Nella ex-Jugoslavia torna a sventolare bandiera rossaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Nella ex-Jugoslavia torna a sventolare bandiera rossa

No, nessun ritorno al passato socialista per i Balcani. Non per ora almeno.Nonostante ciò, la presenza di strutture legate ad un’economia socialista, nelle terre della ex Jugoslavia, continua a crescere. Sto parlando della penetrazione economica della Repubblica Popolare Cinese in tutti quegli Stati nati dalla disastrosa disgregazione della Jugoslavia.

Fonte: CercareilVero

Tralasciando il che fare nei Balcani (il risorgere di una federazione di Stati sarebbe forse una delle migliori soluzioni per quei paesi), è indubbia la volontà cinese di creare un corridoio che, dalla penisola greca, arrivi fino al cuore dell’Europa dell’est. Nel suo ultimo viaggio in Serbia, il Primo Ministro cinese Li Keqiang ha dato il via, insieme ai suoi omologhi di Ungheria, Serbia e Macedonia, alla ferrovia che, dal confine greco, giungerà fino a Budapest. La nuova linea andrà a collegarsi successivamente con il porto del Pireo, in Grecia, dove la società cinese COSCO (China Ocean Shipping Company) ha investito varie centinaia di milioni di euro e gestice alcuni moli. Il Pireo, nell’ottica di Pechino, dovrebbe fungere da base logistica commerciale nel Mediterraneo, almeno per i trent’anni previsti dall’accordo firmato tra la Grecia e la Cina. Nei primi 4 anni il Pireo sembra effettivamente aver riacquistato importanza.
La ferrovia Macedonia-Serbia-Ungheria è solo l’ultimo di una serie di tasselli che Pechino sta posizionando in tutta l’Eurasia che andranno a creare la Nuova Via della Seta, un corridoio economico che collegherà l’Europa alle coste asiatiche sul Pacifico mediante ferrovie, strade, porti, gasdotti, oleodotti, etc.
I legami tra Cina e Serbia, ovviamente, vanno oltre la Nuova Via della Seta e riguardano numerosi investimenti operati da aziende di Pechino sul territorio serbo. Nei giorni scorsi, alla presenza di Li Keqiang e Aleksandar Vučić, è stato inaugurato a Belgrado un ponte sul Danubio realizzato con capitali cinesi.
Ma non finisce qui.
Dopo il vertice APEC tenutosi a Pechino qualche settimana fa, la Cina continua a mostrare una potenza di fuoco a livello economico che non ha eguali al mondo. Non fa eccezione la proposta cinese al summit tra la Cina ed i paesi dell’Europa centrale ed orientale: un fondo di 3 miliardi di dollari da usare per il finanziamento di opere pubbliche in paesi dove le infrastrutture o sono assenti o sono molto scarse.
Come ricorda “La Voce della Russia” (link), oltre la ex cortina di ferro l’attivismo cinese non conosce sosta: modernizzazione dei porti marittimi e ferrovie nei paesi baltici, costruzione di fabbriche di cemento e vetro in Albania e Macedonia, centrali nucleari, idroelettriche e termoelettriche in Slovacchia e Romania. Nella Repubblica Ceca e in Albania parchi industriali e zone economiche. Tutto ciò avviene con e grazie a Pechino.
Quello che non è riuscita a fare l’UE viene fatto dalla Cina grazie ad una strategia di medio/lungo periodo basata sul rispetto reciproco e non sul fatto che A sia superiore a B e ,quindi, quest’ultimo deve adeguarsi.

Davide Busetto

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