ucraina hanno indotto il Cremlino a prendere molto seriamente la minaccia, di conseguenza quella dei missili andrebbe interpretata come una mossa “difensiva” per bilanciare la minaccia della Nato.

La Nato inoltre si dimostra in malafede dato che qualsiasi analista in buona fede ammetterà che la Russia non avrebbe alcun motivo tattico di invadere i paesi baltici o la Polonia o l’Ucraina sapendo che questo provocherebbe la reazione isterica della stessa Nato. Anatoly Antonov, viceministro della Difesa, ha detto infatti a chiare lettere che gli Usa e la Nato stanno cercando di trascinare la Russia verso una nuova corsa agli armamenti, forse per portare al collasso la sua economia e magari favorire una nuova “rivoluzione colorata” per un Eiltsin 2.0 che traghetti la Russia verso la marginalità militare, economica e politica sullo scacchiere globale. Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha accusato al contrario la Russia di “un tintinnio di sciabole ingiustificato, destabilizzante e pericoloso“, evidentemente turbato che la Russia punti a ottenere la sicurezza del MAD, l’unica garanzia di pace quando si tratta con paesi come gli Stati Uniti che la bomba atomica l’hanno effettivamente utilizzata, e per due volte, contro obiettivi civili.

Dc

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