Nazisti in Sudamerica. Solo mito o anche realtà?Tribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Nazisti in Sudamerica. Solo mito o anche realtà?

Sta facendo scalpore il recente ritrovamento da parte di una equipe di archeologi di Buenos Aires di alcune case nella giungla edificate nel corso della Seconda Guerra Mondiale probabilmente per ospitare i gerarchi del Terzo Reich in caso di sconfitta. Ma tra le leggende e i miti che si raccontano si nasconde anche una storia “nera” di insabbiamenti, favori e coperture che consentì a centinaia e forse migliaia di nazisti e fascisti di mettersi in salvo in Sudamerica.

Una storia al di fuori dal mito, potrebbe essere proprio quella dei gerarchi nazisti e fascisti che sono riusciti in diversi modi avventurosi e un pò meno a raggiungere la salvezza in Sudamerica. Si tratta di una storia fosca, ampiamente messa in evidenza da storici che hanno evidenziato al di fuori di ogni dubbio come molti, troppi membri del nazifascismo siano riusciti dopo la Seconda Guerra Mondiale, sfruttando una rete di amicizie e complicità, a ricostruirsi una vita chi in Argentina, chi in Brasile, chi in Paraguay, quest’ultimo un vero e proprio paradiso per i kamerden del Terzo Reich in fuga dalla giustizia. Ovviamente circolano su tutto ciò anche una serie di leggende più o meno improbabili, non ultima quella della presunta fuga di Hitler in Argentina. E’storia però che alla vigilia della capitolazione di Berlino la O.D.E.SS.A., ovvero la Organizzazione degli ex-membri delle SS, facilitò con una rete organizzata e ben finanziata la fuga di gerarchi e criminali di guerra nazisti, e una delle destinazioni preferite era proprio l’America Latina. In questo senso recenti indagini storiografiche hanno messo in luce come ad aiutare i gerarchi nella loro fuga ci pensò anche il Vaticano, come ha scritto ad esempio il giornalista e storico argentino Uki Goñi che sull’argomento ha pubblicato un libro dal titolo inequivocabile: “Operazione Odessa”. La sua tesi è che il Vaticano abbia aiutato direttamente i nazisti in fuga, indirizzandoli verso governi “amici” in Sudamerica, tra cui quello argentino. In questo senso il Vaticano aiutava anche materialmente i criminali nazisti a ottenere dei documenti falsi per ottenere il lascia passare della Croce Rossa e venire imbarcati a Genova. E in questo caso non si tratta di deliri, bensì di verità dal momento che le sue ricostruzioni sono state confermate anche dalla documentazione della Commissione di Indagine sulle attività del Nazismo in Argentiona, che faceva capo al ministero degli Affari Esteri dal presidente argentino Menem. All’epoca infatti in Sudamerica erano tanti i governi filonazisti, dall’Argentina al Cile fino ovviamente al Paraguay. Il caso più eccellente dei nazisti che arrivarono in Sudamerica è senza ombra di dubbio quello di Adolf Eichmann, colonnello delle Ss che ideò la “soluzione finale”. Eichmann sarebbe entrato in Argentina nel 1950 con un documento falso offerto dalla Croce Rossa e riuscì persino a trovare un impiego in uno stabilimento Mercedes di Buenos Aires. A catturarlo ci pensarono degli agenti israeliani solo nel 1960, e infatti venne poi condannato a morte a Gerusalemme. Ma impossibile non menzionare anche il re dell’eugenetica nazista Josef Mengele, che dopo aver realizzato esperimenti disumani su prigionieri inermi riuscì a raggiungere il Sudamerica viaggiando tra Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. Ma molti altri bigh shots del nazismo, come l’ex capo della Gestapo polacca Kutshchmann e l’ex capo delle Ss Schwammberger sono stati arrestati in Argentina in diversi momenti, e per ogni nazista “scoperto” si presume che altre decine l’abbiano fatta franca. Anche in Italia ne sappiamo qualcosa, basti pensare a Erich Priebke, il macellaio delle Fosse Ardeatine che arrivò in Argentina nel 1948 grazie all’aiuto di alcuni uomini di chiesa. Qui rimase ricostruendosi una nuova vita fino al 1994, poi venne estradato in Italia. Ma il Feeling tra Argentina e criminali di guerra non si limitava al nazismo tedesco, anche molti fascisti europei trovarono un porto sicuro per sfuggire alle loro responsabilità. Stiamo parlando di Ante Pavelich dittatore croato e fascista fanatico, oppure i criminali di guerra olandesi Abraham Kipp e Jan Olij Hottentot. Eppure il governo argentino sapeva benissimo chi erano, e permise loro di ricostruirsi una nuova vita, coprendo e insabbiando per decenni, probabilmente anche con la complicità di organi internazionali e governi. Quello che emerge è però un quadro desolante, e infatti secondo i dati offerti dal Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme ci sarebbero solo in Europa qualcosa come mille criminali di guerra ancora vivi, molti di loro tedeschi. Secondo il Centro oltre 300 criminali di guerra di alto rango fuggirono in Argentina, e probabilmente con loro anche migliaia e migliaia di collaboratori di basso livello. Forse per questo la notizia che gli archeologi argentini hanno rinvenuto un vero e proprio rifugio nazista nella giungla risalente proprio alla Seconda Guerra Mondiale desta così tanto scalpore. Innanzitutto nella zona in molti ritenevano che Martin Bormann, braccio destro di Hitler, si fosse rifugiato proprio nella giungla. La storia sembrava solo una leggenda ma Daniel Schvelzon, archeologo, ha ritorvato questo fortino costruito dai tedeschi, forse mai abitato ma comunque esistente. Al momento sono state trovate monete del Reich battute tra il 1938 e il 1944, e anche molti oggetti sempre dello stesso periodo. Non solo, il fortino è situato in un luogo strategico, ovvero a pochi chilometri dal fiume Paranà che divide il confine tra Argentina e Paraguay. Ma secondo altri tali fortini nella giungla sarebbero rimasti inutilizzati per il semplice motivo che i criminali nazisti non ne ebbero nemmeno bisogno dal momento che trovarono presidenti e governi pronti a coprirli volontariamente. E questo dovrebbe suggerire un’altra domanda: In quanti hanno avuto interesse nel dimenticare in fretta il passato nazista? Quanti sostenitori del nazismo hanno fatto finta di niente e si sono riciclati con una maschera “democratica”? A domandarselo, questo è certo, non sono solo l’Argentina e gli altri governi dell’America Latina.

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