Nella mancanza l'Amore si ritrovaTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Nella mancanza l’Amore si ritrova

Nella mancanza l’Amore si ritrova

 Continua la serie “I Libri consigliati dal Tribuno”. Questa volta è il turno di “Mancarsi” di Diego De Silva edito da Einaudi, poche pagine e tanta vita, forse troppa. Storia di un Amore Immenso, un esperimento Ideale di vite che non s’incontrano, quando il caso decide di spostare la mira anche di pochi centimetri. E allora? Dov’è l’Amore? Ebbene? L’Amore è proprio in quella manciata di secondi che non coincidono, che non si trovano, che non s’incrociano.

E’ la non Storia di Irene e Nicola. Irene, quella che guardando la parete dell’orologio raschiare il tempo realizza in un lampo doloroso che il suo matrimonio è finito, e lui se ne accorge, glielo chiede, come per una connessione abitudinaria alla sua anima percepisce la rottura e le chiede se va tutto bene. Irene sussulta quasi, le verrebbe da urlarglielo che il rapporto s’è crepato. Invece lo rassicura, gli carezza la mano in direzione del polso (gesto tipico che fanno le donne prima di andarsene). Infatti poi lo lascia, da copione va via, più per inerzia che per coraggio, forse. Nicola che non ama più, non ama la sua donna già da tempo ma anche lui è reticente finché un giorno Licia muore, e lui muore un po’ con lei. I sensi di colpa, gli anni che ha perso, quello che si sono detti, soprattutto le omissioni però. I silenzi che lasciano il rapporto corrodersi, che hanno lasciato che il suo affondasse, eppure fa male lo stesso averla persa. Ma il dolore che prova è inaspettatamente meno drammatico di quello che dovrebbe, ed è questo che gli sfascia maggiormente la testa, lo rende nervoso, l’inquieta. Un contraccolpo al suo inaridimento di pietas. Irene e Nicola hanno entrambi voglia di reinnamorarsi, ma della persona giusta.

Entrambi fermamente convinti che se incontrassero l’anima gemella sarebbe sufficiente uno sguardo. Entrambi frequentatori anacronistici dello stesso bistrot. Frequentatori soprattutto di un passato a suo modo analogo. Ma il tempo fa loro sberleffi e non s’incontrano, una manciata di pochi istanti e lei entra quando lui esce. De Silva genio infinito della sintetizzazione essenziale del senso della vita. A te va il mio elogio. A cosa serve che uno scrittore utilizzi pomposità barocche e virtuosismi per rappresentare il nulla? Tu con la semplicità pregna hai narrato in poche pagine scaglie di infinito. Eppure serve anche lo scrittore prolisso e dalla trama troppo aulica, rappresenta un altro modo di dire.

Ma tu, Diego, come non amarti? La tua semplicità non è semplicistica ma magica. E’ così difficile dire in modo scorrevole e breve come l’Amore possa essere ingarbugliato ma anche umanamente banale, di una banalità quasi bambina e capricciosa. In poche pagine caro Diego hai narrato di temi difficili e sublimi. L’Amore nella manchevolezza e nella mancanza, è quell’Amore privo di fine perché un inizio non ce l’ha. E’ una specie di Amore privilegiato, un vezzo per autolesionisti, Amanti del frammento, dell’emozione accesa fra gola e stomaco e per i folli. Tanto più si ama quanto più non si potrebbe. Nella mancanza, per l’appunto, in ciò che non si può toccare, provare, sentire, avere, in ciò che non si può corrompere. Gli Amori Impossibili sono indistruttibili “ciò che al trapano resiste” per dirla alla Montale, perché un Amore incorporeo e intangibile, non può essere scalfito. Immortale ciò che si svolge fra le menti e non fra corpi. Sono gli Amori che non nascono quelli che rimangono.

E’ come la libertà, e questo lo spiega bene il meraviglioso Marcello Veneziani in “Ritorno al Sud”. Ebbene ci dice che la libertà la desideriamo quando non l’abbiamo, quando aneliamo a lei, piuttosto che quando l’abbiamo realmente, è una condizione piuttosto di distanza tra l’aspirazione a raggiungerla e il suo ambito compimento che non nell’avverarsi in sé, così L’Amore di De Silva. Irene e Nicola si amano e non lo sanno. Ma questo non significa appunto che non si amano comunque, chi di noi può davvero dire che un Amore Inconsapevole sia meno valevole di un Amore Conscio (che magari avendo perso il suo mistero e la sua imprevedibilità si risolve in pesante routine?). Le critiche a Diego per la sua “semplicità” romanzesca rispetto a “Non avevo capito niente” le rispetto ma non le condivido. Non è una semplicità sciatta la sua. E’ una semplicità eccelsa, come quella di Antoine De Saint-Exupéry. Che ne sappiamo poi noi degli Amori degli altri, anche del loro “invissuto”? A volte possediamo solo ciò che non abbiamo avuto.

Chiara Nirta

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