Ne' Renzi, nè Fassina, nè Grillo. Quale percorso per la sinistra italiana?Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Ne’ Renzi, nè Fassina, nè Grillo. Quale percorso per la sinistra italiana?

Da quando il nuovo progetto della “Sinistra Italiana” è stato lanciato da Fassina si è acceso uno sterile e forse anche un pò demenziale dibattito su quanto peserà questa nuova formazione alle elezioni. Il Pd accusa Fassina e soci di vendersi a Grillo mentre questi ultimi accusano non da oggi Renzi e la sua cricca di essere passati direttamente al berlusconismo. La sinistra italiana deve davvero, per esistere, essere schiacciata sulla polarizzazione tra diverse mediocritas? Oppure prima o dopo tornerà a non aver paura del suo passato? 

Quando c’era il Partito Comunista Italiano piaccia o meno tutti erano d’accordo all’interno della sinistra italiana pur tra significative eccezioni. Con la fine di quell’esperienza e con il “tradimento dei chierici” consumatosi con il dissolvimento dell’Urss e il dramma umano e politico della Bolognina (un dramma plastico anche del Paese) le successive esperienze della cosiddetta sinistra post-ideologica sono passate letteralmente da un fallimento all’altro fino all’odierno sfacelo. Così oggi, privi di qualsivoglia visione a lungo termine o d’insieme, personaggi in cerca di autore cercano di rimettere insieme i cocci di un vaso rotto da loro stessi. Una situazione grottesca in cui però i veri “gonzi”, passateci il termine, non sono certo i politicanti di professione che stanno tentando di gestire l’ennesimo contenitore politico per prolungare la propria attività e quindi i propri introiti. Semmai i “gonzi” ci sembrano essere gli ingenui elettori, militanti senza partito ormai da anni che vengono sedotti ora da questo ora da quel progetto politico sempre con il solito entusiasmo fanciullesco, senza mai chiedersi il perchè dei continui fallimenti. Così questi personaggi in cerca di autore, da Vendola fino a Fassina passando per i vari Giordano e D’Attorre, pensano con un colpo di spugna di far dimenticare all’elettorato tutte le porcate, i sacrifici e le concessioni fatte negli ultimi anni in nome di un governismo che ha prodotto come prevedibile la distruzione di una sinistra credibile in questo Paese.  Si tratta di personaggi che con ogni probabilità storcono il naso quando si parla di “comunismo”, vergognandosi evidentemente del proprio stesso passato, non avendo quindi una qualsivoglia visione di insieme da contrapporre a quella dominante. Dicono di essere contro l’austerity di Renzi ma mentono, mentono in quanto sono privi del coraggio che dovrebbe essere proprio di una sinistra che voglia modificare l’esistente senza arrendersi alla gestione della miseria. Così al posto che rinnovarsi e rilanciarsi anche da un punto di vista ideologico magari riprendendo un discorso interrotto nel 1989 e rifacendosi alla tradizione comunista e socialista italiana, costoro preferiscono schiacciarsi nella più piatta mediocrità accettando di barcamenarsi in un contesto in cui ci si fa tirare dalla giacchetta ora dal Pd, ora da Grillo, simili a zattere lasciate in balìa della corrente.

Gracchus babeuf

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